(AGI) - Roma, 11 set. - L'effetto della legge elettorale si fa sentire nella coalizione di centrosinistra, impegnata nella risoluzione del difficile rebus della leadership. Giuseppe Conte, ospite del Psi a Campobasso, si sofferma sulla norma della raccolta delle firme per quei partiti che non sono ancora rappresentati in Parlamento. Servono seimila firme a collegio, dice la norma. Una cifra "esorbitante" per Conte, pensata per tenere fuori forze come il Psi, a cui l'ex premier offre l'impegno ad aiutare nella raccolta delle firme. Ma, soprattutto, Conte vi scorge in controluce il tentativo di mettere in difficoltà la creatura di Alessandro Onorato, Progetto Civico, guardata con favore dal presidente M5s per costruire la gamba di centro del centrosinistra. "Quando ieri sono stato avvertito di quel sub emendamento sono sobbalzato sulla sedia", riferisce il leader M5s: "Quella legge dice che Progetto Civico o il Psi non entrano in Parlamento. Ieri chiedevano addirittura novemila firme per ogni collegio elettorale. Questo fanno gli antidemocratici che sono al governo". Questa l'accusa a governo e maggioranza. Poi quella, più sfumata, agli alleati dell'opposizione: "E dopo aver litigato per una notte intera, battendoci con le altre forze di opposizioni - non tutte, dicono le cronache parlamentari - sono scesi a seimila firme". Ecco, c'è da capire in quel 'non tutte' a chi si rivolga l'ex premier. A sondare fonti M5s sembra che a Conte non sia piaciuta un certo laissez faire registrato tra le fila di Italia Viva. Eppure, la norma è "antidemocratica e incostituzionale" al punto che lo stesso Conte si rivolge direttamente al Capo dello Stato: "Invito il Presidente Mattarella a bloccare questa norma costruita per tutelare la casta che è già in Parlamento". Oltre a questo, la norma 'incriminata' avrebbe come effetto quelo di lasciare la leadership del centro a Matteo Renzi: Italia Viva, in quanto partito già presente in Parlamento, è esentata dalla raccolta dlle firme, a differenze di altre formazioni come, appunto, quella di Onorato. Indizi che riportano a quel "patto tra Renzi e Schlein" sul quale è stato più volte interrogato Giuseppe Conte e che lo ha portato a porre il tema dell'affidabilità dei compagni di viaggio. (AGI)
L.elettorale alimenta tensioni c.sinistra. I paletti di Conte
AGGIORNAMENTO 20:46
(AGI) - Roma, 11 set. - L'effetto della legge elettorale si fa sentire nella coalizione di centrosinistra, impegnata nella risoluzione del difficile rebus della leadership. Giuseppe Conte, ospite del Psi a Campobasso, si sofferma sulla norma della raccolta delle firme per quei partiti che non sono ancora rappresentati in Parlamento. Servono seimila firme a collegio, dice la norma. Una cifra "esorbitante" per Conte, pensata per tenere fuori forze come il Psi, a cui l'ex premier offre l'impegno ad aiutare nella raccolta delle firme. Ma, soprattutto, Conte vi scorge in controluce il tentativo di mettere in difficoltà la creatura di Alessandro Onorato, Progetto Civico, guardata con favore dal presidente M5s per costruire la gamba di centro del centrosinistra. "Quando ieri sono stato avvertito di quel sub emendamento sono sobbalzato sulla sedia", riferisce il leader M5s: "Quella legge dice che Progetto Civico o il Psi non entrano in Parlamento. Ieri chiedevano addirittura novemila firme per ogni collegio elettorale. Questo fanno gli antidemocratici che sono al governo". Questa l'accusa a governo e maggioranza. Poi quella, più sfumata, agli alleati dell'opposizione: "E dopo aver litigato per una notte intera, battendoci con le altre forze di opposizioni - non tutte, dicono le cronache parlamentari - sono scesi a seimila firme". Ecco, c'è da capire in quel 'non tutte' a chi si rivolga l'ex premier. A sondare fonti M5s sembra che a Conte non sia piaciuta un certo laissez faire registrato tra le fila di Italia Viva. Eppure, la norma è "antidemocratica e incostituzionale" al punto che lo stesso Conte si rivolge direttamente al Capo dello Stato: "Invito il Presidente Mattarella a bloccare questa norma costruita per tutelare la casta che è già in Parlamento". Oltre a questo, la norma 'incriminata' avrebbe come effetto quelo di lasciare la leadership del centro a Matteo Renzi: Italia Viva, in quanto partito già presente in Parlamento, è esentata dalla raccolta dlle firme, a differenze di altre formazioni come, appunto, quella di Onorato. Indizi che riportano a quel "patto tra Renzi e Schlein" sul quale è stato più volte interrogato Giuseppe Conte e che lo ha portato a porre il tema dell'affidabilità dei compagni di viaggio. (AGI)
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(AGI) - Roma, 11 set. - Da una festa di partito all'altra, da Campobasso a Reggio Emilia. Il palco è quello della festa dell'Unità. Vi siedono uno di fronte l'altro Matteo Renzi e Dario Franceschini. Il leader di Italia Viva assicura di non avere mire sulla leadership del centro, di non volere nè dovere apparire nella 'foto' con Schlein, Conte e il tandem Bonelli-Fratoianni. "Io in quella foto non ci devo e non ci voglio essere. Non sono qui alla mia eta', con la mia esperienza, per avere una foto. Ma voglio che i garantisti, quelli che credono in Industria 4.0 votino. Non è un problema personale, non è che devo esserci anch'io". Il ragionamento è che Italia Viva "e' q.b per il centrosinistra: quanto basta". Ovvero, senza non si vince. Ma al di là della presenza dell'ex rottamatore, il problema di chi rappresenterà il centro moderato e riformista esiste. Eccome. "C'e' Ruffini", suggerisce Renzi: "Ho visto che dall'altra parte è entrato Ingroia. Non è la mia tazza di té, però va bene. C'è Spadafora, bene. Va bene tutto. Uno o una deve andare a rappresentare questo mondo". Da qui la proposta: "Noi siamo disponibili a farci rappresentare da qualcuno che non sia Matteo Renzi. Un sindaco o una sindaca per stare al tavolo con Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli (che poi sono in due, ma facciamo finta di nulla). Dopo di che si va alle elezioni e chi ha i voti si vedrà". Il senatore del Pd, come di consueto, fa da pontiere, prova a smussare gli angoli, cerca punti di caduta. "E' arrivato il momento che" le sigle di centro "si siedano a un tavolo. E non pensi nessuno di tenere fuori Renzi", avverte Franceschini dopo aver incensato il lavoro di Giuseppe Conte a capo dei Cinque Stelle: "Ci piaccia o no, senza M5s non si vincono le elezioni. Conte ha portato quel partito da una posizione anti Europa, anti sistema, a una posizione istituzionale al punto che li sentiamo nostri concorrenti. Aggiungo che hanno fatto passi avanti enormi, all'inizio nemmeno salutavano per non sporcarsi le mani", ricorda riferendosi agli esordi del Movimento nei palazzi. E insieme a questo, Franceschini prova a suggerire un principio per le primarie che saranno: "Se diventano dilanianti, meritiamo di perdere. Bisogna, invece, che le primarie siano fra candidati che esprimono posizioni politiche, non uno show. Stabiliamo regole serie su chi può candidarsi, chi può votare, quando farle. Altra cosa: vorrei un patto tra i candidati che si impegnano in alcuni punti, anche di politica estera, ma anche una cosa semplice. Chi vince le primarie non usi il suo nome per un partito, ma lo metta a disposizione della coalizione". (AGI)