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L'ANALISI = Iran: esperti Israele, "Cresce distanza con Usa"

Estero

(AGI) - Roma, 12 mar. - Con il proseguire della guerra all'Iran, si stanno allargando le divergenze tra Israele, che intende infliggere al regime degli ayatollah i colpi più duri possibili, e gli Stati Uniti, che appaiono orientati a restringere i tempi dell'intervento per diversi fattori interni, sia politici ed economici. È la lettura offerta in videoconferenza da Sima Shine ed Eldad Shavit, due analisti dell'Institute for National Security Studies di Tel Aviv, con un passato nell'intelligence. 
    Il presidente Usa, Donald Trump, da giorni parla di una guerra pressoché conclusa e di enorme successo. "La domanda è cosa Washington riterrà un obiettivo sufficiente per giustificare la fine dei combattimenti", afferma Shavit, "Trump ha sempre evitato di dare una chiara definizione di quello che sia il minimo richiesto per porre fine alla guerra. E c'è un teso dibattito a Washington tra due diversi approcci: chi vuole massimizzare i vantaggi militari e chi punta il dito sulle pressioni strategiche, economiche e politiche per diminuire i tempi della campagna". 
   La tattica dell'Iran, a partire dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, è infatti "esercitare la massima pressione economica possibile su Trump perché abbandoni lo sforzo bellico", spiega Shine. Il magnate era stato eletto infatti anche sull'onda della promessa di porre fine agli interventi militari all'estero e le conseguenze di un'impennata dei prezzi del carburante potrebbero diventare un'altra ragione per cui gli elettori, in particolare quelli del blocco 'Maga', potrebbero scegliere di punire i repubblicani alle elezioni di medio termine del prossimo autunno. E questo, avverte l'analista, costituisce un "rischio politico diretto". (AGI)

AGGIORNAMENTO 14:41

(AGI) - Roma, 12 mar. - Con il proseguire della guerra all'Iran, si stanno allargando le divergenze tra Israele, che intende infliggere al regime degli ayatollah i colpi più duri possibili, e gli Stati Uniti, che appaiono orientati a restringere i tempi dell'intervento per diversi fattori interni, sia politici ed economici. È la lettura offerta in videoconferenza da Sima Shine ed Eldad Shavit, due analisti dell'Institute for National Security Studies di Tel Aviv, con un passato nell'intelligence. 
    Il presidente Usa, Donald Trump, da giorni parla di una guerra pressoché conclusa e di enorme successo. "La domanda è cosa Washington riterrà un obiettivo sufficiente per giustificare la fine dei combattimenti", afferma Shavit, "Trump ha sempre evitato di dare una chiara definizione di quello che sia il minimo richiesto per porre fine alla guerra. E c'è un teso dibattito a Washington tra due diversi approcci: chi vuole massimizzare i vantaggi militari e chi punta il dito sulle pressioni strategiche, economiche e politiche per diminuire i tempi della campagna". 
   La tattica dell'Iran, a partire dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, è infatti "esercitare la massima pressione economica possibile su Trump perché abbandoni lo sforzo bellico", spiega Shine. Il magnate era stato eletto infatti anche sull'onda della promessa di porre fine agli interventi militari all'estero e le conseguenze di un'impennata dei prezzi del carburante potrebbero diventare un'altra ragione per cui gli elettori, in particolare quelli del blocco 'Maga', potrebbero scegliere di punire i repubblicani alle elezioni di medio termine del prossimo autunno. E questo, avverte l'analista, costituisce un "rischio politico diretto". (AGI)

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(AGI) - Roma, 12 mar. - Differenze ancora più ampie riguardano invece gli scopi dell'intervento. Israele vuole un cambio di regime, sottolinea Shavit, laddove gli Usa "sarebbero soddisfatti di un contenimento di Teheran senza cambiamenti strutturali". Entrambi gli esperti ammettono che c'era stato l'auspicio che gli interventi militari riaccendessero le proteste politiche contro il governo ma così non è stato. "Ci sono molte persone in Iran che vorrebbero una nuova leadership ma manifestare ora è pericolosissimo", constata Shine, "il regime ha ampiamente mostrato di voler utilizzare la forza contro la sua stessa popolazione". Un altro elemento che è stato sottovalutato, aggiunge l'esperta, è poi costituito dai milioni di iraniani inseriti nel regime che hanno un interesse diretto nel suo mantenimento.
   "Trump deve poter avere qualcosa da vendere all'opinione pubblica come un successo", tira le somme Shavit, "per Israele la finestra americana è limitata. Per questo Israele si muove in modo così rapido e intenso". "È impossibile prevedere quando Trump perderà la pazienza", conclude l'analista, "potrebbe essere domani come tra due settimane". (AGI)

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