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Krajewski,dieci volte in Ucraina per portare carità del Papa

Estero

(AGI) - Città del Vaticano, 12 mar. - Tra i capitoli più intensi del ministero del cardinale Konrad Krajewski - che lascia dopo 13 anni l'Elemosineria apostolica per tornare in Polonia, nominato da Papa Leone arcivescovo di Lodz - ci sono senza dubbio le missioni umanitarie compiute in Ucraina dopo l’inizio della guerra.
    Inviato più di dieci volte da Papa Francesco come elemosiniere apostolico, Krajewski ha attraversato zone devastate dal conflitto portando aiuti concreti: ambulanze, generatori elettrici, viveri, medicinali e materiale di prima necessità destinato agli ospedali e alle comunità più colpite.     Le sue missioni non hanno avuto il carattere formale di una visita diplomatica, ma quello di una presenza pastorale accanto alle vittime della guerra, spesso in luoghi dove le sirene antiaeree e i bombardamenti facevano ancora da sfondo alla vita quotidiana. (AGI)

AGGIORNAMENTO 12:47

(AGI) - Città del Vaticano, 12 mar. - Tra i capitoli più intensi del ministero del cardinale Konrad Krajewski - che lascia dopo 13 anni l'Elemosineria apostolica per tornare in Polonia, nominato da Papa Leone arcivescovo di Lodz - ci sono senza dubbio le missioni umanitarie compiute in Ucraina dopo l’inizio della guerra.
    Inviato più di dieci volte da Papa Francesco come elemosiniere apostolico, Krajewski ha attraversato zone devastate dal conflitto portando aiuti concreti: ambulanze, generatori elettrici, viveri, medicinali e materiale di prima necessità destinato agli ospedali e alle comunità più colpite.     Le sue missioni non hanno avuto il carattere formale di una visita diplomatica, ma quello di una presenza pastorale accanto alle vittime della guerra, spesso in luoghi dove le sirene antiaeree e i bombardamenti facevano ancora da sfondo alla vita quotidiana. (AGI)

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AGGIORNAMENTO 12:47

(AGI) - Città del Vaticano, 12 mar. - In più occasioni il cardinale ha raccontato l’impatto umano di quei viaggi, parlando di città ferite, di famiglie divise e di persone costrette a vivere per mesi tra rifugi e interruzioni di energia. Proprio per rispondere a queste emergenze, ha consegnato generatori e mezzi sanitari destinati a garantire luce e cure negli ospedali e nei centri di assistenza.
    Il suo stile è rimasto quello che lo ha reso noto a Roma: discreto, diretto, spesso lontano dai riflettori. Ma dietro ogni missione c’era un messaggio preciso del Papa, quello di una Chiesa che non si limita a invocare la pace ma prova a condividere concretamente il dolore di chi vive la guerra.
    Queste missioni hanno assunto nel tempo anche un forte valore simbolico. La presenza di Krajewski nelle zone colpite dal conflitto è diventata il segno visibile della vicinanza della Santa Sede alla popolazione ucraina, indipendentemente dalle appartenenze religiose o nazionali. In questo modo il “cardinale dei poveri” ha continuato a interpretare il suo ministero nello stesso modo in cui lo aveva vissuto nelle strade di Roma: andando personalmente dove il bisogno è più grande, portando non solo aiuti materiali ma anche la certezza che, anche nelle notti più buie della guerra, qualcuno continua a prendersi cura degli ultimi. (AGI)

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