(AGI) - Roma, 21 mag. - L'economia italiana resiste agli shock e cresce più della Germania, ma fatica a fare un cambio di passo come quello compiuto dalla Spagna, e il caro energia e le pressioni inflazionistiche pesano sulle prospettive di crescita. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale in cui fotografa un Paese che sconta ancora "criticità strutturali" legate alla debolezza della produttività e "ai ritardi" negli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.
Lo scenario per l’Italia, spiega l'istituto, "resta caratterizzato dalla prevalenza di rischi al ribasso, ma le stime più recenti dei principali previsori italiani e internazionali indicano comunque il mantenimento di un ritmo di crescita simile a quello osservato nel 2025".
Nel 2025 il Pil è aumentato in termini reali dello 0,5 per cento, dopo lo 0,8 per cento del 2024. La crescita è stata sostenuta dalla domanda nazionale (+1,5 punti percentuali), trainata dai consumi delle famiglie (+1 per cento) e dalla ripresa degli investimenti fissi lordi (+3,5 per cento, dopo il -3,1 dell’anno prece-dente). La domanda estera netta ha invece sottratto 0,7 punti alla crescita, per effetto di un aumento delle importazioni in volume (+3,6 per cento) superiore a quello delle esportazioni (+1,2 per cento). (AGI)
Istat: economia tiene ma caro energia minaccia crescita
AGGIORNAMENTO 11:00
(AGI) - Roma, 21 mag. - L'economia italiana resiste agli shock e cresce più della Germania, ma fatica a fare un cambio di passo come quello compiuto dalla Spagna, e il caro energia e le pressioni inflazionistiche pesano sulle prospettive di crescita. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale in cui fotografa un Paese che sconta ancora "criticità strutturali" legate alla debolezza della produttività e "ai ritardi" negli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.
Lo scenario per l’Italia, spiega l'istituto, "resta caratterizzato dalla prevalenza di rischi al ribasso, ma le stime più recenti dei principali previsori italiani e internazionali indicano comunque il mantenimento di un ritmo di crescita simile a quello osservato nel 2025".
Nel 2025 il Pil è aumentato in termini reali dello 0,5 per cento, dopo lo 0,8 per cento del 2024. La crescita è stata sostenuta dalla domanda nazionale (+1,5 punti percentuali), trainata dai consumi delle famiglie (+1 per cento) e dalla ripresa degli investimenti fissi lordi (+3,5 per cento, dopo il -3,1 dell’anno prece-dente). La domanda estera netta ha invece sottratto 0,7 punti alla crescita, per effetto di un aumento delle importazioni in volume (+3,6 per cento) superiore a quello delle esportazioni (+1,2 per cento). (AGI)
AGGIORNAMENTO 11:00
(AGI) - Roma, 21 mag. - "Le prospettive economiche per il 2026 - osserva l'Istat - sono condizionate dall’aggravarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno determinato negli ultimi mesi una forte risalita dei prezzi energetici (oltre 120 dollari al barile il Brent ad aprile) e una ripresa delle pressioni inflazionistiche. Il clima di fiducia dei consumatori ha subito un forte peggioramento a partire da marzo, mentre le imprese sembrano prefigurare una maggiore resilienza, mostrando però anch’esse un deterioramento della fiducia ad aprile. In un contesto non certo semplice, la stima preliminare del Pil italiano per il primo trimestre ha indicato una variazione positiva dello 0,2 per cento rispetto ai tre mesi precedenti e una crescita acquisita per il 2026 pari allo 0,5 per cento".
Nel 2025, il confronto con le altre maggiori economie europee evidenzia per l’Italia "una performance economica inferiore alla Francia (+0,9%) e soprattutto alla Spagna (+2,8%), ma superiore a quella della Germania (+0,2%)".
I servizi e le costruzioni, sostenute dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), "hanno trainato l’attività, mentre la manifattura ha continuato a mostrare segnali di debolezza". All’interno del comparto industriale, "la tenuta dei settori ad alta tecnologia contrasta con la flessione dei comparti tradizionali e di quelli a maggiore intensità energetica, più vulnerabili agli shock sui costi". Il mercato del lavoro, secondo l'istituto, "ha proseguito la fase di espansione, caratterizzata da un aumento dell’occupazione stabile e da una riduzione della disoccupazione, pur permanendo un ritardo nel tasso di occupazione rispetto alla media europea". Sul fronte dei prezzi, il processo di stabilizzazione dell’inflazione, che risultava consolidato nel 2025, "è messo a rischio dalle nuove pressioni al rialzo sulle quotazioni delle materie prime energetiche, che potrebbero incidere negativamente sul potere d'acquisto e sull’attività economica". (AGI)