(AGI) - Milano, 13 mar. - Wall Street chiude in calo una seduta volatile che conferma il clima di incertezza generale in attesa delle evoluzioni dello scenario del conflitto in Medio Oriente, che ha fatto accelerare i prezzi delle materie prime e dell'energia. Il Dow Jones lima lo 0,25% a quota 46.559 punti, il Nasdaq cede lo 0,93% a 22.105 punti, l’S&P 500 perde lo 0,60% a 6.632 punti (per quest’ultimo indice si tratta della terza settimana consecutiva in flessione). Il Dipartimento del Tesoro americano ha concesso una finestra di 30 giorni che permette ai Paesi di acquistare petrolio russo già caricato in mare prima del 12 marzo, offrendo un primo sollievo ai mercati, scossi nelle ultime sedute dal timore di una carenza di offerta. Oggi, inoltre, sono usciti anche alcuni dati macro importanti per le decisioni di politica monetaria della Fed: l'inflazione Pce ha rallentato lievemente a gennaio al +0,3% su base mensile dal +0,4% di dicembre 2025, in linea con le stime mentre su base tendenziale si è attestata al +2,8% dal 2,9% di dicembre e leggermente sotto le stime degli analisti (+2,9%). Anche il dato del Pil rafforza l'ipotesi di un alleggerimento del costo del denaro: nel quarto trimestre del 2025, è cresciuto dello 0,7% su base annua, il risultato più debole dalla contrazione del primo trimestre, al di sotto della previsione di 1,4% nelle stime preliminari. Sul dato incidono le revisioni al ribasso delle esportazioni, della spesa dei consumatori, della spesa pubblica e degli investimenti. Le importazioni sono diminuite meno di quanto stimato in precedenza. (AGI)
IL PUNTO = Wall Street: chiude in calo, Nasdaq perde lo 0,93%
AGGIORNAMENTO 20:08
(AGI) - Milano, 13 mar. - Wall Street chiude in calo una seduta volatile che conferma il clima di incertezza generale in attesa delle evoluzioni dello scenario del conflitto in Medio Oriente, che ha fatto accelerare i prezzi delle materie prime e dell'energia. Il Dow Jones lima lo 0,25% a quota 46.559 punti, il Nasdaq cede lo 0,93% a 22.105 punti, l’S&P 500 perde lo 0,60% a 6.632 punti (per quest’ultimo indice si tratta della terza settimana consecutiva in flessione). Il Dipartimento del Tesoro americano ha concesso una finestra di 30 giorni che permette ai Paesi di acquistare petrolio russo già caricato in mare prima del 12 marzo, offrendo un primo sollievo ai mercati, scossi nelle ultime sedute dal timore di una carenza di offerta. Oggi, inoltre, sono usciti anche alcuni dati macro importanti per le decisioni di politica monetaria della Fed: l'inflazione Pce ha rallentato lievemente a gennaio al +0,3% su base mensile dal +0,4% di dicembre 2025, in linea con le stime mentre su base tendenziale si è attestata al +2,8% dal 2,9% di dicembre e leggermente sotto le stime degli analisti (+2,9%). Anche il dato del Pil rafforza l'ipotesi di un alleggerimento del costo del denaro: nel quarto trimestre del 2025, è cresciuto dello 0,7% su base annua, il risultato più debole dalla contrazione del primo trimestre, al di sotto della previsione di 1,4% nelle stime preliminari. Sul dato incidono le revisioni al ribasso delle esportazioni, della spesa dei consumatori, della spesa pubblica e degli investimenti. Le importazioni sono diminuite meno di quanto stimato in precedenza. (AGI)
AGGIORNAMENTO 20:08
(AGI) - Milano, 13 mar. - Per quanto riguarda il mercato delle materie prime, la decisione statunitense di sospendere le sanzioni al petrolio russo non incide sulle quotazioni che chiudono un'altra giornata in forte rialzo. Il Brent chiude a 103,14 dollari al barile (+2,6%) vicino ai massimi di giornata, il Wti sale del 3,11% a 98,71 dollari al barile.
Con il conflitto che si avvia alla terza settimana, i mercati azionari hanno subito ulteriori ribassi a causa delle preoccupazioni di una crisi prolungata che potrebbe alimentare l'inflazione e colpire duramente l'economia globale. Il prezzo del Brent, il benchmark internazionale, è sceso sotto i 100 dollari durante la giornata, spingendo brevemente al rialzo i mercati azionari. Ma le azioni sono tornate in territorio negativo quando il Brent è risalito sopra la soglia dei 100 dollari. "Il prezzo del petrolio continua a dettare l'andamento dei mercati mentre ci avviciniamo alla fine di una settimana volatile la pressione rimane alta e non si intravede una fine al conflitto in Medio Oriente", ha affermato Fawad Razaqzada, analista di mercato di Forex.com. "Gli operatori stanno cercando di capire quale sia il prezzo equo del petrolio greggio in questo momento, considerando l'ingente rilascio di riserve petrolifere di emergenza e l'allentamento temporaneo delle sanzioni sulle vendite di petrolio russo già in mare", ha aggiunto. La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran, attraverso il quale transita un quinto del petrolio greggio e del gas naturale liquefatto mondiali, ha fatto impennare i prezzi dell'energia. Questo, a sua volta, sta generando timori di ripercussioni a catena sull'economia dovute all'aumento dei prezzi. (AGI)