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IL PUNTO = Ue, si alza il livello dello scontro con la Cina

Estero

(AGI) – Bruxelles, 29 mag. – Un messaggio piuttosto scarno, ma che non lascia spazio a troppe interpretazioni: "l’attuale stato delle relazioni commerciali e di investimento" tra Unione europea e Cina "non è sostenibile". È quanto si legge nel resoconto fornito dalla Commissione europea del dibattito di orientamento che si è tenuto oggi nel collegio dei commissari Ue, riguardo ai rapporti tra Bruxelles e Pechino. Per l'esecutivo europeo "l’approccio generale della Commissione resta quello di ridurre i rischi, non di disaccoppiare", in quanto "la Cina è un partner fondamentale e il dialogo e l’impegno continueranno". Tuttavia, "poiché gli interessi economici e quelli di sicurezza diventano sempre più interconnessi, entrambe le dimensioni", quella commerciale e quella legata agli investimenti, "richiederanno una risposta più solida e coerente". Risposta su cui la Commissione si riserva di elaborare oltre nelle prossime settimane: a partire dal vertice del G7 di Evian, dal 15 al 17 giugno, e dal Consiglio europeo immediatamente successivo, il 18 e 19 giugno. Alcune misure, però, potranno arrivare anche più presto: la Commissione europea presenterà la prossima settimana, il 3 giugno, un nuovo "Chips Act": Bruxelles vuole dimostrare di aver imparato la lezione del caso Nexperia, in cui lo stop alle riesportazioni di chip da parte di Pechino dopo il tentativo dei Paesi Bassi di nazionalizzare il ramo olandese della compagnia per ragioni di sicurezza nazionale aveva mandato in crisi l'industria automobilistica europea. La Commissione europea dovrebbe quindi presentare una proposta per incentivare robusti investimenti pubblici e privati per stimolare la produzione interna all'Ue di chip e semiconduttori. Nei giorni scorsi, inoltre, un documento trapelato e firmato da alcuni Paesi – Italia, Francia, Paesi Bassi, Lituania e Spagna, che ha successivamente "ritirato" il sostegno al documento mai pubblicato ufficialmente – chiedeva un maggior utilizzo di dazi e altre misure di difesa commerciale per intervenire sulla questione della sovracapacità cinese. Un'accusa che non ha lasciato indifferente Pechino. Prima del dibattito tra i commissari europei, un post dell'account social Yuyuan Tantian, affiliato all'emittente di Stato cinese Cctv, ventilava la possibilità che la Cina rispondesse con severe contromisure nel caso in cui l'Ue dovesse decidere di optare per misure di difesa commerciale indirizzate a Pechino. "Secondo fonti interne, la Cina potrebbe avviare indagini antidiscriminazione e sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento", si afferma, indicando come possibili obiettivi cosmetici, carne, vino e beni di lusso che "Francia e altri Paesi europei" esportano con quote significative del mercato cinese. "Applicare lo stesso criterio di 'sovracapacità' anche alle esportazioni europee metterebbe in discussione le stesse accuse rivolte alla Cina", si afferma. (AGI)

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