(AGI) - Roma, 3 ago. - Nuovi colloqui con l'Iran a partire da oggi pomeriggio. La ripresa è stata annunciata da Donald Trump. Ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, nega vi siano novità sul fronte diplomatico. "In questi giorni non ospiteremo delegazioni né saremo ospiti di alcun Paese", taglia corto. Vanno avanti invece i negoziati con l'Oman per concordare una rotta e garantire la sicurezza della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Condizione necessaria per l'apertura del canale, "ma non una condizione sufficiente", precisa.
"Lo Stretto di Hormuz non è chiuso a causa di divergenze di opinioni tra Iran e Oman", sottolinea, parlando di "progressi" nei colloqui in corso con Mascate "da sette o otto giorni". "Lo Stretto di Hormuz è in difficoltà a causa dell'aggressione militare degli Stati Uniti e del regime sionista", afferma. E, per chiarire che non c'è nulla in preparazione, il portavoce riferisce che oggi il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, "è in partenza per il pellegrinaggio dell'Arbaeen e anche gli altri membri della delegazione negoziale si trovano in Iran". (AGI)
IL PUNTO = Trump annuncia ripresa colloqui. Iran nega
AGGIORNAMENTO 11:09
(AGI) - Roma, 3 ago. - Nuovi colloqui con l'Iran a partire da oggi pomeriggio. La ripresa è stata annunciata da Donald Trump. Ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, nega vi siano novità sul fronte diplomatico. "In questi giorni non ospiteremo delegazioni né saremo ospiti di alcun Paese", taglia corto. Vanno avanti invece i negoziati con l'Oman per concordare una rotta e garantire la sicurezza della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Condizione necessaria per l'apertura del canale, "ma non una condizione sufficiente", precisa.
"Lo Stretto di Hormuz non è chiuso a causa di divergenze di opinioni tra Iran e Oman", sottolinea, parlando di "progressi" nei colloqui in corso con Mascate "da sette o otto giorni". "Lo Stretto di Hormuz è in difficoltà a causa dell'aggressione militare degli Stati Uniti e del regime sionista", afferma. E, per chiarire che non c'è nulla in preparazione, il portavoce riferisce che oggi il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, "è in partenza per il pellegrinaggio dell'Arbaeen e anche gli altri membri della delegazione negoziale si trovano in Iran". (AGI)
AGGIORNAMENTO 11:09
(AGI) - Roma, 3 ago. - Baqaei sostiene poi che "non vi sono nuovi mediatori" tra il regime e gli Stati Uniti, neppure la Cina. "Il Pakistan svolge un ruolo di mediazione nelle questioni riguardanti l'Iran e gli Stati Uniti. Anche il Qatar fornisce assistenza quando necessario", ricorda.
"La Cina è preoccupata per l'aggravarsi dei conflitti e dell'insicurezza nella regione. Per questo motivo, i nostri amici cinesi stanno cercando di utilizzare le proprie capacità e la propria influenza per evitare un'ulteriore escalation della situazione", ha spiegato, "in questo senso, la Cina contribuisce, cosi' come fanno diversi altri Paesi. Tuttavia, affermare che abbiamo aggiunto un nuovo mediatore a quelli già esistenti non sarebbe corretto nel significato preciso del termine".
Parlando con i cronisti a bordo dell'Air Force One di ritorno dal New Jersey dove ha trascorso il fine settimana al suo golf club di Bedminster, il capo della Casa Bianca aveva sostenuto che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar gli avessero chiesto di "annullare" l'attacco "massiccio" in programma contro Teheran. "Eravamo preparati, ma gli alleati ci hanno chiesto di annullarlo. Il motivo per cui lo hanno chiesto è perché credono che si possa raggiungere un accordo sullo Stretto di Hormuz", aveva detto, alludendo anche a un possibile accordo sulla futura "denuclearizzazione dell'Iran". Il presidente degli Stati Uniti aveva descritto l'attacco saltato come "il più grande dalla Seconda guerra mondiale". "Voglio salvare molte vite. Preferiamo un accordo a un attacco", aveva sottolineato. Washington e Teheran hanno firmato un accordo quadro il 17 giugno per porre fine alla guerra iniziata da Israele e dagli Stati Uniti il 28 febbraio. Questo accordo ha consentito la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'avvio di un periodo di negoziazione di due mesi per raggiungere un accordo nucleare definitivo. Tuttavia, da allora, le due parti hanno reagito con ritorsioni e, mentre Trump ha dichiarato concluso l'accordo quadro, l'Iran ha nuovamente annunciato il blocco del passaggio marittimo attraverso il quale transitava il 20% del commercio mondiale di petrolio prima della guerra.
Nelle ultime settimane, gli attacchi si sono intensificati. Soldati statunitensi sono morti negli attacchi iraniani contro Giordania e Iraq, e l'Arabia Saudita è entrata nel conflitto con un raid congiunto guidato dagli Stati Uniti contro le milizie irachene sostenute dall'Iran. (AGI)