(AGI) - Ankara, 6 lug. - Sarà un vertice dei conti, quello che si aprirà domani ad Ankara. Gli Alleati della Nato dovranno presentarsi con piani "chiari, concreti e credibili" per raggiungere l'obiettivo del 5% del Pil in spesa per la difesa (3,5%) e la sicurezza (1,5%) concordato lo scorso anno all'Aja. Lo chiedono gli Stati Uniti che ora minacciano conseguenze per quei Paesi che ancora non sembrano volersi adeguare al nuovo corso. Nel mirino rischiano di finire, tra gli altri, Spagna, Italia e Belgio, fermi a poco più sopra il 2%.
Roma, nel dettaglio, si presenta con una spesa complessiva pari al 2,8% del Pil, composta dal 2,09% di spese tradizionali per la difesa e dallo 0,71% relativo al nuovo concetto di sicurezza, pari a circa 15 miliardi di euro. In questa quota rientrano investimenti per la sicurezza energetica, la cybersicurezza e la protezione delle frontiere. Il 5% entro il 2035 rimane la direzione di marcia condivisa dal governo ma a non convincere è la velocità della marcia. Il presidente americano, Donald Trump, vorrebbe che gli europei raggiungessero il 3,5% già in un anno.
Il segretario generale dell'Alleanza, l'olandese Mark Rutte, continua a sposare la linea della Casa Bianca. "E' merito di Trump se gli europei stanno spendendo molto di più, compresa l'Italia", ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione del summit. "Non è più sostenibile che gli Stati Uniti - 350 milioni di persone a otto ore di volo da qui - continuino a difendere l'Europa, 600 milioni di persone tra le più ricche del pianeta". Bisogna quindi riequilibrare e di conseguenza cambia il paradigma dell'Alleanza, dove è ormai certa una revisione che porterà a una riduzione della presenza americana nel Vecchio continente. E se "qualcuno dev'essere ancora convinto a spendere di più, abbiamo i mezzi per convincerlo", ha azzardato Rutte. (AGI)
IL PUNTO = Nato: tensioni al vertice dei conti, la mina Trump
AGGIORNAMENTO 19:30
(AGI) - Ankara, 6 lug. - Sarà un vertice dei conti, quello che si aprirà domani ad Ankara. Gli Alleati della Nato dovranno presentarsi con piani "chiari, concreti e credibili" per raggiungere l'obiettivo del 5% del Pil in spesa per la difesa (3,5%) e la sicurezza (1,5%) concordato lo scorso anno all'Aja. Lo chiedono gli Stati Uniti che ora minacciano conseguenze per quei Paesi che ancora non sembrano volersi adeguare al nuovo corso. Nel mirino rischiano di finire, tra gli altri, Spagna, Italia e Belgio, fermi a poco più sopra il 2%.
Roma, nel dettaglio, si presenta con una spesa complessiva pari al 2,8% del Pil, composta dal 2,09% di spese tradizionali per la difesa e dallo 0,71% relativo al nuovo concetto di sicurezza, pari a circa 15 miliardi di euro. In questa quota rientrano investimenti per la sicurezza energetica, la cybersicurezza e la protezione delle frontiere. Il 5% entro il 2035 rimane la direzione di marcia condivisa dal governo ma a non convincere è la velocità della marcia. Il presidente americano, Donald Trump, vorrebbe che gli europei raggiungessero il 3,5% già in un anno.
Il segretario generale dell'Alleanza, l'olandese Mark Rutte, continua a sposare la linea della Casa Bianca. "E' merito di Trump se gli europei stanno spendendo molto di più, compresa l'Italia", ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione del summit. "Non è più sostenibile che gli Stati Uniti - 350 milioni di persone a otto ore di volo da qui - continuino a difendere l'Europa, 600 milioni di persone tra le più ricche del pianeta". Bisogna quindi riequilibrare e di conseguenza cambia il paradigma dell'Alleanza, dove è ormai certa una revisione che porterà a una riduzione della presenza americana nel Vecchio continente. E se "qualcuno dev'essere ancora convinto a spendere di più, abbiamo i mezzi per convincerlo", ha azzardato Rutte. (AGI)
AGGIORNAMENTO 19:30
(AGI) - Ankara, 6 lug. - E' un problema di conti e di economie che presto si è trasformato in un problema di politica e alleanze. In particolare da quando diversi Stati europei hanno negato l'utilizzo delle basi americane per portare avanti la guerra in Iran. Tra questi l'Italia e Trump non sembra volerci passare sopra. Ventiquattro ore prima di imbarcarsi sull'Air Force One verso la Turchia ha postato sul suo Truth un meme che dileggia Meloni, "serve un ordine restrittivo". Tradotto: al summit la premier italiana deve stare lontana dal leader americano. Da Palazzo Chigi, confermando la linea adottata dopo il summit di Evian, nessuna reazione. Ma i diplomatici avevano già reso noto che certamente non era in programma un bilaterale tra i due leader (finora Trump ha ufficializzato solo quelli con Zelensky e al-Sharaa). "Il clima non è dei migliori ma vedremo di migliorarlo prima di arrivare ad Ankara", ammette il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che presenzierà all'assise con il titolare della Farnesina, Antonio Tajani.
Poi c'è il fronte Ucraina. Nelle conclusioni approvate dagli sherpa è previsto un impegno per il 2026 e 2027 di 140 miliardi di euro, 70 l'anno, di cui 30 dal prestito europeo. Anche qui il messaggio è chiaro. Non saranno soldi degli Stati Uniti e soprattutto gli alleati sono esortati a usarli per acquistare equipaggiamenti da destinare a Kiev, dagli Stati Uniti. (AGI)