(AGI) - Roma, 27 mag. - Nell'interminabile gioco diplomatico tra Stati Uniti e Iran, ogni giorno si intravvede qualche passo avanti e ogni giorno si torna alla casella di partenza. Almeno nel racconto pubblico, visto che i nemici hanno mantenuto il canale di dialogo aperto, grazie ai buoni uffici del Pakistan, e che entrambi fanno mostra di voler arrivare alla pace.
Nel primo pomeriggio, la televisione di Stato iraniana ha diffuso una presunta bozza di intesa che prevedeva il ritiro delle forze americane dalla zona e la riapertura di Hormuz anche se sotto il controllo di Teheran e Oman. Poco più di un'ora dopo, con il prezzo del petrolio sceso del 5% per la ventata di ottimismo su un accordo, è arrivata la smentita della Casa Bianca: "Tutte invenzioni".
Ancora più diretto è stato Donald Trump: "Non c'è ancora un accordo", ha spiegato durante la diretta televisiva per la riunione del suo gabinetto. Più ottimista il segretario di Stato, Marco Rubio, nel suo aggiornamento sulle manovre in corso. "C'è stato qualche passo avanti", ha assicurato. "La diplomazia è sempre l'opzione preferita, ma se non funziona ce ne sono altre", ha ammonito.
Secondo il testo divulgato dalla televisione Irib, il memorandum d’intesa prevede che Stati Uniti si ritirino da una non meglio specificata "area circostante" l’Iran e che sia revocato il blocco navale. In cambio, l'Iran si sarebbe impegnato a riaprire il passaggio affinché il traffico torni entro un mese al livello prebellico. Ma non senza vincoli: la gestione e il transito del corridoio sarebbe regolamentata in accordo tra Iran e Oman.
Il tutto sancito e reso vincolante, almeno sulla carta, da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite da approvare entro 60 giorni dal raggiungimento dell'intesa. Niente accenno al nucleare che invece per la Casa Bianca continua a essere, almeno nelle parole di Trump, elemento imprescindibile di qualsiasi intesa, tanto che, ha assicurato, "non ci sarà revoca delle sanzioni neppure in cambio della consegna dell'uranio arricchito".
Washington ha reagito a stretto giro. "Queste informazioni dai media statali iraniani non sono vere e la bozza di memorandum d'intesa che hanno divulgato è una totale invenzione", ha chiarito la Casa Bianca attraverso il suo account X Rapid Response 47. "Nessuno dovrebbe credere a una parola di ciò che i media statali iraniani diffondono. Contano i fatti", ha insistito. (AGI)
IL PUNTO = Iran divulga bozza intesa. Trump, non c'è accordo
AGGIORNAMENTO 18:53
(AGI) - Roma, 27 mag. - Nell'interminabile gioco diplomatico tra Stati Uniti e Iran, ogni giorno si intravvede qualche passo avanti e ogni giorno si torna alla casella di partenza. Almeno nel racconto pubblico, visto che i nemici hanno mantenuto il canale di dialogo aperto, grazie ai buoni uffici del Pakistan, e che entrambi fanno mostra di voler arrivare alla pace.
Nel primo pomeriggio, la televisione di Stato iraniana ha diffuso una presunta bozza di intesa che prevedeva il ritiro delle forze americane dalla zona e la riapertura di Hormuz anche se sotto il controllo di Teheran e Oman. Poco più di un'ora dopo, con il prezzo del petrolio sceso del 5% per la ventata di ottimismo su un accordo, è arrivata la smentita della Casa Bianca: "Tutte invenzioni".
Ancora più diretto è stato Donald Trump: "Non c'è ancora un accordo", ha spiegato durante la diretta televisiva per la riunione del suo gabinetto. Più ottimista il segretario di Stato, Marco Rubio, nel suo aggiornamento sulle manovre in corso. "C'è stato qualche passo avanti", ha assicurato. "La diplomazia è sempre l'opzione preferita, ma se non funziona ce ne sono altre", ha ammonito.
Secondo il testo divulgato dalla televisione Irib, il memorandum d’intesa prevede che Stati Uniti si ritirino da una non meglio specificata "area circostante" l’Iran e che sia revocato il blocco navale. In cambio, l'Iran si sarebbe impegnato a riaprire il passaggio affinché il traffico torni entro un mese al livello prebellico. Ma non senza vincoli: la gestione e il transito del corridoio sarebbe regolamentata in accordo tra Iran e Oman.
Il tutto sancito e reso vincolante, almeno sulla carta, da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite da approvare entro 60 giorni dal raggiungimento dell'intesa. Niente accenno al nucleare che invece per la Casa Bianca continua a essere, almeno nelle parole di Trump, elemento imprescindibile di qualsiasi intesa, tanto che, ha assicurato, "non ci sarà revoca delle sanzioni neppure in cambio della consegna dell'uranio arricchito".
Washington ha reagito a stretto giro. "Queste informazioni dai media statali iraniani non sono vere e la bozza di memorandum d'intesa che hanno divulgato è una totale invenzione", ha chiarito la Casa Bianca attraverso il suo account X Rapid Response 47. "Nessuno dovrebbe credere a una parola di ciò che i media statali iraniani diffondono. Contano i fatti", ha insistito. (AGI)
AGGIORNAMENTO 18:53
(AGI) - Roma, 27 mag. - Sottotraccia però i colloqui continuano. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha sentito al telefono il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, mediatore delle trattative con gli Stati Uniti, per informarlo sui recenti colloqui avuti in Qatar dal capo negoziatore, il presidente del parlamento Mohammad Ghalibaf.
Teheran ostenta sicurezza, grazie anche alla carta Hormuz. Secondo il numero due dell'ufficio politico dei Pasadarn, Mohammad Akbarzadeh, la possibilità che la guerra riprenda "è bassa a causa della debolezza del nemico".
E Trump dal canto suo non è meno certo della vittoria. E non si è sbilanciato su una ripresa dei combattimenti: "Forse torniamo là a finire il lavoro, forse no", ha davanti ai suoi ministri. "Vogliono tantissimo un accordo ma finora non ci sono riusciti. Non ne siamo soddisfatti, ma lo saremo, altrimenti dovremo semplicemente portare a termine il lavoro. Stanno negoziando con il fiato corto. Non hanno scelta", è tornato a ripetere.
Non senza bacchettare di nuovo gli alleati "che non hanno aiutato" Washington sullo stretto di Hormuz che comunque "agli Usa non interessa". Ma nonostante questo, "stiamo lavorando per riaprirlo" viste le ripercussioni sul prezzo della benzina". Anche negli Stati Uniti, con le possibili ricadute sul voto di novembre.
L'attenzione del Presidente, e della stampa americana, è sembrata oggi concentrata proprio sulla politica interna, con la vittoria del suo candidato Ken Paxton alle primarie del Texas che rischia di infrangere i sogni dei democratici di conquistare la maggioranza in Senato a novembre. Voto cui, ha sottolineato Trump, guarda anche l'Iran: "Pensavano di poter aspettare fino a dopo le elezioni. Ma non mi importa del midterm", ha assicurato.
Intanto a Teheran il regime degli ayatollah non allenta la morsa della repressione e il controllo su internet. Ufficialmente è stato annunciato già ieri la fine del blocco di internet, ma in pratica è stato ripristinato solo il 42% del traffico e i contenuti sono ancora fortemente "filtrati". E la Corte suprema iraniana ha confermato la condanna a morte del poeta trentottenne Amin Farahavar, accusato di ribellione armata.
Così si ripropongono ormai ogni giorno sulla stampa americana dubbi e critiche a una strategia, quella di Trump, che non sembra avere portato i frutti promessi - la fine delle ambizioni nucleari di Teheran che era di fatto già contenuta nell'accordo del 2015 - mentre ha provocato un terremoto nel traffico di merci e petrolio. L'ultima, quella di Lawrence Freedman su 'Foreign Affairs', in un'analisi dal titolo: "L’Iran e la trappola della guerra senza fine. Nel tentativo di evitare un’impasse, l’America si è trovata in un vicolo cieco”. (AGI)