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IL PUNTO = Iran: battaglia per Hormuz. Trump, ci faremo soldi

Estero

(AGI) - Roma, 13 lug. - Lo stretto di Hormuz non è libero oggi, con l'Iran che rivendica di avere di nuovo bloccato il traffico navale, e sembra di capire che non lo sarà mai più: non solo Teheran, ma anche gli americani ora mirano a fare soldi dagli attraversamenti. Parola di Donald Trump che è tornato a rivendicare i successi militari del Pentagono e su questo d'accordo con il regime a mettere una pietra, almeno per oggi, sul memorandum di intesa.
  Con conseguenze su tutta la regione. Non solo Teheran ha di nuovo attaccato siti militari americani in Kuwait, Bahrein e Giordania, ma la crisi ha avuto una pericolosa appendice nello Yemen. Gli Houthi hanno accusato l'Arabia Saudita di avere bombardato l'aeroporto di Sanaa mentre stava atterrando un aereo iraniano con una sua delegazione di rientro dai funerali di Alì Khamenei. Il velivolo ha poi toccato terra indenne, ma "l'attacco segna la fine del cessate il fuoco e l'inizio della guerra", hanno avvertito gli Houthi. Per sicurezza sono stati chiusi tutti gli aeroporti del Paese.
  Di un allargamento del conflitto è tornata a parlare anche Teheran. Ma Trump oggi ha ostentato sicurezza.
     Gli iraniani "sono negoziatori professionisti, ma malvagi", ha detto il presidente americano a Fox News, e "li stiamo prendendo a calci nel sedere". Ieri c'è stato un incontro di 11 ore al termine del quale sembrava ci fosse un accordo, ha raccontato, poi "hanno chiamato per dire che bisognava cambiare un paio di cose". Ma il presidente sembra avere chiuso ogni spazio alla diplomazia: "Continuano a tergiversare da 47 anni". (AGI)

AGGIORNAMENTO 15:50

(AGI) - Roma, 13 lug. - Lo stretto di Hormuz non è libero oggi, con l'Iran che rivendica di avere di nuovo bloccato il traffico navale, e sembra di capire che non lo sarà mai più: non solo Teheran, ma anche gli americani ora mirano a fare soldi dagli attraversamenti. Parola di Donald Trump che è tornato a rivendicare i successi militari del Pentagono e su questo d'accordo con il regime a mettere una pietra, almeno per oggi, sul memorandum di intesa.
  Con conseguenze su tutta la regione. Non solo Teheran ha di nuovo attaccato siti militari americani in Kuwait, Bahrein e Giordania, ma la crisi ha avuto una pericolosa appendice nello Yemen. Gli Houthi hanno accusato l'Arabia Saudita di avere bombardato l'aeroporto di Sanaa mentre stava atterrando un aereo iraniano con una sua delegazione di rientro dai funerali di Alì Khamenei. Il velivolo ha poi toccato terra indenne, ma "l'attacco segna la fine del cessate il fuoco e l'inizio della guerra", hanno avvertito gli Houthi. Per sicurezza sono stati chiusi tutti gli aeroporti del Paese.
  Di un allargamento del conflitto è tornata a parlare anche Teheran. Ma Trump oggi ha ostentato sicurezza.
     Gli iraniani "sono negoziatori professionisti, ma malvagi", ha detto il presidente americano a Fox News, e "li stiamo prendendo a calci nel sedere". Ieri c'è stato un incontro di 11 ore al termine del quale sembrava ci fosse un accordo, ha raccontato, poi "hanno chiamato per dire che bisognava cambiare un paio di cose". Ma il presidente sembra avere chiuso ogni spazio alla diplomazia: "Continuano a tergiversare da 47 anni". (AGI)

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AGGIORNAMENTO 15:50

(AGI) - Roma, 13 lug. - Dunque, con "gran parte delle loro dotazioni militari distrutte", ora "probabilmente gestiremo noi" lo stretto e "verremo ricompensati per questo", ha assicurato. Ne "abbiamo garantito la sicurezza per 50 anni e non siamo mai stati pagati, ma ora ci guadagneremo". 
  Non è dello stesso avviso l'Iran. "Non permetteremo in alcun modo agli Stati Uniti di intervenire nella gestione dello Stretto di Hormuz e non lo permetteremo in futuro", ha assicurato il portavoce del Comando Centrale Khatam al-Anbiya, Ebrahim Zolfaqari. E "in caso di espansione del conflitto nella regione, le fiamme della guerra coinvolgeranno tutti i Paesi dell'area", ha assicurato.
  Intanto a essere in fiamme è Hormuz, con i nuovi attacchi Usa e le rappresaglie dei Guardiani della rivoluzione, finiti oggi nella lista dei sanzionati dal Regno Unito. I Pasdaran hanno riferito di avere distrutto la base americana dei missili terra-terra in Kuwait e il centro di comando dei droni in Bahrein, oltre ad avere mandato in fumo depositi di carburante e munizioni alla Prince Hassan in Giordania.
  E i Pasdaran non hanno alcuna intenzione di mollare la presa nello stretto dopo averne decretato la chiusura. Questa mattina hanno sparato colpi di avvertimento contro due navi che tentavano di attraversare Hormuz.
  Secondo i siti di monitoraggio e sicurezza Marine Traffic e Kpler, il passaggio di navi è calato di circa il 52% rispetto alla settimana precedente. E da ieri sera non è passato nessuno, almeno non con il transponder acceso. 
  Una soluzione non politica ma tecnica e a lungo termine potrebbe arrivare dagli Emirati Arabi Uniti. A quanto scrive il Financial Times, Dubai sta pensando di costruire un nuovo porto sulla costa orientale per aggirare il passaggio dallo stretto. 
  Di certo a quasi un mese dalla firma del memorandum, il 17 giugno scorso, un'intesa sembra alquanto lontana. E l'Iran lo ha chiarito oggi: "Finché gli Stati Uniti continueranno a violare i propri impegni, anche l'Iran si asterrà dall'adempiere agli obblighi che si è assunto", ha scandito il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei. (AGI)

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