(AGI) – Roma, 2 mag. – Alex Zanardi, l’uomo che ha trasformato l’impossibile in 'possibile' con la sua grande forza di volontà, risorgendo da due terribili incidenti. Alex Zanardi, lo sportivo dalle mille vite tra i più forti e vincenti degli ultimi decenni, l’uomo che ha trasformato la percezione della disabilità in Italia. Alex è scomparso ieri sera all’età di 59 anni, all’improvviso e "serenamente, circondato dall'amore della sua famiglia e dei suoi amici".
Iscritto all’anagrafe di Bologna il 23 ottobre del 1966 con il nome completo, ‘Alessandro Leone’, Zanardi divenne subito Alex. Dalla Formula 1 all’handbike, dal ruolo di testimonial a quello di conduttore televisivo del programma ‘Sfide’. Ha vissuto almeno due vite sportive, quella nel mondo dei bolidi della Formula 1 e poi quella, entusiasmante, nel mondo paralimpico la cui cultura ha contribuito in maniera decisiva a diffondere, in Italia e nel mondo. È stato un grande comunicatore, un uomo capace di arrivare a tutti con semplicità e forza. La sua immediatezza, la sua autenticità e la sua umanità resteranno un patrimonio indelebile.
Alex ha sempre amato l’adrenalina, la velocità, le corse, l’asfalto, nonostante la morte della sorella maggiore in un incidente stradale nel 1979. A 14 anni il primo kart regalato dal padre. Dopo la doppia esperienza in Formula 1, la prima tra il 1991 e il 1994 (Jordan, Minardi, Lotus, e la seconda nel 1999 (Williams) per un totale di 44 Gran Premi (solo un punto nel Mondiale, al Gp del Brasile nel 1993), il campione bolognese scomparso ieri sera all’età di 59 anni, ha scritto pagine memorabili nell’automobilismo americano, conquistando due titoli Cart nel 1997 e nel 1998.
Le sue imprese, i suoi sorpassi e il suo stile di guida aggressivo e senza paura, entusiasmarono il pubblico facendolo diventare una delle figure più amate del motorsport americano. Tra i sorpassi mozzafiato, il più iconico e memorabile resterà quello su Bryan Herta a Laguna Seca.
La sua vita cambiò radicalmente dopo il tragico incidente del 15 settembre 2001. Al Lausitzring, circuito tedesco tra Dresda e Cottbus, un incidente drammatico, terribile. Dopo aver perso il controllo della sua Honda Reynard che schizza verso le barriere, viene colpito violentemente dalla vettura del canadese Alex Tagliani: l’urto causò l'amputazione bilaterale degli arti inferiori di Alex. (AGI)
IL PUNTO = Addio a Zanardi, l'Ironman delle sfide impossibili
AGGIORNAMENTO 12:01
(AGI) – Roma, 2 mag. – Alex Zanardi, l’uomo che ha trasformato l’impossibile in 'possibile' con la sua grande forza di volontà, risorgendo da due terribili incidenti. Alex Zanardi, lo sportivo dalle mille vite tra i più forti e vincenti degli ultimi decenni, l’uomo che ha trasformato la percezione della disabilità in Italia. Alex è scomparso ieri sera all’età di 59 anni, all’improvviso e "serenamente, circondato dall'amore della sua famiglia e dei suoi amici".
Iscritto all’anagrafe di Bologna il 23 ottobre del 1966 con il nome completo, ‘Alessandro Leone’, Zanardi divenne subito Alex. Dalla Formula 1 all’handbike, dal ruolo di testimonial a quello di conduttore televisivo del programma ‘Sfide’. Ha vissuto almeno due vite sportive, quella nel mondo dei bolidi della Formula 1 e poi quella, entusiasmante, nel mondo paralimpico la cui cultura ha contribuito in maniera decisiva a diffondere, in Italia e nel mondo. È stato un grande comunicatore, un uomo capace di arrivare a tutti con semplicità e forza. La sua immediatezza, la sua autenticità e la sua umanità resteranno un patrimonio indelebile.
Alex ha sempre amato l’adrenalina, la velocità, le corse, l’asfalto, nonostante la morte della sorella maggiore in un incidente stradale nel 1979. A 14 anni il primo kart regalato dal padre. Dopo la doppia esperienza in Formula 1, la prima tra il 1991 e il 1994 (Jordan, Minardi, Lotus, e la seconda nel 1999 (Williams) per un totale di 44 Gran Premi (solo un punto nel Mondiale, al Gp del Brasile nel 1993), il campione bolognese scomparso ieri sera all’età di 59 anni, ha scritto pagine memorabili nell’automobilismo americano, conquistando due titoli Cart nel 1997 e nel 1998.
Le sue imprese, i suoi sorpassi e il suo stile di guida aggressivo e senza paura, entusiasmarono il pubblico facendolo diventare una delle figure più amate del motorsport americano. Tra i sorpassi mozzafiato, il più iconico e memorabile resterà quello su Bryan Herta a Laguna Seca.
La sua vita cambiò radicalmente dopo il tragico incidente del 15 settembre 2001. Al Lausitzring, circuito tedesco tra Dresda e Cottbus, un incidente drammatico, terribile. Dopo aver perso il controllo della sua Honda Reynard che schizza verso le barriere, viene colpito violentemente dalla vettura del canadese Alex Tagliani: l’urto causò l'amputazione bilaterale degli arti inferiori di Alex. (AGI)
AGGIORNAMENTO 12:01
(AGI) - Roma, 2 mag. - A salvare la vita di Alex fu la prontezza del capo dello staff medico della Formula Cart, Steve Olvey, che riuscì a tappargli le arterie femorali per fermare l’emorragia. Per molti, questo avrebbe segnato la fine della carriera agonistica, ma per Zanardi fu l'inizio di un nuovo capitolo. Dopo mesi di interventi chirurgici e riabilitazione, Zanardi tornò allo sport, non alle auto ma all’handbike diventando un'icona dello sport paralimpico. "Se non avessi avuto l’incidente in cui ho perso le gambe ora non sarei così felice", ripeteva spesso a proposito della sua nuova vita.
Il pilota bolognese ritornò al Lausitzring e con i comandi sul volante riuscì persino a percorrere gli ultimi 13 giri di quella maledetta gara. Alla guida di un’autovettura vinse ancora una gara del Mondiale turismo, poi il Campionato italiano superturismo. Scoprì l’handbike grazie a un amico, Vittorio Podestà, paraciclista d’esperienza. Nel 2007 partecipò alla Maratona di New York del 2007 chiusa al quarto posto. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 vinse due ori (cronometro e gara in linea categoria H4) e un argento (staffetta) come a quelle di quattro anni dopo, a Rio de Janeiro (oro nella cronometro e nella staffetta mista, argento nella gara in linea).
In bacheca restano anche i 12 titoli mondiali. In Italia e a livello internazionale, Zanardi divenne una figura pubblica le cui parole avevano peso. Era una presenza fissa in televisione, un oratore e un sostenitore dell'inclusione e dell'accessibilità. La sua vita fu spesso citata come caso di studio sulla resilienza, ma resistette a essere ridotto a una semplice narrazione. Insisteva per essere visto come un atleta, un concorrente e una persona che si era semplicemente adattata a nuove circostanze. Il 19 giugno 2020, Zanardi rimase vittima di un nuovo, terribile incidente lungo la statale 146 di Chianciano, a Pienza, uno scontro con un mezzo pesante mentre stava prendendo parte, in handbike, ad una delle tappe della staffetta di beneficenza di ‘Obiettivo tricolore’. Per diverse settimane all’ospedale ‘Scotte’ di Siena ha lottato tra la vita e la morte a seguito dalle gravi ferite alla testa. Stabilizzato, rientrato a casa nel dicembre del 2021, sono seguiti quasi sei anni di silenzio, come Michael Schumacher, il grande campione che aveva incrociato più volte nel corso della sua vita, anche nelle corse automobilistiche. Nel 2022 un incendio all’impianto fotovoltaico della sua abitazione aveva messo a rischio i macchinari che lo tenevano in vita.
Ora la notizia, improvvisa, della scomparsa di Alex. Lo sport italiano, dal Cip al Coni, per gli eventi sportivi di questo fine settimana ha disposto un minuto di silenzio in tutte le competizioni. "Quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più", disse una volta Zanardi. Lui lo ha fatto fino all'ultimo. (AGI)