(AGI) - Roma, 6 mag. - Addio a Evaristo Beccalossi: il fantasista e bandiera dell'Inter degli anni '80, è deceduto nella notte a Brescia, nella clinica Poliambulanza dove era ricoverato. Il 'Beck' avrebbe compiuto 70 anni il 12 maggio. Le sue condizioni di salute erano critiche dopo il malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma.
Beccalossi, nato a Brescia, aveva iniziato la carriera con le Rondinelle e nel 1978 era approdato all'Inter con cui vinse uno scudetto e una Coppa Italia e raggiunse la semifinale di Coppa dei Campioni '80-81. Inanellò 216 presenze e 37 gol ma soprattutto divenne l'idolo di una tifoseria che osannava il numero 10 con il sacrilego coro "Evaristo, Evaristo non lo ferma neanche Cristo". Gianni Brera lo soprannominò Dribblossi per l'estro e l'imprevedibilità.
La sua doppietta sotto il diluvio nel derby con il Milan dell'ottobre 1979, piatto destro di rara dolcezza e appoggio in rete su assist di Muraro, lo consacrò idolo nerazzurro. "Il Milan difendeva lo scudetto", ricordò in seguito, "si era appena appuntato al petto la stella e io glielo sfilai, con due gol a Ricky Albertosi. Di destro, mentre in genere segnavo di sinistro". L'Inter di Eugenio Bersellini avrebbe poi vinto il suo 12mo scudetto trascinata anche dall'altro ex Brescia Spillo Altobelli. E ai tifosi di oggi non è sfuggita la coincidenza che il 'Becca' se ne sia andato pochi giorni dopo il 21mo titolo nerazzurro.
Nella stagione 1984-1985 era passato alla Sampdoria e poi aveva girato tra Monza, Barletta e Pordenone scendendo anche in categoria minori fino al ritiro nel 1991. In seguito era stato, tra le altre cose, capodelegazione delle Nazionali azzurre giovanili e opinionista tv, sempre con la Beneamata nel cuore.
"Ci sembra impossibile", ha scritto l'Inter in un post in cui celebra il talento "limpido, abbagliante" di un campione "onnipotente con entrambi i piedi", "nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone". Il club cita anche una frase di Peppino Prisco: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l'accarezzava riempiendolo di coccole".
Il suo estro era inversamente proporzionale alla costanza:
"Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me", amava raccontare. Sono diventati leggendari i due rigori sbagliati in cinque minuti contro lo Slovan Bratislava nella stagione '82-83, a cui Paolo Rossi dedicò un esilarante monologo. Nella stessa stagione strappò gli applausi dei tifosi del Napoli per un gol con pallonetto mancino alla Maradona 'ante litteram'. (AGI)
IL PUNTO = Addio a Beccalossi, genio Inter di un altro calcio
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