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Focus/Mercati: Settimana nera per Borse, rally petrolio e gas

Economia

(AGI) - Roma, 6 mar. - La prima settimana di marzo è stata una settimana nera per i mercati azionari globali, segnata dall'instabilità innescata dall'escalation del conflitto in Medio Oriente dopo l'attacco congiunto di sabato di Stati Uniti e Israele contro l'Iran.
    La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran ha scatenato una crisi energetica globale immediata, con pesanti timori di una nuova fiammata inflattiva dovuta al blocco di uno dei principali "chokepoint" mondiali, visto che in questo braccio di mare tra l'Iran e l'Oman transitano abitualmente circa 20-21 milioni di barili di petrolio al giorno (il 20-27% del consumo globale) e un quinto delle spedizioni di Gnl. Ad aggravare la situazione, i pesanti attacchi alle infrastrutture energetiche della regione, in particolare da parte dell'Iran come ritorsione per le operazioni militari di Usa e Israele. In una manciata di giorni il prezzo del Brent ha così superato i 94 dollari al barile e il Wti i 92 dollari, con guadagni in una sola settimana che non si vedevano dal 2022, quando la Russia invase l'Ucraina.
      Stesso discorso per il prezzo del gas, che all'hub di riferimento Ttf è raddoppiato in una settimana superando i 52 euro per megawattora.
     Quest'impennata dei prezzi dell'energia ha travolto le Borse, che hanno vissuto sessioni complicate e all'insegna della forte volatilità, con il Ftse Mib di Milano che ha sfiorato perdite del 4% in una singola seduta. I ribassi più eclatanti sono stati in Asia, in particolare sulle piazze di Seul e Tokyo. Anche Wall Street ha registrato pesanti cali. 
   Il conflitto ha poi portato a una decisa corsa ai beni rifugio, spingendo al rialzo sia l'oro (tornato sopra i 5.120 dollari l'oncia) sia il dollaro americano (con l'euro che è scivolato sotto quota 1,16 sul biglietto verde). 
    Il clima d'incertezza ha coinvolto anche il mercato delle criptovalute. Il Bitcoin ha registrato ampie oscillazioni ed è sceso sotto la soglia dei 70 mila dollari, riflettendo l’aumento dell’avversione al rischio e la rotazione degli investitori verso gli asset considerati più sicuri. (AGI)

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