(AGI) - Pechino, 19 mag. - Il futuro del gasdotto Power of Siberia 2, un'infrastruttura progettata per trasportare 50 miliardi di metri cubi di gas all'anno lungo un tracciato di 2.600 chilometri dai giacimenti artici di Yamal alla Cina settentrionale attraverso la Mongolia, è al centro dei colloqui in corso tra Vladimir Putin e Xi Jinping a Pechino. L'opera, strategica per Mosca come alternativa ai mercati europei, andrebbe ad affiancare l'esistente Power of Siberia 1, che lo scorso anno ha trasportato 38 miliardi di metri cubi. Il Cremlino ha preannunciato "discussioni serie e molto dettagliate" sul progetto, con il presidente russo che ha auspicato esplicitamente la finalizzazione di un accordo definitivo durante la visita di questi giorni. I negoziati, del resto, appaiono più favorevoli visto l'attuale quadro geopolitico e le vulnerabilità infrastrutturali cinesi. Il prolungarsi del blocco dello Stretto di Hormuz minaccia direttamente una rotta marittima attraverso cui transita un terzo del petrolio e il 25% del gas d'importazione di Pechino. La necessità di diversificare gli approvvigionamenti via terra ha spinto il governo cinese a inserire il nuovo gasdotto russo tra le priorità strategiche nazionali del quindicesimo piano quinquennale 2026-2030, approvato lo scorso marzo. Attualmente, come ricorda Reuters, la Cina conta su 5 gasdotti attivi che convogliano metano dall'Asia centrale, dalla Russia e dal Myanmar, per un totale di 59,4 milioni di tonnellate registrate nel 2025, volume in grado di coprire circa il 19% del consumo interno. La pressione per un'intesa è importante anche per Mosca, scrive il Financial Times, chiamata a compensare il drastico calo delle esportazioni verso l'Europa, crollate da 157 a soli 18 miliardi di metri cubi dopo l'invasione dell'Ucraina.
Gazprom ha avviato i primi studi di fattibilità già nel 2020 e nel settembre del 2025 ha siglato un memorandum vincolante di trent'anni. Da Pechino, tuttavia, non è giunta alcuna dichiarazione ufficiale di conferma al momento della firma e i cantieri sono attualmente in stallo. Il nodo principale resta il prezzo. Pechino vuole pagare il gas alle stesse condizioni del mercato interno russo, mentre Mosca punta a una formula di mercato, simile a quella applicata per il primo Power of Siberia e per le forniture storiche all'Europa. Anche in caso di intesa politica imminente, i tempi di realizzazione dell'opera restano ampi: la divisione ricerca della compagnia statale cinese Cnpc ha stimato lo scorso novembre in almeno otto-dieci anni la durata dei lavori per progetti di tale complessità ingegneristica. Gli analisti di S&P Global prevedono un avvio operativo dell'infrastruttura non prima della fine del 2031. (AGI)
FOCUS = Gasdotto Power of Siberia 2, nodo vertice Putin-Xi
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