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Fine vita: Emilia-Romagna approva legge, la terza in Italia

Politica

(AGI) – Bologna, 23 lug. - L'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito. La proposta di legge di Avs, Pd, Civici e Movimento 5 Stelle, a prima firma Paolo Trande (Avs), è passata in Aula con i voti favorevoli di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle e quelli contrari di FdI, Forza Italia, Rete civica e Lega. L’obiettivo della norma è regolamentare l'accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze intollerabili, garantendo equità di accesso e tempi compatibili con le condizioni fisiche dei richiedenti. La legge, che stabilisce che la procedura sia gratuita e le attività connesse al suicidio medicalmente assistito siano svolte esclusivamente da personale volontario, si snoda in 12 articoli e - ha rimarcato il presidente della Regione Michele de Pascale - "non crea nuovi diritti, né introduce condizioni diverse, rispetto a quelle già definite dalla Corte costituzionale. Si limita a tradurre, in procedure obiettive, imparziali e uguali per tutti, i principi affermati dalla sentenza 242 del 2019, rendendoli concretamente applicabili e colmando un vuoto legislativo nazionale. E' una legge rispettosa di tutte le sensibilità". "Resta inaccettabile che su una materia così delicata possano esistere venti discipline diverse, una per ogni Regione - ha messo in chiaro il presidente -, ma l'Emilia-Romagna non interviene per modificare le condizioni di accesso, bensì per garantire che, su tutto il territorio regionale, le procedure siano uniformi, trasparenti e rispettose dei diritti". "L'ambizione – ha sottolineato - è che la nostra sia la Regione più forte e inclusiva nell'offerta delle cure palliative, affinché chi si trova in queste condizioni possa ricevere la migliore assistenza possibile. E, nei casi in cui, nel rispetto della legge e delle decisioni della Corte costituzionale, una persona scelga di richiedere il suicidio medicalmente assistito, vogliamo garantire un percorso improntato a umanità, trasparenza e professionalità". "Il punto di arrivo, però – ha ribadito de Pascale - non può che essere una legge nazionale, capace di garantire uguali diritti e tutele in tutto il Paese". (AGI)

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