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Ex Ilva: legale, pronuncia giudici azzera rischio confisca

Economia

(AGI) - Roma, 5 giu. - “Il pronunciamento di oggi - aggiunge Loreto - ha un impatto forte. La Riva Forni sta in bonis e su Ilva in amministrazione straordinaria c’é una conseguenza rilevante relativamente al venir meno della confisca. Infatti mentre nel 2021 per la giurisprudenza si andava in moneta fallimentare, nel 2023 le sezioni unite della Cassazione hanno cambiato orientamento e quindi se fosse stata applicata, certo non sarebbe stata una cosa leggera. Avrebbe inciso molto sull’azienda”. 
Nel frattempo é sceso a 16 - riducendosi di molto - il numero degli imputati rimasti nel processo “Ambiente Svenduto” sull’ex Ilva. Nell’udienza del 23 maggio scorso, la corte d’appello di Potenza ha infatti ha dichiarato il non luogo a procedere per diversi imputati e tra questi anche l'ex governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione per fatto pressione, tra il 2010 e il 2011, sull'allora direttore generale di Arpa Puglia (l’Agenzia regionale per l’ambiente), Giorgio Assennato, affinché ammorbidisse la linea nei confronti della fabbrica siderurgica di Taranto. Troppo tempo è trascorso da quei fatti per i giudici che inoltre hanno sottolineato come le accuse contro Vendola fossero prescritte già nel 2023. A fine maggio 2021 era arrivato a conclusione a Taranto in corte d’assise il processo “Ambiente Svenduto”. Ci furono condanne pesanti per oltre 270 anni complessivi. A settembre 2024, però, la corte d’appello ha azzerato processo e sentenza e lo ha trasferito a Potenza, dove è poi ricominciato. La corte d’appello ha annullato la sentenza poiché ha riscontrato, su istanza della difesa di alcuni imputati, che tra le numerose parti civili figuravano anche due ex magistrati onorari di Taranto che erano in carica all’epoca dei fatti contestati.
L’11 giugno intanto si discuterà in Cassazione il ricorso dell’ex Ilva contro il mancato dissequestro dell’altoforno 1 a seguito dell’incendio avvenuto a maggio 2025 (incendio senza feriti scoppiato lungo una delle tubiere esterne nelle quali transita aria a elevata temperatura). L’impianto é ancora sotto sequestro probatorio. L’ex Ilva, nei mesi passati, ha chiesto il dissequestro sia alla Procura per due volte che al gip di Taranto ma nei tre casi ha sempre ottenuto una pronuncia negativa. E comunque quando verrà dissequestrato, l’altoforno 1 necessiterà di almeno otto mesi di lavori di ripristino impiantistico. (AGI)

AGGIORNAMENTO 11:48

(AGI) - Taranto, 5 giu. - “Le società Ilva in amministrazione straordinaria, Partecipazioni Industriali in amministrazione straordinaria e Riva Forni elettrici sono fuori dall’illecito amministrativo relativo al reato associativo e alle ipotesi di disastro e avvelenamento. Di conseguenza, il rischio di confisca dell’ex Ilva, che poteva nuocere alla sopravvivenza della società, é azzerato ed é facilitato in discesa il percorso di dissequestro dell’area a caldo della fabbrica”. Lo dichiara all’AGI l’avvocato Angelo Loreto, legale di Ilva in amministrazione straordinaria, dopo l’udienza di stamattina a Potenza in corte d’appello del processo “Ambiente Svenduto” dove si discuteva del reato di illecito amministrativo contestato in base alla legge 231/2001 alle società Ilva in amministrazione straordinaria - proprietaria di impianti e stabilimenti attualmente dati in gestione ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria -, Partecipazioni Industriali in amministrazione straordinaria (ex Riva Fire) e Riva Forni Elettrici Prima dell’udienza odierna, Loreto aveva parlato di “fase decisiva. In base a come i giudici decideranno, si proseguirà poi sul resto. Sul tema abbiamo già discusso due settimane fa”. “Adesso - dichiara il legale -Ilva in as diventa terzo estraneo ai fatti, è venuto meno il capo di imputazione QQ, le tre società sono fuori dal reato di illecito amministrativo e Ilva in as soltanto resta dentro ma solo per i due omicidi colposi che le sono stati contestati. E proprio per il fatto che Ilva in as diventi ora terzo estraneo, agevola il dissequestro dell’area a caldo”. Area a caldo sequestrata a luglio 2012 e successivamente data all’azienda con la facoltà d’uso. L’area a caldo é la parte produttiva più importante della fabbrica e comprende altiforni, cokerie, parchi minerali e acciaierie. (AGI) 

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AGGIORNAMENTO 11:48

(AGI) - Roma, 5 giu. - “Il pronunciamento di oggi - aggiunge Loreto - ha un impatto forte. La Riva Forni sta in bonis e su Ilva in amministrazione straordinaria c’é una conseguenza rilevante relativamente al venir meno della confisca. Infatti mentre nel 2021 per la giurisprudenza si andava in moneta fallimentare, nel 2023 le sezioni unite della Cassazione hanno cambiato orientamento e quindi se fosse stata applicata, certo non sarebbe stata una cosa leggera. Avrebbe inciso molto sull’azienda”. 
Nel frattempo é sceso a 16 - riducendosi di molto - il numero degli imputati rimasti nel processo “Ambiente Svenduto” sull’ex Ilva. Nell’udienza del 23 maggio scorso, la corte d’appello di Potenza ha infatti ha dichiarato il non luogo a procedere per diversi imputati e tra questi anche l'ex governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione per fatto pressione, tra il 2010 e il 2011, sull'allora direttore generale di Arpa Puglia (l’Agenzia regionale per l’ambiente), Giorgio Assennato, affinché ammorbidisse la linea nei confronti della fabbrica siderurgica di Taranto. Troppo tempo è trascorso da quei fatti per i giudici che inoltre hanno sottolineato come le accuse contro Vendola fossero prescritte già nel 2023. A fine maggio 2021 era arrivato a conclusione a Taranto in corte d’assise il processo “Ambiente Svenduto”. Ci furono condanne pesanti per oltre 270 anni complessivi. A settembre 2024, però, la corte d’appello ha azzerato processo e sentenza e lo ha trasferito a Potenza, dove è poi ricominciato. La corte d’appello ha annullato la sentenza poiché ha riscontrato, su istanza della difesa di alcuni imputati, che tra le numerose parti civili figuravano anche due ex magistrati onorari di Taranto che erano in carica all’epoca dei fatti contestati.
L’11 giugno intanto si discuterà in Cassazione il ricorso dell’ex Ilva contro il mancato dissequestro dell’altoforno 1 a seguito dell’incendio avvenuto a maggio 2025 (incendio senza feriti scoppiato lungo una delle tubiere esterne nelle quali transita aria a elevata temperatura). L’impianto é ancora sotto sequestro probatorio. L’ex Ilva, nei mesi passati, ha chiesto il dissequestro sia alla Procura per due volte che al gip di Taranto ma nei tre casi ha sempre ottenuto una pronuncia negativa. E comunque quando verrà dissequestrato, l’altoforno 1 necessiterà di almeno otto mesi di lavori di ripristino impiantistico. (AGI)

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