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Ex Ilva: azienda, "Aumento cassa a seguito decreto giudici"

Economia

(AGI) - Taranto, 17 ott. - L’aumento della cassa integrazione straordinaria in Acciaierie d’Italia, ex Ilva, da 4.450 a 8.622 dipendenti complessivi, viene motivato dalla società con la necessità di adempiere al decreto della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato la fermata dell’area a caldo nello stabilimento di Taranto. Decreto emesso il 27 luglio con scadenza 90 giorni, quindi ormai prossima. Due richieste di sospensione del decreto stesso avanzate da AdI sono state respinte dalla Corte d’Appello. Inoltre, contro il decreto l’azienda ha avanzato ricorso straordinario in Corte di Cassazione che terrà l’udienza il 20 ottobre. “Il non dilazionabile adempimento dell’ordine giudiziale risulta essere incompatibile, allo stato, con il layout della società. La sospensione della produzione di manufatti in acciaio mediante l’esercizio dell’area ‘a caldo’ impone di porre in essere ed attuare tempestivamente un diverso piano operativo” scrivono i commissari di Acciaierie, Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, nella comunicazione sulla cassa integrazione per 8.622 dipendenti sino a febbraio prossimo salvo proroghe.  “In esecuzione del provvedimento giudiziale di spegnimento dell'area a caldo, la società ha provveduto - tra le altre - alla revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime precedentemente pianificati, non più compatibili con il sopraggiunto fermo delle attività del ciclo integrale, anche al fine di salvaguardare l’equilibrio economico della gestione”, si legge ancora nella comunicazione di Acciaierie a ministeri, sindacati e Regioni interessate.
   “Infatti - si prosegue -, dalla temporanea sospensione dell’esercizio di tutti gli impianti di produzione funzionali all’out put di bramme e coils, già a decorrere dal 09.10.2026, consegue l’improcrastinabile necessità della rimodulazione degli assetti aziendali. Questo determinerà, gradualmente, ricadute sulle lavorazioni in essere in tutti gli stabilimenti del gruppo, di potenziale variabile entità nel tempo, in relazione al progressivo ripristino di condizioni di esercizio, funzionali a garantire le condizioni di cedibilità degli asset, mediante il potenziale ricorso a fonti di approvvigionamento esterne o, nel medio termine, al ripristino di autonoma capacità produttiva”. (AGI)
   

AGGIORNAMENTO 07:11

(AGI) - Taranto, 17 ott. - L’aumento della cassa integrazione straordinaria in Acciaierie d’Italia, ex Ilva, da 4.450 a 8.622 dipendenti complessivi, viene motivato dalla società con la necessità di adempiere al decreto della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato la fermata dell’area a caldo nello stabilimento di Taranto. Decreto emesso il 27 luglio con scadenza 90 giorni, quindi ormai prossima. Due richieste di sospensione del decreto stesso avanzate da AdI sono state respinte dalla Corte d’Appello. Inoltre, contro il decreto l’azienda ha avanzato ricorso straordinario in Corte di Cassazione che terrà l’udienza il 20 ottobre. “Il non dilazionabile adempimento dell’ordine giudiziale risulta essere incompatibile, allo stato, con il layout della società. La sospensione della produzione di manufatti in acciaio mediante l’esercizio dell’area ‘a caldo’ impone di porre in essere ed attuare tempestivamente un diverso piano operativo” scrivono i commissari di Acciaierie, Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, nella comunicazione sulla cassa integrazione per 8.622 dipendenti sino a febbraio prossimo salvo proroghe.  “In esecuzione del provvedimento giudiziale di spegnimento dell'area a caldo, la società ha provveduto - tra le altre - alla revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime precedentemente pianificati, non più compatibili con il sopraggiunto fermo delle attività del ciclo integrale, anche al fine di salvaguardare l’equilibrio economico della gestione”, si legge ancora nella comunicazione di Acciaierie a ministeri, sindacati e Regioni interessate.
   “Infatti - si prosegue -, dalla temporanea sospensione dell’esercizio di tutti gli impianti di produzione funzionali all’out put di bramme e coils, già a decorrere dal 09.10.2026, consegue l’improcrastinabile necessità della rimodulazione degli assetti aziendali. Questo determinerà, gradualmente, ricadute sulle lavorazioni in essere in tutti gli stabilimenti del gruppo, di potenziale variabile entità nel tempo, in relazione al progressivo ripristino di condizioni di esercizio, funzionali a garantire le condizioni di cedibilità degli asset, mediante il potenziale ricorso a fonti di approvvigionamento esterne o, nel medio termine, al ripristino di autonoma capacità produttiva”. (AGI)
   

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AGGIORNAMENTO 07:11


(AGI) - Taranto, 17 ott. - “A tal fine - dice l’azienda -, gli impianti sono stati posti nella condizione di ‘riscaldo’, onde evitare la distruzione degli stessi e consentire la ripresa della produzione allorché se ne verificasse la condizione giudiziaria, previo riavvio del ciclo di approvvigionamento. A tale determinazione - si spiega - la società è giunta per l’esigenza di garantire la sostenibilità della struttura societaria nelle more dell’espletamento della procedura finalizzata alla candidatura/scelta del soggetto economico cui saranno ceduti gli asset produttivi. Tale obiettivo - evidenzia Acciaierie d’Italia nella comunicazione - rende improcrastinabile l’adeguamento del numero complessivo dei lavoratori potenzialmente interessati dalle contestuali sospensioni in cassa integrazione straordinaria rispetto all’esigenza di riorganizzare l’attività degli stabilimenti nei limiti e modalità coerenti con la nuova realtà produttiva”. (AGI)  

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