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Da Fakir a Magherini. Cucchi, stessa storia nonostante Cedu

Politica

(AGI) - Roma, 21 lug. - In collegamento da Bologna, la nipote di Abderrhaim, Yossra Fakir: "Voglio iniziare da un punto molto chiaro: noi ci dissociamo completamente dagli scontri in piazza avvenuti in piazza. Non siamo assolutamente d'accordo con queste forme di reazione. Bologna è la città in cui sono cresciuta e vedere il centro maltrattato ci colpisce, me e la mia famiglia. Non accettiamo che la memoria di mio zio venga macchiata da questi fatti, il dolore che sentiamo è enorme ma non può trasformarsi in violenza". Detto questo, "vogliamo la verità, capire cosa è successo e accertate le responsabilità. E' una questione di giustizia e rispetto. Chiediamo rispetto per mio zio, dignità per la sua memoria e per la nostra famiglia. Vogliamo giustizia", ha concluso la giovane in lacrime. Il legale della famiglia, avvocato Fabio Anselmo, si sofferma sugli ultimi frame del video della morte di Fakir. Il giovane è ormai immobile, con mani e piedi legati. Il poliziotto a cavalcioni sopra di lui: "Quando gli agenti si sono alzati, mentre Fakir era agonizzante, forse non era ancora morto. Se fosse così tutta questa tragedia assume i contorni più neri e terribili. Nessuno lo soccorre, nessuno lo slega. Perché è rimasto legato mani e piedi?", chiede l'avvocato che, poi, si sofferma sulla mancanza di formazione per le forze dell'ordine chiamate a intervenire in casi come questi: "La formazione deve essere sia di carattere operativo che di carattere psicologico. Voglio chiedere a quelle persone a cosa pensavano mentre esercitavano quella pressione sul povero Abderrhaim. Quella è una manovra pericolosa da effettuata in casi estremi e che va terminata nel momento in cui il soggetto non costituisca più un pericolo per nessuno, questo nno accade quasi mai, purtroppo. Sono state eseguite le procedure? Queste son procedure di morte. Siamo così lontani dalla condanna della Cedu che si parla di scudo penale per gli autori". A tornare sulle linee guida è Ilaria Masinara di Amnesty International: "Voglio tornare alle linee guida perché sono esaustive nel mettere nero su bianco alcuni passaggi fondamentali: si deve cercare un dialogo, cercare di evitare l'escalation, l'immobilizzazione è l'ultima risorsa di cui devono avvalersi le forze di polizia. Qual è la filiera di comando in questi contesti? Quello che voglio dire è che Amnesty International continua a chiedere che sia messa a terra una filiera chiara di gestione di questi casi". (AGI)

AGGIORNAMENTO 14:17

(AGI) - Roma, 21 lug. - Firenze 2014, Riccardo Magherini. Minneapolis 2020, George Floyd. Bologna 2026, Abderrhaim Fakir. Tre scene che sembrano tratte dallo stesso film. A mettere in relazione i tre casi è Ilaria Cucchi, senatrice Avs e sorella di Stefano, il giovane morto mentre era in custodia cautelare per le conseguenze delle percosse subite. In una conferenza stampa al Senato, la senatrice Cucchi ha mostrato le immagini, con tanto di audio che riporta le suppliche del giovane Fakir, drammaticamente simili a quelle di Magherini e Floyd. Una sequenza che si chiude con l'ammanettamento di Fakir, ormai inerme e immobile sull'asfalto. "Verrebbe da dire trovate le differenze, se non fosse per la drammaticità di queste immagini", commenta Cucchi con amarezza. "E se non fosse per il fatto che nel caso di Floyd non siamo in America, ancora". Riccardo Magherini, ricorda l'esponetne di Avs, "è morto nel 2014 in circostanze analoghe e la Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro Paese, che non si è mai dotato di un protocollo che regoli le modalità" di fermo. "Abderrhaim è morto sull'asfalto mentre chiedeva aiuto: questa è l'idea di fermo che c'è nel nostro Paese, siamo ancora lì. Dopo la condanna della Cedu, il ministero dell'Interno diffonde le linee guida per il fermo delle persone non collaborative. 'Le persone non collaborative in certi casi sono soggetti fragili, psichiatrici o con disagi psicologici'. Questa è la descrizione delle cosiddette persone non collaborative. Più avanti spiegano gli strumenti operativi: tra i quali la forza muscolare, che va misurata secondo il principio di proporzionalità, terminando con la messa in sicurezza della persona non collaborativa. E abbiamo visto con il povero Abderrhaim cosa significa messa in sicurezza. Terribile", chiosa Ilaria Cucchi, "vedere quelle immagini e terribile pensare che dal caso di Riccardo Magherini non è cambiato nulla: per questo voglio dare tutto il mio sostegno, che sarà costante, alla famiglia di Abderrhaim'. (AGI)

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(AGI) - Roma, 21 lug. - In collegamento da Bologna, la nipote di Abderrhaim, Yossra Fakir: "Voglio iniziare da un punto molto chiaro: noi ci dissociamo completamente dagli scontri in piazza avvenuti in piazza. Non siamo assolutamente d'accordo con queste forme di reazione. Bologna è la città in cui sono cresciuta e vedere il centro maltrattato ci colpisce, me e la mia famiglia. Non accettiamo che la memoria di mio zio venga macchiata da questi fatti, il dolore che sentiamo è enorme ma non può trasformarsi in violenza". Detto questo, "vogliamo la verità, capire cosa è successo e accertate le responsabilità. E' una questione di giustizia e rispetto. Chiediamo rispetto per mio zio, dignità per la sua memoria e per la nostra famiglia. Vogliamo giustizia", ha concluso la giovane in lacrime. Il legale della famiglia, avvocato Fabio Anselmo, si sofferma sugli ultimi frame del video della morte di Fakir. Il giovane è ormai immobile, con mani e piedi legati. Il poliziotto a cavalcioni sopra di lui: "Quando gli agenti si sono alzati, mentre Fakir era agonizzante, forse non era ancora morto. Se fosse così tutta questa tragedia assume i contorni più neri e terribili. Nessuno lo soccorre, nessuno lo slega. Perché è rimasto legato mani e piedi?", chiede l'avvocato che, poi, si sofferma sulla mancanza di formazione per le forze dell'ordine chiamate a intervenire in casi come questi: "La formazione deve essere sia di carattere operativo che di carattere psicologico. Voglio chiedere a quelle persone a cosa pensavano mentre esercitavano quella pressione sul povero Abderrhaim. Quella è una manovra pericolosa da effettuata in casi estremi e che va terminata nel momento in cui il soggetto non costituisca più un pericolo per nessuno, questo nno accade quasi mai, purtroppo. Sono state eseguite le procedure? Queste son procedure di morte. Siamo così lontani dalla condanna della Cedu che si parla di scudo penale per gli autori". A tornare sulle linee guida è Ilaria Masinara di Amnesty International: "Voglio tornare alle linee guida perché sono esaustive nel mettere nero su bianco alcuni passaggi fondamentali: si deve cercare un dialogo, cercare di evitare l'escalation, l'immobilizzazione è l'ultima risorsa di cui devono avvalersi le forze di polizia. Qual è la filiera di comando in questi contesti? Quello che voglio dire è che Amnesty International continua a chiedere che sia messa a terra una filiera chiara di gestione di questi casi". (AGI)

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(AGI) - Roma, 21 lug. - Presenti in sala Nassirya anche i leader di Sinistra Italiana e Più Europa, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi: "Ringrazio Ilaria Cucchi per avere tempestivamente costruito l'occasione di cui questo Paese ha bisogno, l'occasione per raccogliere l'appello a non lasciare sola la famiglia di Fakir ed evitare che questa vicenda si riduca a un numeratore anonimo e privo della sua singolarità", sottolinea Fratoianni. "In questo paese ci sono milioni di persone che non si rassegnano a un ciclo che torna. Ma ci sono milioni di persone che credono che chiedere verità e giustizia sia necessario. Ho letto le parole di Bignami, capogruppo di FdI, un bolognese, che ha liquidato la vicenda dicendo che l'operazione è stata eseguita con tutti i crismi. Quella posizione è una posizione che rischia di portare alla morte, è scritto in italiano, nero su bianco", ribatte Fratoianni: "Liquidare la questione come intervento perfettamente eseguito Chi chiede verità e giustizia getta un'ombra sulle forze dell'ordine. Lo trovo terribile". Magi ritiene che non sia "accettabile che si muoia quando si è nelle mani dello stato, tanto meno che si muoia per mano dello stato". Abderrhaim, Magherini, Floyd, "sono persone, non deve dimenticarlo nessuno. Si può essere non collaborativi per mille motivi, ma la professionalità degli agenti di polizia deve essere improntata a quelle linee guida. La sentenza di Cassazione del caso Aldrovandi prescrive che quella manovra deve cessare appena la persona è ammanettata. Immediatamente le persone deve essere messa in posizione supina o sul fianco, perché il peso degli agenti che grava sui polmoni e sullo sterno può portare al soffocamento. La Cedu ha condannato l'Italia e la obbliga a occuparsi della formazione degli agenti. Quella sentenza dice che nel caso Magherini non c'è stata una indagine indipendente perché a occuparsi del caso sono stati gli stessi carabinieri che sono intervenuti". Al termine della conferenza, Ilaria Cucchi ha fatto scorrere le immagini di Abderrhaim, vivo e con il volto sorridente, assieme alla sua famiglia: "E' importante ricordarlo da vivo, perché non è un numero, non è e non sarà un 'caso'", spiega Cucchi: "E' un giovane uomo, con la sua storia, il suo vissuto, i suoi diritti che sono stati calpestati. Lo dipingeranno nel peggiore dei modi, vorrei fosse ricordato così". (AGI)  

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