(AGI) - Città del Vaticano, 19 mag. - Il documento affronta in modo dettagliato anche gli aspetti tecnici della finanza, mettendo in guardia contro pratiche considerate incompatibili con una gestione prudente e responsabile. Tra queste figura la vendita allo scoperto, definita rischiosa sia dal punto di vista economico sia morale quando utilizzata come “arma finanziaria” contro aziende o Stati.
Il testo invita inoltre alla cautela nell’utilizzo dei derivati, giudicati accettabili solo quando servono a coprire rischi reali e non a fini puramente speculativi. Particolare attenzione viene riservata anche alle criptovalute, considerate prive di un quadro normativo stabile e caratterizzate da forte volatilità e opacità.
Secondo la Cei, tali strumenti possono essere collegati anche ad attività illecite come riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Per gli enti ecclesiastici viene quindi raccomandato un approccio prudente, orientato al lungo periodo e coerente con i valori cristiani.
La gestione patrimoniale, si legge, non deve inseguire rendimenti elevati a ogni costo, ma coniugare sostenibilità economica, responsabilità sociale e tutela della persona.
Nel documento trova spazio anche un riferimento diretto agli investimenti nelle industrie belliche, indicati come incompatibili con una visione cristiana della finanza.
La Cei invita infine diocesi e istituzioni cattoliche ad affidarsi a professionisti qualificati, evitando improvvisazioni e scelte “fai-da-te” nei mercati finanziari. (AGI)
Cei: cripto non immorali intrinsecamente ma uso non prudente
Estero
ADV
---- RM13/ELI | © 2026 agi