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Abusi all'asilo, ente Montessori verso concordato preventivo

Cronaca

(AGI) - Roma, 15 mag. - L’Opera Nazionale Montessori va verso il concordato preventivo. Una scelta dell’ente – secondo quanto apprende l’AGI – strettamente legata alla vicenda che, tra il 2017 e il 2018, ha coinvolto la scuola dell’infanzia “Casa dei Bimbi”, riservata ai figli dei dipendenti della Banca d’Italia, dove il maestro 25enne Jonathan Trupia, originario della Tanzania, è stato accusato di aver abusato di 26 bambini.
Nel 2018 l’uomo è stato condannato dal gup di Roma a otto anni di reclusione, su richiesta del pm Francesca Passaniti. Da quella sentenza sono scaturite le richieste di risarcimento danni avanzate dalle famiglie sia nei confronti dell’insegnante sia dell’Opera Nazionale Montessori, che gestiva l’asilo.
Tra i numerosi giudizi avviati, soltanto due cause sono state definite finora, entrambe patrocinate dall’avvocato Samantha Luponio. “Entrambi i procedimenti si sono conclusi con la condanna del maestro, che ha scelto di non partecipare ai giudizi rimanendo contumace, e dell’Opera Nazionale Montessori al pagamento di ingenti somme a titolo di risarcimento danni in favore dei minori abusati e delle loro famiglie, quali vittime riflesse del reato”, spiega Luponio all’AGI. (AGI)

AGGIORNAMENTO 11:34

(AGI) - Roma, 15 mag. - L’Opera Nazionale Montessori va verso il concordato preventivo. Una scelta dell’ente – secondo quanto apprende l’AGI – strettamente legata alla vicenda che, tra il 2017 e il 2018, ha coinvolto la scuola dell’infanzia “Casa dei Bimbi”, riservata ai figli dei dipendenti della Banca d’Italia, dove il maestro 25enne Jonathan Trupia, originario della Tanzania, è stato accusato di aver abusato di 26 bambini.
Nel 2018 l’uomo è stato condannato dal gup di Roma a otto anni di reclusione, su richiesta del pm Francesca Passaniti. Da quella sentenza sono scaturite le richieste di risarcimento danni avanzate dalle famiglie sia nei confronti dell’insegnante sia dell’Opera Nazionale Montessori, che gestiva l’asilo.
Tra i numerosi giudizi avviati, soltanto due cause sono state definite finora, entrambe patrocinate dall’avvocato Samantha Luponio. “Entrambi i procedimenti si sono conclusi con la condanna del maestro, che ha scelto di non partecipare ai giudizi rimanendo contumace, e dell’Opera Nazionale Montessori al pagamento di ingenti somme a titolo di risarcimento danni in favore dei minori abusati e delle loro famiglie, quali vittime riflesse del reato”, spiega Luponio all’AGI. (AGI)

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AGGIORNAMENTO 11:34


(AGI) - Roma, 15 mag. - Il tribunale ha tuttavia rigettato la domanda di garanzia assicurativa avanzata dall’Opera Nazionale Montessori nei confronti della compagnia assicuratrice, ritenendo applicabili le clausole di esclusione della copertura.
Inoltre, pur in presenza di storici rapporti istituzionali con il ministero dell’Istruzione e della previsione statutaria di un componente designato dal ministero nel Consiglio direttivo dell’ente, il tribunale di Roma ha escluso la responsabilità del dicastero, concentrando integralmente sull’ONM il peso economico dei risarcimenti riconosciuti alle famiglie.
Le decisioni finora emesse hanno quindi attribuito esclusivamente all’Opera Nazionale Montessori e all’autore materiale delle condotte l’onere economico dei risarcimenti. Una circostanza che assume oggi un rilievo particolarmente delicato alla luce delle indiscrezioni relative alla possibile valutazione, da parte dell’ente, di strumenti concorsuali.
In tale contesto, l’eventuale ricorso dell’Opera Nazionale Montessori a procedure concorsuali rischia di incidere pesantemente sia sui tempi sia sulle concrete possibilità di soddisfazione dei crediti riconosciuti con sentenze esecutive, maturati al termine di lunghissimi percorsi giudiziari e umani.
Ciò anche perché la Banca d’Italia, stazione appaltante del servizio di gestione della scuola, ha scelto di non adottare spontaneamente misure riparatorie nei confronti dei figli dei propri dipendenti, ritenendosi evidentemente esente da censure.
Nel caso in esame, i crediti vantati dalle famiglie e dai minori non costituiscono meri crediti commerciali, ma riguardano il ristoro di danni gravissimi alla persona, già accertati con sentenze esecutive. Si tratta dunque di pretese di natura fortemente personale, che l’ordinamento considera meritevoli di una tutela rafforzata, anche attraverso il riconoscimento di specifici privilegi ai crediti risarcitori connessi a fatti di particolare gravità.
In questo quadro, l’eventuale ricorso a strumenti concorsuali o agli istituti di composizione della crisi, qualora fosse finalizzato esclusivamente a congelare o dilazionare il pagamento di tali somme senza una reale prospettiva di risanamento dell’attività, porrebbe un problema di abuso del diritto. La giurisprudenza, infatti, ha chiarito che gli strumenti concorsuali non possono essere utilizzati in modo distorto o meramente dilatorio, ma devono essere funzionali a un effettivo riequilibrio dell’impresa, nel rispetto dei principi di correttezza, buona fede e parità di trattamento dei creditori.
Spetterà in ogni caso all’autorità giudiziaria verificare, nel concreto, la sussistenza dei presupposti di legge per l’accesso a eventuali procedure e valutare se l’utilizzo di tali strumenti sia compatibile con i principi di buona fede, proporzionalità e tutela effettiva dei creditori, evitando che le procedure di regolazione della crisi si trasformino in un ulteriore fattore di ingiustizia per chi ha già subito danni così gravi. (AGI) 

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