(AGI) - Roma, 31 dic. - In Portogallo i cittadini hanno confermato la fiducia, nel voto anticipato del 18 maggio, alla coalizione di centrodestra del primo ministro Luis Montenegro. Sorprendente, nei Paesi Bassi, l'exploit dei liberalsocialisti di D66, che hanno costretto al pensionamento il vecchio capo socialista Frans Timmermans e ridimensionato la destra populista di Geert Wilders, i cui personalismi avevano causato la caduta del governo di Dick Schoof.
Nei Balcani, infine, la Croazia ha rinconfermato a gennaio il presidente di centrosinistra Zoran Milanovic mentre nel turbolento Kosovo una lunga crisi politica appare destinata a chiudersi in queste ore con un nuovo mandato per il premier Albin Kurti.
Una menzione anche per le elezioni parlamentari in Groenlandia, che hanno visto lo scorso marzo gli indipendentisti moderati imporsi in un voto segnato dalla polemica sulle mire espansionistiche degli Usa, che vorrebbero annettere la grande isola artica.
- SUD AMERICANA: INIZIA UNA SVOLTA TRUMPIANA
L'America Latina ha attraversato spesso svolte politiche dettate o influenzate da quanto stava accadendo nel frattempo a Washington e il 2025 non ha fatto eccezione. La presenza al potere in Colombia, tradizionale alleato degli Usa, di un presidente di sinistra come Gustavo Petro ha nettamente peggiorato i rapporti con l'amministrazione Trump, impegnata in una tattica di massima pressione sul Venezuela chavista.
L'Ecuador, ad aprile, ha quindi confermato il presidente conservatore Daniel Noboa, mentre il Cile, due settimane fa, ha scelto in Josè Antonio Kast il capo dello Stato più a destra dai tempi di Pinochet. Ancora più significativa è la fine in Bolivia del ventennio di dominio socialista con la vittoria alle presidenziali di Rodrigo Paz del Partito Democratico Cristiano. Un mese dopo il voto, non è invece ancora chiaro chi abbia vinto in Honduras.
- NORD AMERICA: IL PRIMO SINDACO MUSULMANO DI NEW YORK
Grande impatto mediatico ha avuto l'elezione del democratico Zohran Mamdani, primo sindaco musulmano di New York, nell'ambito della tornata amministrativa dello scorso 4 novembre, conclusa con alcuni prevedibili trionfi dell'Asinello in alcuni suoi feudi storici.
Il Nord America ha visto inoltre, lo scorso aprile, elezioni anticipate in Canada che hanno consentito al premier liberale Mark Carney di consolidare il suo potere. (AGI)
2025: le elezioni che hanno pesato sugli equilibri mondiali
AGGIORNAMENTO 09:00
(AGI) - Roma, 31 dic. - Le urne in Europa che segnano scelte di campo nel contesto della guerra in Ucraina, il Sud America che svolta a destra e riduce le frizioni con l'amministrazione Trump, l'ascesa in Giappone di una premier nazionalista che aumenta le tensioni con Pechino. Il 2025 non sarà ricordato come un anno elettorale del rilievo del 2024, quando - da Washington a Nuova Delhi - fu chiamata al voto circa metà della popolazione mondiale, ma non è stato parco di appuntamenti in grado di influire sugli equilibri globali.
- EUROPA: I VENTI DI GUERRA SOFFIANO SULLE URNE
La guerra in Ucraina ha pesato sul dibattito politico interno di numerosi Paesi, in particolare in alcune nazioni dell'Est, dove Mosca conserva una rilevante influenza. Lo scorso settembre nella Moldavia divisa tra filorussi e antirussi, l'europeista partito di Azione e Solidarietà è riuscito a conservare la maggioranza parlamentare dopo giorni di tensioni e accuse di ingerenze.
Quattro mesi prima, a maggio, la Romania, nazione tutrice di Chisinau, aveva eletto presidente un candidato filo-Ue quale il sindaco di Bucarest, Nicusor Dan. Questo enorme sospiro di sollievo per Kiev e i suoi sostenitori è seguito al clamoroso annullamento del primo turno del dicembre 2024 deciso dalla Corte Costituzionale di Bucarest, che aveva ravvisato ingerenze russe dietro l'affermazione del sovranista Calin Georgescu.
Il voto più importante nel vecchio continente ha però riguardato la Germania, dove il nuovo leader dei conservatori della Cdu/Csu, Friedrich Merz, è diventato cancelliere e si è ritrovato a dover gestire la complicata eredità della 'coalizione semaforo' di Olaf Scholz. Merz ha impresso una svolta filoatlantica e ha avviato un ambizioso piano di riarmo ma la Germania, come la Francia, continua ad avere un sistema politico bloccato dalla conventio ad excludendum nei confronti di un'estrema destra in crescita. Con i nazionalisti di Afd diventati il secondo partito, il neocancelliere si è visto costretto all'ennesima Grande Coalizione con i socialisti. In Polonia il primo ministro Donald Tusk si trova invece alle prese, dal 1 giugno, con la difficile convivenza del nuovo presidente, Karol Nawrocki, espressione della destra ultraconservatrice del PiS. (AGI)
AGGIORNAMENTO 09:00
(AGI) - Roma, 31 dic. - In Portogallo i cittadini hanno confermato la fiducia, nel voto anticipato del 18 maggio, alla coalizione di centrodestra del primo ministro Luis Montenegro. Sorprendente, nei Paesi Bassi, l'exploit dei liberalsocialisti di D66, che hanno costretto al pensionamento il vecchio capo socialista Frans Timmermans e ridimensionato la destra populista di Geert Wilders, i cui personalismi avevano causato la caduta del governo di Dick Schoof.
Nei Balcani, infine, la Croazia ha rinconfermato a gennaio il presidente di centrosinistra Zoran Milanovic mentre nel turbolento Kosovo una lunga crisi politica appare destinata a chiudersi in queste ore con un nuovo mandato per il premier Albin Kurti.
Una menzione anche per le elezioni parlamentari in Groenlandia, che hanno visto lo scorso marzo gli indipendentisti moderati imporsi in un voto segnato dalla polemica sulle mire espansionistiche degli Usa, che vorrebbero annettere la grande isola artica.
- SUD AMERICANA: INIZIA UNA SVOLTA TRUMPIANA
L'America Latina ha attraversato spesso svolte politiche dettate o influenzate da quanto stava accadendo nel frattempo a Washington e il 2025 non ha fatto eccezione. La presenza al potere in Colombia, tradizionale alleato degli Usa, di un presidente di sinistra come Gustavo Petro ha nettamente peggiorato i rapporti con l'amministrazione Trump, impegnata in una tattica di massima pressione sul Venezuela chavista.
L'Ecuador, ad aprile, ha quindi confermato il presidente conservatore Daniel Noboa, mentre il Cile, due settimane fa, ha scelto in Josè Antonio Kast il capo dello Stato più a destra dai tempi di Pinochet. Ancora più significativa è la fine in Bolivia del ventennio di dominio socialista con la vittoria alle presidenziali di Rodrigo Paz del Partito Democratico Cristiano. Un mese dopo il voto, non è invece ancora chiaro chi abbia vinto in Honduras.
- NORD AMERICA: IL PRIMO SINDACO MUSULMANO DI NEW YORK
Grande impatto mediatico ha avuto l'elezione del democratico Zohran Mamdani, primo sindaco musulmano di New York, nell'ambito della tornata amministrativa dello scorso 4 novembre, conclusa con alcuni prevedibili trionfi dell'Asinello in alcuni suoi feudi storici.
Il Nord America ha visto inoltre, lo scorso aprile, elezioni anticipate in Canada che hanno consentito al premier liberale Mark Carney di consolidare il suo potere. (AGI)
AGGIORNAMENTO 09:00
(AGI) - Roma, 31 dic. -
- ASIA: PER LA PRIMA VOLTA UNA DONNA GOVERNA IL GIAPPONE
In Giappone le elezioni del 20 luglio si sono concluse con l'ennesima vittoria del Partito Liberal Democratico, al potere in modo quasi ininterrotto dal dopoguerra. La novità è stata la prima donna capo del governo di Tokyo, Sanae Takaichi, nazionalista ed erede politica di Shinzo Abe. Takaichi ha stretto i rapporti con Washington, annunciato un riarmo e aperto a un intervento militare in caso di invasione di Taiwan, cosa che ha provocato uno scontro politico senza precedenti con Pechino.
Dopo un 2024 turbolento, con il tentativo di colpo di Stato dell'ex presidente Yoon Suk Yeol e il suo successivo impeachment, la Corea del Sud ha premiato l'opposizione progressista e incoronato presidente Lee Jae-myung del Partito Democratico.
Ancora nel Pacifico, in Australia, è stato rieletto a maggio il premier laburista Anthony Albanese.
Conferma, spostandoci in Medio Oriente, anche per il capo dell'esecutivo iracheno, Mohammed Shia Al-Sudani, che ha vinto le elezioni generali dell'11 novembre.
- AFRICA TRA INSTABILITÀ E COLPI DI STATO
In Africa le democrazie mature continuano a latitare e in alcuni casi, come le ultime amministrative in Somalia, la notizia è che le elezioni si siano tenute, dopo 57 anni di Stato di emergenza. In altri casi il voto è solo un copione formale per sancire la permanenza al potere di autocrati a volte decrepiti come il camerunese Paul Biya, classe 1933, rieletto a ottobre per un ottavo mandato.
In Gabon, 19 mesi dopo un colpo di stato militare, il 12 aprile il generale Brice Clotaire Oligui Nguema ha ottenuto, sulla carta, quasi il 95% dei suffragi. Il 23 novembre, in Guinea-Bissau, la rielezione del presidente in carica Umaro Sissoco Embalo, con il 65%, è stata seguita dal consueto colpo di Stato seguito dall'instaurazione di una dittatura militare, guidata in questo caso dal generale Horta N'Tam. È atteso il 5 gennaio il verdetto delle urne aperte il 28 dicembre nella Repubblica Centrafricana. (AGI)