Enrico Franceschini, ai giornalisti servono passione e adrenalina 

La ricetta del corrispondente di 'Repubblica' per i giovani cronisti: uscire dalle redazioni

Enrico Franceschini, ai giornalisti servono passione e adrenalina 
 Franceschini Viva l'Italia

Passione, vanità e adrenalina: è quello che deve animare un giornalista, non importa se nativo digitale o cresciuto su carta e inchiostro. Enrico Franceschini, giornalista e scrittore, da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, ospite di 'Viva l'Italia', il format in diretta web di Agi, è convinto che ci sia ancora spazio nel mondo per il buon giornalismo, ma a condizione di avere il coraggio (o anche solo la voglia) di uscire dalle redazioni. "Il consiglio che darei oggi a un giovane che vuole fare questo mestiere è di imparare l'arabo o il cinese, studiare quelle culture e partire. Una volta là qualcuno disposto a pagarlo per fargli raccontare cosa succede, lo trova. E' successo a me e ad altri come Lucia annunziata e Gianni Riotta con gli Stati Uniti di qualche decennio fa; può succedere ancora"

 


Franceschini, attualmente a Londra, nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013). Scoop è il suo ultimo romanzo e racconta proprio di un venticinquenne che si ritrova a fare l'inviato speciale.