Risorse idriche e sistemi agroalimentari nel Mediterraneo: i vincitori dei bandi PRIMA 2018



13 dicembre 2018,17:08


Il Programma PRIMA, che promuove attività congiunte di ricerca e innovazione nel settore agri-food tra Paesi del Mediterraneo, annuncia i primi 18 vincitori dei bandi 2018. Con un budget di 500 milioni di euro, cofinanziato dai 19 paesi partecipanti (11 Paesi UE e 8 Paesi non-UE) e dalla Commissione Europea. PRIMA sostiene la ricerca e l'innovazione attraverso finanziamenti distribuiti su un arco temporale di 7 anni. I primi bandi, riguardanti le tre aree tematiche di PRIMA (gestione efficiente delle risorse idriche, agricoltura sostenibile, filiera agro-alimentare), del valore annuo complessivo di 48 milioni, hanno ottenuto una grande attenzione da parte dei ricercatori e degli innovatori, con la partecipazione di 840 consorzi e 5.400 unità di ricerca provenienti da 24 Paesi.

In ciascun consorzio era presente almeno un'unità di ricerca della costa Sud del Mediterraneo. Assai positivi sono risultati anche la partecipazione di genere e il coinvolgimento delle piccole e medie imprese. Dopo due stadi di valutazione condotti da esperti indipendenti secondo le rigorose regole di Horizon 2020, il programma quadro per la ricerca e l’innovazione dell’Unione Europea, sono stati individuati i primi 18 consorzi beneficiari del finanziamento: tra questi l’Italia ne coordina 9, mentre 15 vedono la partecipazione di unità di ricerca italiane all’interno dei progetti. 

Le proposte dei ricercatori italiani riguardano innovazioni sostenibili inerenti all’area del Mediterraneo e relative:

1) alla gestione delle risorse idriche nei sistemi agricoli

2) modellizzazione del rischio per garantire la sicurezza microbica e la qualità degli alimenti

3) sistemi di monitoraggio della trasmissione del virus Bluetongue negli ovini 

4) gestione sostenibile delle acque sotterranee in acquiferi costieri attraverso una governance innovativa 

5) adattamento delle colture di frutta al cambiamento climatico

6) prevenzione di geminivirus nelle verdure

7) utilizzo della diversità genetica locale per sfruttare l'adattamento dell'orzo in ambienti difficili

8) resilienza agli stress abiotici nel grano duro 

9) sistemi acquaponici per migliorare la sostenibilità delle produzioni alimentari

10) azioni preventive ai LAGovirus 

11) riduzione dei patogeni fungini nelle colture di fragole

12) gestioni irrigue del riso alternative a quelle tradizionali

13) valutazione e mappatura delle risorse idriche sotterranee degli acquiferi carsici

14) adattamento delle colture mediterranee al cambiamento climatico

15) valorizzazione dei formaggi prodotti da caglio da cardo. 

“Il programma PRIMA - dichiara il ministro Marco Bussetti - per le sue ricadute concrete su un settore essenziale come l'agroalimentare, dimostra come la cooperazione scientifica sia strategica non solo per la qualità della vita e lo sviluppo delle regioni interessate, ma anche per una vera solidarietà fra Paesi dell'area mediterranea. È una testimonianza concreta di quella che ho definito come 'diplomazia della ricerca'. L'alta qualità del contributo italiano è del resto una importante testimonianza del grande livello raggiunto dalle nostre istituzioni scientifiche”. 



13 dicembre 2018,17:08


Il Programma PRIMA, che promuove attività congiunte di ricerca e innovazione nel settore agri-food tra Paesi del Mediterraneo, annuncia i primi 18 vincitori dei bandi 2018. Con un budget di 500 milioni di euro, cofinanziato dai 19 paesi partecipanti (11 Paesi UE e 8 Paesi non-UE) e dalla Commissione Europea. PRIMA sostiene la ricerca e l'innovazione attraverso finanziamenti distribuiti su un arco temporale di 7 anni. I primi bandi, riguardanti le tre aree tematiche di PRIMA (gestione efficiente delle risorse idriche, agricoltura sostenibile, filiera agro-alimentare), del valore annuo complessivo di 48 milioni, hanno ottenuto una grande attenzione da parte dei ricercatori e degli innovatori, con la partecipazione di 840 consorzi e 5.400 unità di ricerca provenienti da 24 Paesi.

In ciascun consorzio era presente almeno un'unità di ricerca della costa Sud del Mediterraneo. Assai positivi sono risultati anche la partecipazione di genere e il coinvolgimento delle piccole e medie imprese. Dopo due stadi di valutazione condotti da esperti indipendenti secondo le rigorose regole di Horizon 2020, il programma quadro per la ricerca e l’innovazione dell’Unione Europea, sono stati individuati i primi 18 consorzi beneficiari del finanziamento: tra questi l’Italia ne coordina 9, mentre 15 vedono la partecipazione di unità di ricerca italiane all’interno dei progetti. 

Le proposte dei ricercatori italiani riguardano innovazioni sostenibili inerenti all’area del Mediterraneo e relative:

1) alla gestione delle risorse idriche nei sistemi agricoli

2) modellizzazione del rischio per garantire la sicurezza microbica e la qualità degli alimenti

3) sistemi di monitoraggio della trasmissione del virus Bluetongue negli ovini 

4) gestione sostenibile delle acque sotterranee in acquiferi costieri attraverso una governance innovativa 

5) adattamento delle colture di frutta al cambiamento climatico

6) prevenzione di geminivirus nelle verdure

7) utilizzo della diversità genetica locale per sfruttare l'adattamento dell'orzo in ambienti difficili

8) resilienza agli stress abiotici nel grano duro 

9) sistemi acquaponici per migliorare la sostenibilità delle produzioni alimentari

10) azioni preventive ai LAGovirus 

11) riduzione dei patogeni fungini nelle colture di fragole

12) gestioni irrigue del riso alternative a quelle tradizionali

13) valutazione e mappatura delle risorse idriche sotterranee degli acquiferi carsici

14) adattamento delle colture mediterranee al cambiamento climatico

15) valorizzazione dei formaggi prodotti da caglio da cardo. 

“Il programma PRIMA - dichiara il ministro Marco Bussetti - per le sue ricadute concrete su un settore essenziale come l'agroalimentare, dimostra come la cooperazione scientifica sia strategica non solo per la qualità della vita e lo sviluppo delle regioni interessate, ma anche per una vera solidarietà fra Paesi dell'area mediterranea. È una testimonianza concreta di quella che ho definito come 'diplomazia della ricerca'. L'alta qualità del contributo italiano è del resto una importante testimonianza del grande livello raggiunto dalle nostre istituzioni scientifiche”.