La finale di Wimbledon consacra il talento di Matteo Berrettini

La finale di Wimbledon consacra il talento di Matteo Berrettini

Il romano ha regolato il polacco Hurkacz in semifinale: "Ora devo crederci". Nemmeno Pietrangeli e Panatta erano riusciti nell'impresa di arrivare all'atto conclusivo del torneo più prestigioso del circuito

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ADRIAN DENNIS / AFP - Matteo Berrettini, Wimbledon

AGI - Matteo Berrettini sarà il primo tennista italiano a giocare una finale a Wimbledon. Il quarto a scendere in campo per vincere un torneo dello Slam dopo Giorgio De Stefani, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta. 

Se alla fine del 2019 era stato 'nominato' tennista più migliorato del circuito è proprio il 2021 a consacrare il tennista romano ai vertici del circuito mondiale. Due tornei vinti dei cinque in carriera sono arrivati proprio negli ultimi sei mesi, prima sulla terra di Belgrado e poi sull'erba del Queen's, uno dei tornei più antichi del mondo, giocato a pochi giorni dall'inizio di Wimbledon. Berrettini è stato l'unico tennista della storia, insieme a Boris Becker, ad averlo conquistato all'esordio.

 Insieme a tutto ciò, Berrettini ha anche migliorato, proprio quest'anno, le sue performance nei tornei dello Slam: ottavi di finale agli Australian Open e quarti di finale al Roland Garros. In attesa degli Us Open, che si terranno dopo l'estate, in cui ha già raggiunto la semifinale nel 2019.

Il tennista romano ha giocato quest'anno anche un'altra finale importante, quella del Master 1000 di Madrid, dove pur vincendo il primo set si è dovuto arrendere alla rimonta del tedesco Alexander Zverev, numero 6 del mondo.

Berrettini, classe 1996, ha iniziato a giocare a tennis all'età di 4 anni ma è a 8 anni, sulla spinta del fratello Jacopo, che ha intensificato i suoi allenamenti e la sua passione per il gioco. 

 Il primo a seguirlo fu Raoul Pietrangeli, nel 2013, maestro e direttore tecnico del Circolo della Corte dei Conti di Roma. Il salto decisivo, però, è avvenuto con il trasferimento al Circolo Canottieri Aniene, sotto la guida dell'attuale coach Vincenzo Santopadre.

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©  Adrian DENNIS / AFP
Matteo Berrettini, Wimbledon

Dopo aver esordito nel circuito ATP nel 2017, un anno dopo è arrivato il primo trofeo, a Gstaad, in Svezia, a cui si sono aggiunti nel 2019 quelli di Stoccarda e Budapest. Un percorso che non si è arrestato durante l'anno di pandemia che Berrettini, giocando pochissimo, ha usato soprattutto per superare alcuni infortuni e problemi fisici.

Due anni fa Berrettini ha raggiunto l'ottavo posto nella classifica mondiale. Era dai tempi di Barazzutti (1978) che un tennista 'tricolore' non raggiungeva una posizione così elevata. Attualmente è sceso di un gradino anche se, grazie all'exploit londinese, è destinato a una rapida risalita.

 Grande potenza nel servizio, che supera ampiamente i 200 km/h, il tennista romano ha nel dritto il suo colpo migliore anche se, soprattutto negli ultimi tempi, ha migliorato anche il rovescio, a due mani, la copertura della rete (numerosissime le palle corte utilizzate durante Wimbledon), su cui ha influito la sempre crescente partecipazione ai tornei di doppio, e la sua capacità di leggere le strategie dell'avversario adattandosi alle situazioni proposte in campo. 

Ma se il fisico lo aiuta, sfiora i due metri di altezza per circa 90 chilogrammi, è soprattutto dal punto di vista mentale che Berrettini è cresciuto maggiormente negli ultimi mesi riuscendo a gestire con più freddezza i momenti più tesi e decisivi di un match. Tutte queste caratteristiche lo rendono un giocatore completo in grado di imporsi su tutte le superfici.