Da Soccavo a via Scipione Capece, viaggio nella Napoli di Diego

Da Soccavo a via Scipione Capece, viaggio nella Napoli di Diego

Del Centro sportivo Paradiso di cui restano ammassi di ferro arrugginito, un cancello azzurro dipinto ormai chiuso e dalla vernice scrostata, erba alta e locali vandalizzati, e poche persone davanti a uno striscione

maradona napoli luoghi diego 

Napoli, Maradona

AGI - Lo stadio San Paolo, quello non c’è. Perché gli hanno dedicato fiumi di parole ed è la tappa più scontata, più ovvia. Il viaggio dell’AGI nella Napoli di Diego Armando Maradona, nella città delle sue scorribande notturne e del sole che ha illuminato le sue prodezze di gambe, parte dal luogo in cui tutto questo si concentrava. Quel Centro sportivo Paradiso di cui restano ammassi di ferro arrugginito, un cancello azzurro dipinto ormai chiuso e dalla vernice scrostata, erba alta e locali vandalizzati, e poche persone davanti a uno striscione, mentre al San Paolo si ammassano tifosi veri e presunti a favore di telecamere.  

Qui ogni giorno, dagli anni ’70, si allenava il Napoli. E qui, chi ha potuto, ha visto el Pibe de oro palleggiare con le bottigliette d’acqua minerale, sorprendere il portiere tirando carambole da angoli improbabili, chiacchierare con i giornalisti dicendo banalità per poi, andando via, con un guizzo biricchino, buttare la battuta che avrebbe fatto titolo. La struttura di Soccavo non ha un proprietario certo, perso nei meandri del gioco di scatole cinesi tra cessioni, riscatti, fitti e noli che segnò il passaggio di quote del Napoli Calcio tra Corrado Ferlaino, l’uomo che aveva portato Maradona dal Barcellona in biancoazzurro con un trucco, e Giorgio Corbelli.

Da Soccavo a via Scipione Capece, all’appartamento in cui D10S viveva con Claudia Villafane, una palazzina bassa in una zona residenziale di lusso della città, una di quelle da cui se ti affacci da qualsiasi finestra vedi comunque il golfo e il Vesuvio. Quelle stesse finestre dalle quali contro 4 giornalisti partirono spari con una carabina ad aria compressa nel 1991 perché il mito voleva un po’ di privacy.  

E’ quella la strada panoramica tortuosa e stretta che percorreva con le sue auto per uscire e correre verso gli allenamenti o verso le feste e i ristoranti, perché lui alla sua vita notturna, alla vita dell’altro Maradona, quello che non giocava ma amava le donne e la ‘buona’ compagnia, non rinunciava mai.

Una vita che di solito cominciava in via Martucci, a ridosso di piazza Amedeo, in un ristorante che ora non c’è più. O anche all’hotel Paradiso, poco distante da casa. E pure da D’Angelo, nome di tradizione per i pranzi e le cene della borghesia napoletana, ancora oggi. E c’era tra i suoi luoghi di svago pure il Sarago, ristorante di specialità marinare in uno dei lati di piazza Sannazzaro, a due passi dal lungomare di Mergellina, lì dove ora, riaprendo locali chiusi da tempo, si è insediata una pizzeria gourmet; ma allora il Sarago, in contrapposizione alle più popolari pizzerie-trattorie dell’altro lato della piazza, specializzate in zuppa di cozze, era il ritrovo della Napoli che non dormiva, aperto sempre e fino all’alba per oltre 40 anni con quella miscela di alto e basso che ha sempre contraddistinto questa città, contrabbandieri e giornalisti, calciatori e forze dell’ordine e persino Barbra Streisand. 

Piazza dei Martiri, il salotto buono della città, Maradona l'ha frequentata lo stretto indispensabile, fino a quando in uno dei palazzi antichi che la cingono, ci sono stati gli uffici della società di Ferlaino. Infine Forcella, il quartiere roccaforte del potere dei Giuliano, il clan che con Luigi, detto ‘o re, e i suoi fratelli, soprattutto Carmine, resterà noto nelle cronache del mondo per quel gruppo di foto, una su tutte, che ritrae Maradona insieme a loro nella vasca da bagno a forma di conchiglia in marmo con rubinetti dorati su sfondo di nero piperno.  

(Video a cura di Lucia Licciardi e Gabriella Bianchi)