Da Boston ad Amburgo, la maledizione della XXXIII Olimpiade

Con il no della Raggi salgono a tre le città che si sono ritirate dalla candidatura ai giochi del 2024

Da Boston ad Amburgo, la maledizione della XXXIII Olimpiade
 Da boston ad Amburgo le candidature ritirate per le Olimpiadi 2024

Roma - Amburgo si e' ritirata dopo un referendum. Los Angeles e' dovuta subentrare all'ultimo minuto, quando Boston ha fatto un passo indietro. A Budapest la Corte Suprema e' intervenuta per respingere le richieste di una consultazione popolare. E ora il no definitivo di Virginia Raggi a Roma 2024 conferma che la corsa per le XXXIII Olimpiadi assomiglia sempre piu' a una competizione fra gamberi.

La prima citta' ad esprimere dubbi e critiche era stata Boston dove il sindaco, Martin Walsh, aveva piu' volte avvertito: "Senza garanzie non posso impegnarmi a mettere a rischio i soldi dei contribuenti". Sul piatto lo stanziamento previsto era di 4,5 miliardi di dollari, giudicati del tutto insufficienti dai comitati per il no, tra cui il potente No Boston Olympics, secondo cui serviva un budget di circa 10-20 miliardi. L'esempio di Londra 2012, del resto, parla chiaro: dal preventivo di 2,4 miliardi di sterline la spesa finale e' lievitata a 8,92.

Cosi' Boston a luglio si e' sfilata, sostituita da Los Angeles che - a dire il vero - si e' messa subito al lavoro. Pronto il sito di LA24, pronto il logo - un angelo baciato dal sole californiano - e pronto anche lo slogan "Follow the sun", 'segui il sole'. Il tutto accompagnato da un video dove si ripete la domanda-ritornello: "dove sarai nel 2024?". Dall'ex cestista Kobe Bryant all'attore Will Ferrell, fino ai giovani atleti in erba, la risposta e' una sola: "A Los Angeles per le Olimpiadi!".

Se in California la marcia verso la candidatura sembra procedere spedita - l'88% degli abitanti risulta favorevole secondo un sondaggio condotto a febbraio -, in altre citta' il percorso e' stato molto accidentato o si e' gia' concluso. I cittadini di Amburgo, sentiti tramite referendum a fine novembre, hanno bocciato la candidatura col 52% dei voti. La citta' si e' dunque ritirata cosi' come aveva fatto Monaco di Baviera, dopo una medesima consultazione, per le Olimpiadi invernali del 2022.

Anche Budapest ha conosciuto diversi mal di pancia. Malgrado la forte volonta' del premier Viktor Orban di portare nella capitale ungherese le prime Olimpiadi dell'Europa centro-orientale, secondo un sondaggio della compagnia Median e' favorevole solo il 41% della popolazione. A dicembre il Consiglio comunale di Budapest ha bocciato la richiesta di un referendum per bloccare la candidatura ai giochi con 16 voti contro 14. A gennaio anche la Corte Suprema ungherese, la Curia, ha respinto la medesima richiesta. Pure per le Olimpiadi invernali del 2022 la corsa era stata 'sofferta'. Avevano abbandonato, nell'ordine, Cracovia, Leopoli, Stoccolma e Oslo, lasciando in lizza solo Almaty e Pechino. Alla fine l'ha spuntata la capitale cinese che pero' dovra' ricorrere alla neve artificiale o appoggiarsi a impianti situati in altre localita'. (AGI)