Lo sputo di Douglas Costa a Di Francesco è diventato un caso, e un mezzo mistero

Lo juventino si è scusato, ma non con il giocatore del Sassuolo. Cosa abbia scatenato quella reazione per ora è un segreto tra i due, e la rete comincia a scavare sulle inclinazioni politiche del centrocampista emiliano

Lo sputo di Douglas Costa a Di Francesco è diventato un caso, e un mezzo mistero
 (Afp)
 Douglas Costa

Il caso Douglas Costa sta facendo più rumore della doppietta, attesissima, di Cristiano Ronaldo. Entrambi gli episodi sono accaduti all’interno della partita, giocata domenica pomeriggio, che ha visto la squadra di Allegri superare il Sassuolo di De Zerbi. La quarta vittoria, su quattro partite, in un inizio quasi perfetto di campionato.

Quel “quasi” è proprio riferito al gesto inqualificabile di cui si è reso protagonista il centrocampista offensivo brasiliano, reo di aver colpito con uno sputo un avversario, Federico Di Francesco. Il mistero, che ricorda vagamente quello del 2006 tra Zidane e Materazzi, è tutto rivolto alle parole che il figlio dell’allenatore della Roma avrebbe detto all’avversario dopo uno scontro di gioco e diversi minuti di scaramucce e accuse reciproche, ma di cui ancora non c’è traccia o riscontro.

I fatti (e la possibile squalifica)

Sia Douglas Costa che Di Francesco hanno iniziato la partita di ieri in panchina. Sono entrati, nello stesso momento, a circa mezz’ora dalla fine senza riuscire a incidere nel match. A pochi minuti dal fischio finale, dopo un’entrata piuttosto ruvida, il giocatore della Juve ha accusato il rivale di aver accentuato la caduta arrivando quasi a dargli prima una gomitata e poi una testata. Lo sputo, invece, è arrivato qualche minuto dopo, in pieno recupero, a seguito dell’ennesimo battibecco in mezzo al campo. Non è chiaro cosa abbia scatenato Douglas Costa ma la reazione, considerata come “comportamento violento” e individuata dal Var, ha portato all’inevitabile e sacrosanta espulsione diretta. Ora il centrocampista bianconero attende la decisione del giudice sportivo che potrebbe essere una vera stangata visto che il procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro ha chiesto l'utilizzo della prova tv. Se le immagini dovessero sancire la colpevolezza anche per la gomitata, Douglas Costa potrebbe ricevere una squalifica fino a sei giornate. Uno stop che andrà ad aggiungersi alla multa della società, già confermata dall’allenatore toscano in conferenza stampa. La sentenza è attesa per la giornata di martedì.

 

 

Le scuse fatte, quelle non fatte e le accuse di Evra

Come fanno solitamente molti calciatori, anche Douglas Costa ha voluto chiedere perdono ai suoi tifosi e ai suoi compagni di squadra con un messaggio sul suo profilo Instagram, sottolineando come quello di ieri sia stato il gesto isolato all’interno di una carriera parecchio lunga.  

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Gostaria de pedir desculpas a todos os torcedores da Juventus por essa minha reação equivocada no jogo de hoje. Peço também desculpas aos meus companheiros de time, que estão sempre comigo nos momentos bons e ruins. Errei feio, tenho consciência e venho me desculpar com todos por isso. Deixo claro que essa atitude isolada não condiz com o que sempre mostrei em minha carreira. Douglas Costa Vorrei scusarmi con tutti i fan della Juventus per questa reazione fuorviante nel gioco di oggi. Mi scuso anche con i miei compagni di squadra, che sono sempre con me nei momenti belli e cattivi. Ero brutto, ne sono consapevole e mi scuso con tutti per questo. Metto in chiaro che questo atteggiamento isolato non corrisponde a quello che ho sempre dimostrato nella mia carriera. Douglas Costa @juventus

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A nessuno è sfuggito il fatto che tra i destinatari delle scuse non ci fosse il bersaglio dello sputo. Un dettaglio che ha fatto scattare la reazione di un altro ex giocatore della Juve, Patrice Evra, lesto a ricordare a Douglas Costa come l’animale simbolo della Juve fosse una zebra e non un lama. Per l’ex terzino della nazionale francese, lo juventino avrebbe dovuto denunciare pubblicamente le presunte parole di Di Francesco che avrebbero causato quella sproporzionata reazione: “La gente non saprà mai cosa ti ha detto”. Un commento ritenuto ingeneroso dallo stesso brasiliano che ha voluto ricordare i sacrifici fatti e la volontà di non voler, almeno per ora, sollevare un ulteriore polverone: " Mi alzo alle 5 del mattino da quando avevo 12 anni... e non sai nemmeno cosa mi ha detto... Ma va bene... Chiedo scusa a chiunque devo chiederlo perché ho sbagliato!". E tra questi non c’è Di Francesco.

Il precedente (falso) su Di Francesco

Sui social, nel frattempo, ha ripreso a circolare un episodio che coinvolse Di Francesco nel 2016. Un’esultanza, con la maglia del Lanciano in serie B, dopo un gol contro il Modena, che molti hanno denunciato come un vero saluto romano, uno dei richiami fascisti più forti. Un gesto che aveva fatto indignare le associazioni ebraiche prima di essere smentito dalla società abruzzese e dal giocatore stesso.  All’epoca fu lo stesso Di Francesco a pubblicare su Facebook la lettera inviata all’Ucei dove veniva spiegato il malinteso: “Non c’è nulla di più lontano, di quanto mi è stato ingiustamente attribuito, dalle mie convinzioni e dalla educazione che mi è stata impartita, ve lo assicuro. Ho tenuto solo a chiarire con voi, con una mia lettera personale il motivo del mio rammarico per il fatto che, pur senza reale ragione, vi siate sentiti offesi”. Fu un fotogramma di un’esultanza “militare” a essere oggetto di una strumentalizzazione che oggi viene riproposta con puntualità.

Solo Douglas Costa in questo momento sa quindi cosa veramente ha detto Di Francesco. E finché non si sapranno i particolari, l’unico gesto da condannare resta lo sputo. Quello sì che, sicuramente, è un comportamento da rosso e da squalifica.   



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