Armando Siri è solo l'ultimo caso. Quando i politici si fanno cantanti

Dagli esempi storici, come il Berlusconi chansonnier sulle navi da crociera, al grillino Sergio Battelli, un autentico professionista che ha appena pubblicato il suo nuovo disco

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L’ultimo della lista è Armando Siri, sottosegretario alla Infrastrutture e senatore della Lega. Ieri intonando le hit “Perdere l’amore” e “Avrai” si è preso prepotentemente palco, scena, standing ovation e trofeo di Sanremo da pecora, la kermesse politico-canora che Radio1 organizza ormai da tre anni. Si è saputo quindi che il canto, tendenza opera però, è una sua passione da sempre, che ha seguito un corso, che ogni si diletta con Matteo Salvini e che non si perde una serata del Festival di Sanremo, dove tifa Patty Pravo. Il nuovo Bocelli della politica è solo l’ultima prova, se ce ne fosse stato bisogno, della contiguità tra politica e musica.

Ai testimonial ormai storici come Silvio Berlusconi chansonnier sulle navi da crociera e poi grande protagonista in coppia con Mariano Apicella, alle varie Iva Zanicchi e Ombretta Colli passate dalla canzone alla politica se ne sono aggiunti via via altri. Vogliamo parlare del senatore grillino Gianluigi Paragone che nella sua prima vita da conduttore, su Raidue a Ultima parola, sfornava editoriali in musica con la chitarra al collo?

Era il 2012, Paragone raccontò che aveva sempre suonato e di possedere una batteria, un pianoforte e due chitarre. Un professionista, più o meno. La musica faceva alzare lo share del suo programma e, devono pensarla così in parecchi, anche il gradimento politico. Altrimenti non si spiegherebbe il karaoke a Radio Rock di Matteo Renzi e Luigi Di Maio a confronto (prima che il secondo si prendesse il governo) e, quando Renzi era ancora premier, la “Sweet home Chicago” che intonò sul palco di Chicago con il sindaco Rham Emanuel. Polistrumentista anche l'ex governatore leghista della Lombardia, Roberto Maroni, che ha iniziato con la fisarmonica, suona il sassofono in un complesso jazz e a casa si diletta con un organo Hammond.

Ieri scavando tra i concorrenti di Sanremo da Pecora sono emerse storie canor-politiche meno note. Come quella dei due grillini Elisa Tripodi e Sergio Battelli, ultimi classificati alla kermesse per un problema di microfono.  Lei valdostana, ha studiato alla celebre scuola di Mogol, il Cet ed è figlia e nipote d’arte. Il padre Natale è un musicista, lo zio, Franchino Tripodi  ha studiato anche lui al Cet e Mogol gli ha scritto pure una canzone, "La mia valle", che ha avuto un certo successo in Val D’Aosta.

La deputata grillina, fidanzata con il produttore discografico Roberto Angiari, quando faceva la cantante si faceva chiare Eresia e una sua canzone “Je dis non” in francese, è stata utilizzata per la campagna del comitato del no sul referendum costituzionale. È un quasi professionista pure il suo partner politico e musicale Battelli che già nel suo curriculum politico vantava la sua militanza nella rock band Red Lips. Ora ha da poco pubblicato, dopo due anni di lavoro, il suo nuovo disco “Fall in love”: “È solo un hobby, un divertimento” minimizza. 

Non ha pubblicato (fortunatamente) nulla Ignazio la Russa, ma va fiero di conoscere tutti i testi della musica italiana dagli anni Cinquanta in su. Il sindaco di Firenze Dario Nardella è un grande virtuoso del violino e il forzista Francesco Paolo Sisto se la cava molto bene alle tastiere. Più modestamente la deputata Pd Alessia Morani, invece, racconta di un passato nei cori parrocchiali. 



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