"La musica non deve temere l'intelligenza artificiale. La creatività è dell'uomo"

Abbiamo intervistato il direttore del Printemp des Arts di Monte Carlo 

"La musica non deve temere l'intelligenza artificiale. La creatività è dell'uomo"

Il Printemps des Arts 2018 chiude con una doppia prima assoluta di danza e musica in programma giovedì 26 aprile (repliche fino al 29) al Grimaldi Forum di Monaco. Commissionata dal festival monegasco, in collaborazione con i Balletti di Monte-Carlo, verrà eseguita in prima assoluta una nuova composizione di Bruno Mantovani dal titolo “Abstract pour violoncelle et orchestre” insieme ad una nuova coreografia di Jean- Christophe Maillot, direttore dei Balletti di Monte-Carlo. Sodalizio artistico che si ispira a quello celebre e storico di George Balanchine e Igor Stravinski che verrà proposto in apertura della serata con il “Concerto per violino in re maggiore”. Ad accompagnare il Corpo di Ballo di Monte-Carlo, l’Orchestra Filarmonica monegasca diretta da Pascal Rophé e i solisti Liza Kerob (violino) e Marc Coppey (violoncello).

Questa edizione del Festival ha visto un Mozart in una veste poco conosciuta; la musica americana di Charles Ives e di Morton Feldman; il viaggio a sorpresa per stupire; Monaco Music Forum che mescola con una vena di follia la musica con strumenti rari a giocolieri e fanfare; i giovani talenti, bravissimi e promettenti solisti; le chanson dei trovieri, straordinari poeti e musicisti contesi da tutte le corti del XIII secolo; il clarinetto in tutte le sue declinazioni; l’opera con una finestra sul surrealismo russo, “Quatre jeunes filles” di Edison Denisov, prima monegasca e francese, in versione da concerto.

A Monte Carlo abbiamo incontrato il direttore, Marc Monnet.

Come si può 'spiegare' questo Festival?

“Il Printemps des Arts è un panorama di differenti musiche, stili, epoche, e di diversi tipi di pubblico. Ma è anche il risultato di un lavoro che investe sui giovani, pubblico del domani che va formato. Penso che la responsabilità di un festival sia quella di fare conoscere giovani artisti, repertori e autori ancora poco noti, esplorando la musica cosiddetta “classica” per mostrare che non lo è affatto. Basta ascoltarla attraverso nuove formule, coinvolgendo interpreti che amano rischiare e uscire da sentieri battuti”.

Anche puntando su autori non propriamente facili come Charle Ives...

Ives è un autore interessante perché la sua musica è stata rivoluzionaria, testimonianza di una immensa libertà. La sua opera è una invenzione permanente. Gli interpreti, quando si trovano ad affrontarlo, pensano che sia facile, poi man mano che si addentrano nella sua polifonia, si rendono conto di quanto sia complesso avere a che fare con questa creatività continua.

Il programma del Festival è sempre sorprendente. Il pubblico vi segue con costanza?

E' per il pubblico che abbiamo bisogno di cambiare: sia l'organizzazione che la programmazione. Proporre, ad esempio di eseguire un'opera con gli strumenti originali per i quali era stata pensata, obbliga lo spettatore a essere più tollerante, ad ascoltare con un orecchio diverso. Ma anche a partecipare.

Il Principato crede molto in una manifestazione come questa, prova ne è la frequente presenza della principessa Carolina

Monaco crede molto nella cultura, tanto fa investirvi il 5% del proprio bilancio. Quale Paese europeo può dire altrettanto?

Il festival ha anche uno spazio dedicato alla musica elettronica,; si parla sempre di più di intelligenza artificiale applicata alle attività umane: crede che un giorno di potrà addirittura fare a meno di compositori e interpreti e affidare tutto alle macchine?

Non bisogna avere paura dell'elettronica nella musica, perchè sarà sempre e solo uno strumento. La creatività risiede nell'uomo.

Sul palcoscenico del Festival si vedono sempre più interpreti asiatici, di grandissima preparazione e rigore, ma a volte un po' 'freddi' nell'esecuzione. Che ne è delle scuole europee?

La qualità della formazione dei musicisti in Europa è in crescita. Semmai il problema è che si tende e a foramre solisti che poi magari andranno a ingrossare le fila delle orchestre portando con sé una certa frustrazione. Ma anche questo è è nella natura delle cose. 



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