Orlando sfida Salvini e dedica una piazza ai versi di De André sulla pietà

Il testo è in una strofa di 'Recitativo', contenuta nel disco 'Tutti morimmo a stento'

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Jan-Philipp Strobel / DPA / dpa Picture-Alliance 
Leoluca Orlando

Nuova sfida di Leoluca Orlando a Matteo Salvini sul tema migranti. Nel 20 anniversario della scomparsa del cantautore genovese, il sindaco di Palermo ha annunciato su Twitter di volergli dedicare lo spazio antistante il conservatorio della città.

"A #Faber sarà intitolato lo spazio antistante il Conservatorio di #Palermo. Perché "...navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca ed avevamo gli occhi troppo belli: che la pietà non vi rimanga in tasca." #DeAndrè" scrive Orlando citando una strofa di 'Recitativo' , canzone contenuta in 'Tutti morimmo a stento' del 1968.

La struttura è piuttosto insolita, scrivono Matteo Borsani e Luca Maciacchini, autori di 'Anima salva', una o due strofe del Recitativo declamate da De André si alternano a una strofa di Corale cantata dal coro di voci bianche. I due testi sono comunque autonomi e possono essere analizzati separatamente.  Nel Recitativo a parlare sono, per l'ultima volta, i protagonisti delle altre canzoni del disco. La pietà che invocano è da interpretare, probabilmente, nell'accezione latina di pietas e l'invito che rivolgono a chi li ha giudicati o trattati con indifferenza è quello di non far sì che il rimorso li colga in punto di morte. 

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La canzone

Recitativo
Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati
Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna

Corale
C'era un re
che aveva
due castelli
uno d'argento
uno d'oro
ma per lui
non il cuore
di un amico
mai un amore nè felicità

Recitativo
Banchieri, pizzicagnoli, notai
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate
navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola
Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste, decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?

Corale
Un castello
lo donò
e cento
e cento amici trovò
l'altro poi
gli portò
mille amori
ma non trovò
la felicità

Recitativo
Uomini cui pietà non convien sempre
mal'accettando il destino comune
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine

Uomini, poichè all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce
come cresce il gran guarda il villano
finchè non sia maturo per la falce

Corale
Non cercare la felicità
in tutti quelli a cui tu
hai donato
per avere un compenso
ma solo in te
nel tuo cuore
se tu avrai donato
solo per pietà
per pietà
per pietà



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