Fedez, BLANCO e le altre uscite discografiche della settimana

Fedez, BLANCO e le altre uscite discografiche della settimana

Tra i dischi fuori nell’ultimo weekend ottimi quelli di Dani Faiv ed Elasi, una boccata d’aria fresca quello di Valentina Cenni e Stefano Bollani e un vero capolavoro quello dei Fuera. Malino invece Capo Plaza e Ketama126

nuove uscite fedez blanco album singoli

Fedez, Tananai e Mara Sattei

AGI - I primi caldi estivi non fanno demordere la discografia italiana che mantiene un regime di uscite totalmente dissennato. Tra i dischi fuori nell’ultimo weekend ottimi quelli di Dani Faiv ed Elasi, una boccata d’aria fresca quello di Valentina Cenni e Stefano Bollani e un vero capolavoro quello dei Fuera. Malino invece Capo Plaza e Ketama126, entrambi i lavori risultano piuttosto noiosetti. Più vivace la sezione singoli che propone il tormentone dal sapore retrò di Fedez, Tananai e Mara Sattei, ma anche quello tremendo di Ana Mena; sangiovanni canta in spagnolo la sua “Farfalle”, ma anche in un’altra lingua resta un brano ugualmente improponibile, più o meno come quello di Shiva.

Decisamente di altro livello i nuovi singoli di BLANCO e Giorgio Poi, mentre Rosa Chemical ci offre una polka geniale e Ciliari un brano davvero notevole. Chicca della settimana: “Respiro” di Emma Nolde. A voi tutte le nostre recensioni alle ultime nuove uscite.

Fedez feat. Tananai e Mara Sattei – “La dolce vita”

Fedez si muove, giustamente, come il colosso che è: quando parte distrugge, schiaccia, asfalta, non hai scampo. “La dolce vita” è una ricetta sonora azzeccata al millimetro, minuziosamente architettata, a partire dal sound dei classiconi italiani anni ’60; solo nei primi secondi di brano vengono citati in maniera evidente “Ma che freddo fa” e “Fatti mandare dalla mamma”, rievocando così un immaginario ben distinto che si riflette anche sul testo, cui stesura semplice e immediata ricorda proprio quella delle canzoni “di una volta”.

“La dolce vita” è il tormentone perfetto, è un prodotto che non conosce confini di target, piacerà a tutti e anche tanto, l’argomento amoroso risulta aggregante e l’effetto “Mille” bis è praticamente assicurato. Potremmo considerarlo un tormentone se non fosse che Fedez gioca un campionato a parte, non fa tormentoni, Fedez se vuole, avendo più follower del sole, fa proprio l’estate.

BLANCO – “Nostalgia”

Se siete tra quelli che aspettavano al varco BLANCO per sbugiardarlo come se tutto il casino dell’ultimo anno fosse stato un enorme colpo di fortuna, ci spiace, ma resterete a bocca asciutta. “Nostalgia” infatti non solo è un ottimo brano ma è anche l’occasione per cominciare a parlare di “stile BLANCO”; che è uno degli elementi più importanti che un artista deve sviluppare per sgomitare in questa drammatica giungla discografica.

Il ragazzino che sta rivoluzionando il pop italiano (vedrete quanti pseudo BLANCO vi proverà a rifilare la musica italiana nei prossimi mesi) torna a proporci questo affascinante misto di rabbia e nostalgia, questo lamento ipnotizzante e calibrato.

Capo Plaza – “Hustle Mixtape”

Disco che alterna brani ottimi (“Goyard”, “Paranoie”, “Capri Sun”, “RapStar”, “Non bastano mai”) a brani decisamente dimenticabili. Notiamo la crescita, esponenziale rispetto a certa roba che ci aveva propinato in passato senza alcuna pietà; siamo ancora lontani dai grandi del nostro rap, nonostante i numeri dicano il contrario, ma quando mai la massa ha avuto ragione su qualcosa? Capo Plaza con questo album torna al rap dalle sonorità più classiche, ora serve solo mettere un po' di ciccia sui contenuti e qualche guizzo in più nella costruzione delle barre.

sangiovanni feat. Aitana – “Mariposas”

Già “Farfalle” è una canzone orribile, la versione spagnola, remixata per l’estate insieme a tale Aitana, famosa dalle sue parti per la partecipazione al talent “Operación Triunfo” (tutto torna), è veramente mortificante.

Giorgio Poi – “Ossesso”

Nuovo eccellente brano di Giorgio Poi, che con la sua poetica sempre così intensa e immaginifica disegna i tratti di quella meravigliosa ossessione che incastra due persone alle prese con i primi movimenti amorosi reciproci, quando tutta la vita diventa un’affannosa ansia di un qualsiasi contatto.

Dani Faiv – “Faiv”

Dani Faiv si conferma uno dei migliori rapper in circolazione, certamente uno di quelli con più orecchio per il suonato, uno di quelli che meno si fa condizionare dagli stilemi del rap, quelli che ti vogliono incattivito, imbruttito, arrabbiato, macho macho e, preferibilmente, pregiudicato. Dani Faiv a questo oceano di perplimenti cavolate risponde con un disco che si fa ascoltare con estrema facilità, senza però rinunciare alla cazzimma ma, soprattutto, senza rinunciare alla sperimentazione.

Dentro questo “Faiv” infatti c’è del pop, c’è del rock, c’è molto suonato insomma, e, attenzione, sembra stupefacente, ma ci sono anche dei contenuti, c’è l’intenzione vivida di raccontare qualcosa. Bella “Mayday”, un grido d’aiuto contro il tempo che passa e ti travolge, stupendi i duetti con Nayt e Leon Faun, che sono altri due genietti assoluti della nuova scena conscious rap; ci piazza dentro perfino due mega hit, “Venezia” e “Foto di noi”, che hanno le potenzialità per suonare benissimo in radio, e anche “How To”, brano danzereccio e originale orchestrato insieme a MYSS KETA.

Notevoli anche “Olio e acqua” e “Clochard”, che sono due critiche garbate ma discretamente aspre ai colleghi del rap, nelle quali Dani Faiv, senza tanti giri di parole, si dichiara fuori dal game, fuori da questo mondo alle volte troppo, davvero troppo, plastificato.

Dani Faiv insomma sforna un disco rap molto contemporaneo, perché se è vero che il pop ormai non può più fare a meno del rap, è anche vero, specie col passare del tempo, anche il contrario. E non c’è da vergognarsene, come se al primo accordo eseguito con uno strumento musicale ti spuntasse in testa il caschetto di Laura Pausini, si tratta di fare buona musica e “Faiv” è pieno zeppo di buona musica.

Rosa Chemical – “Polka 3”

Che brano geniale! Rap in cassa dritta ironico, sarcastico, così come Rosa Chemical ci ha abituati, che viaggia spedito su una polka di matrice evidentemente est europea, regolare, quasi militare.

Rosa Chemical in questo marasma di fotocopie, di figurine, di Pinocchi che non distinguendo la pelle dal legno si professano violentemente bambini veri, è un artista assolutamente necessario, uno di quelli che ha un tocco, che lascia le proprie impronte digitali sui pezzi. Bravissimo.

Shiva – “Niente da perdere”

Tutto fiacco, tutto già sentito. Tutto estremamente noioso, tutto estremamente dimenticabile.

Ketama126 – “Armageddon”

Disco molto cupo, perché cupo è lo stile di Ketama 126; e fin qui, ci siamo. L’unico dubbio, una volta percepito e compreso il lavoro di un artista che non possiamo più considerare da un pezzo un emergente, è se questo stile cupo dipenda dal fatto che non è in grado di proporre altro. Il disco in sé infatti è discretamente noioso, piatto, manca di guizzi, manca di passaggi illuminanti, arrivato a metà le mani istintivamente inforcano disperate i capelli, non puoi credere di avere ancora altrettanti brani da ascoltare, sembra passata un’eternità, ricordi la tua vita prima di cominciare l’ascolto dell’album come fosse infanzia lontanissima e irraggiungibile. Salviamo “Animale”, “Tanga”, “Dimenticare” e la bonus track “Sotto la luna”…ma non stiamo parlando di perle imperdibili, se avete altro da fare, fatelo.

ANNA – “Gasolina”

Sarà che abbiamo ancora troppe poche voci femminili nel rap italiano, ma capiamo perfettamente il progetto ANNA, capiamo cosa stanno costruendo attorno a questa ragazza classe 2003, capiamo i riferimenti ad un certo stile a stelle e strisce che ci porta (cioè, ci vorrebbe portare) dalle parti di Nicki Minaj, Cardi B, BIA (ma decisamente con meno classe).

Infatti i brani che propone funzionano e capiamo anche perché funzionano. Poi ne dovremmo fare una valutazione artistica, o perlomeno dovremmo valutare la statura artistica di questo universo plastificato che le hanno disegnato addosso, questa figura da bad girl che sforna hit. Che dire? Va bene, serve a qualcosa, ma non sarà mai nulla di significativo finché attorno al progetto non distingueremo chiaramente qualcosa di anche vagamente intellettuale, finora decisamente assente. E a noi dei numeri frega davvero pochissimo.

Ana Mena – “Mezzanotte” 

Innumerevoli e annose battaglie contro l’immigrazione e nessuno che si preoccupa dei tormentoni di Ana Mena.

Valentina Cenni e Stefano Bollani - “Via Dei Matti N° 0”

Un album che raccoglie le più belle canzoni pianoforte e voce ascoltate durante lo show televisivo “Via Dei Matti N° 0” (una piccola perla nel decadentismo assoluto, totale, della tv generalista italiana). Valentina Cenni e Stefano Bollani ci regalano una boccata di aria fresca, venti pezzi in cui variano le lingue ma mai la delicatezza, la raffinatezza, il gioco a due, così allegro e sereno, così intimo e coinvolgente. Bravi. No, meglio: grazie.

Peppe Soks feat. Enzo Dong – “Sul’A Mia”

Sembra che il rap napoletano sia più autentico solo perché nel nostro immaginario le street story ambientate nel capoluogo campano ci risultano più credibili. No, non sempre, non solo, non necessariamente. In questo brano, per esempio, si racconta l’inizio di una storia d’amore con quell’epica barocca, definitiva, che la lingua napoletana in maniera del tutto naturale trasmette; ed è un ottimo brano.

J Lord – “Vado fuori”

Brano che segna l’incontro tra il genietto della scena rap napoletana e il producer Dat Boi Dee. Queste due idee di musica, così contemporanee ed intriganti si mescolano in un pezzo che richiama alle sonorità della drill all’italiana, che è il prossimo orizzonte che l’urban di casa nostra tende a voler raggiungere. “Vado fuori” è un brano smaccatamente metropolitano, ti catapulta in un ambient specifico e lì ti lascia a godere.

chiamamifaro feat. Rovere – “Sottacqua”

Brano che ci riporta alle atmosfere estive dell’estate dei cciovani…talmente ben fatto che quasi ti fa arrabbiare, pensando che le loro sere d’estate sono fatte di falò, avventure sentimentali, sabbia nelle mutande, urla in motorino contro la notte, e le tue in pratica sono sere d’inverno ma con molto più caldo. Scherzi a parte, chiamamifaro e i Rovere incorniciano la leggerezza dell’estate dentro una bolla, cantano questa inebriante sospensione e lo fanno proprio bene.

Vale LP – “Giardino”

Brano denso di carattere e vagamente schizofrenico, che gioca sui tempi, sui battiti, sulla struttura. Vale LP, che abbiamo conosciuto come concorrente di X-Factor, forse ancora non è pronta per il salto definitivo tra i grandi, il pezzo è spreciso in certi punti, un po' scollato e debole in altri, ma questa intenzione sfacciata, spregiudicata, ci piace assai, perché rende tutto onesto, non impacchettato ad hoc, come contentino ai nostalgici delle figurine da talent.

A questi Vale LP risponde con un brano anche discretamente complesso e da artista vera; se cercavate il teen drama potete tranquillamente cambiare canale, che questa non è roba per voi.

Vettosi – “Cagn marcia”

Brano arrabbiato, duro, un urlo di sfida in questo serioso gioco musicale, impreziosito dalla cornice studiata per il giovane rapper napoletano, tra i più interessanti della scena, dal sempre ottimo Night Skinny.

Emma Nolde – “Respiro”

Il brano, così come suggerisce il titolo, respira, nel senso che si gonfia e si sgonfia come il nostro petto quando immagazziniamo aria e la buttiamo fuori. Le sonorità, architettate con il supporto di Motta al banco regia, creano dei veri e propri vuoti d’aria, segnano il passaggio da momenti di pogo a momenti di quiete ansiosa, piena, densa, selvaggia, robotica. Emma Nolde si conferma tra le più interessanti voci del nuovo cantautorato italiano e questa canzone è strepitosa.

Ciliari – “Che male c’è”

Brano sfrontato e divertente, il sound richiama fortemente a quell’indie colorato e funzionante, quell’indie già dato per morto ma che per fortuna ancora brucia sotto la cenere lasciata da Tommaso Paradiso; quel modo autentico di intendere la musica, anche quando non necessariamente radiofonico e nazionalpopolare. Indie, non indie, fate voi, ormai questa musica non ha più punti cardinali stabili, ma il pezzo è un buon pezzo, tra i migliori ascoltati questa settimana, e merita attenzione.

Kaos! – “Titanic”

Uno dei padri del rap italiano torna a distanza di sette anni con un nuovo singolo che anticipa un nuovo album. Kaos! immerge i piedi nella discografia italiana per la prima volta da quando la discografia italiana è stata totalmente rivoluzionata dal successo travolgente di un genere che in Italia lui faceva quando non lo faceva quasi nessuno.

Sarà interessante capire l’effetto che fa, perché non solo parliamo di un pioniere, ma di uno che quando ha iniziato aveva già nelle barre le stigmate di ciò che va oggi in classifica, solo che già trent’anni fa lo faceva meglio. “Titanic” è un brano dalla bellezza autentica e decadente, non è un modo per avvisare che è tornato ma un modo di far capire che non se n’è mai andato.

Anzj – “Notti di maggio”

Anche se questo brano potrebbe tranquillamente perdersi nell’oceano di brani italiani effettati proposti dal mercato in gran quantità ogni settimana, basterebbe un po' di attenzione per rendersi conto che la volontà del bravo Anzj è di rendere un concetto artistico quell’artifizio imposto dal new pop. Esperimento molto complesso, che spesso sfugge di mano anche ai più grandi, ma apprezziamo il coraggio e il brano si fa ascoltare senza traumi.

Michele Merlo – “Farfalle”

Si tratta dell’ultimo brano inciso dall’ex “Amici di Maria De Filippi” e, duole ammetterlo, forse il suo migliore. Un brano carico di quella rabbia, seppur dolce, di chi è costretto a scontarsi con un meccanismo, discografico ma non solo, che tende ad andare troppo veloce, in cui manca l’attenzione, soprattutto per l’arte. Gli faremmo certamente un torto se a causa della sua tragica scomparsa ci impegnassimo per farlo passare per un artista migliore di quello che era, il dramma vero di questa storia è che probabilmente parliamo di un artista le cui potenzialità, considerata l’autenticità di questo suo ultimo brano, sono andate disperse nel vento da quel destino che quando si mette di buzzo buono sa veramente come fare schifo.

Forse “Farfalle” potrebbe anche servire a quei tanti altri ragazzi che, siano passati da un talent o meno, potrebbero avere delle cose da dire ma la cui voce è troppo flebile dinanzi a quest’onda anomala della discografia italiana, troppo ingolfata per permetterci di prestare attenzione a quello che sta succedendo. Michele Merlo noi decidiamo di onorarlo trattandolo come un qualsiasi artista del nostro showbiz musicale e scrivendo, semplicemente, chiaro e tondo, che questa “Farfalle” è un buon brano che viaggia oltre la figura televisiva nella quale si era volontariamente impantanato; valeva decisamente di più.

Fuera – “Circo mezzaluna”

Uno dei migliori dischi ascoltati negli ultimi mesi, immaginatevi le atmosfere dell’elettronica condite con le potenzialità espressive del rap e bagnate di pop, quanto basta per rendere il tutto accessibile. Ecco, questi sono i Fuera e il loro progetto è semplicemente esaltante; l’album è perfetto dalla prima all’ultima nota, sopra queste tracce ci puoi far festa, ci puoi viaggiare, ti ci puoi deprimere e ti puoi pure riprendere…magnifico. Bravi.

Elasi – “Oasi Elasi”

 Il cantautorato si farà sempre più elettronico, va in questa direzione e direi che rispetto ad altre derive possibili ci va di lusso. Elasi però è particolarmente brava a non utilizzare certe sonorità come fine ma come mezzo, è brava a farle diventare parte integrante della narrazione; e questa non è cosa da poco. L’EP è formato da cinque pezzi e viaggiano tutti su atmosfere eteree, lei nel cantato ha carattere, è sensuale e avvolgente. Ottimo lavoro.

Pornoclown feat. Edoardo Bennato – “Portami lontano"

Pornoclown al suo terzo singolo sforna un featuring con Edoardo Bennato, riuscendo in due fondamentali obiettivi: il primo, più difficile, incastrare le parole, l’idea, di un cantautore dallo status così enorme dentro sonorità che fisiologicamente gli sono lontane; il secondo, fare uscire un brano solido, magari a tratti un po' superficiale e volutamente “spinto” nelle sonorità, ma comunque dignitoso, senza fare cavolate, senza fare un passo in più del dovuto. Insomma, poteva risultare una catastrofe, suonare disturbante come una bestemmia, invece si fa ascoltare.