Parla Massimo Bonelli, direttore artistico del Concertone: “Si torna in piazza e a fare avanguardia”

Parla Massimo Bonelli, direttore artistico del Concertone: “Si torna in piazza e a fare avanguardia”

Per la nostra classe dirigente credo che probabilmente siamo e resteremo ancora a lungo semplicemente quelli che “fanno divertire” e non quelli che aggregano comunità, che veicolano emozioni positive e condivise, che lavorano perchè, anche tramite la musica, le persone possano sentirsi comprese, accettate e parte di una comunità che si emoziona e vibra assieme.

intervista massimo bonelli direttore artistico concertone

© Agf - Massimo Bonelli

AGI - Il Concertone del Primo Maggio di Roma torna a casa, in piazza San Giovanni, la prima e più importante novità di quest’anno, ben oltre il cast, la produzione, la conduzione, la diretta RAI, i sindacati, è certamente questa. Quest’anno il Primo Maggio, in qualità di secondo evento più importante del palinsesto musicale italiano dopo il Festival di Sanremo, ha il compito di ufficializzare, decretare, certificare il ritorno alla musica dal vivo, in piazza, in piedi, il taglio del nastro in vista di un’estate nella quale la musica tornerà protagonista assoluta. Massimo Bonelli dal 2015 ha preso in mano le redini del Concertone, riuscendo a rivitalizzarlo dopo una serie di annate parecchio storte, e ci è riuscito riuscendo a leggere prima e meglio di tutti quello che stava accadendo in Italia, una rivoluzione pop cantautorale epocale, la voglia del pubblico di bypassare la musica patinata della tv e trovarsi in rete i propri nuovi idoli e affollare i club di tutta Italia per sentirli dal vivo. Che poi quella rivoluzione, convenzionalmente ribattezzata “indie”, sia rimasta indie (quindi discograficamente indipendente dalle major) per così poco tempo, cambia poco; velocemente ma è avvenuta e Massimo Bonelli con la sua iCompany è stato in grado di percepirne le potenzialità, sotto tutti i punti di vista. Così il Concertone è tornato agli antichi fasti, è tornato ad essere il gran ballo del sottobosco musicale italiano, quello scevro dalle meccaniche della discografia, quello in cui gli artisti si riuniscono all’insegna della musica, davanti ad un pubblico vero, quello dei concerti, unito felicemente in un abbraccio, all’ombra di un messaggio, della musica che non può fare a meno dell’impegno civile, per una giornata, per un concerto, senza preoccuparsi di classifiche, stream, visualizzazioni e certificazioni. La musica per come dovrebbe essere.

 

 

Cosa significa per il Concertone tornare in piazza San Giovanni?

È un’emozione importante che aspettavo da tempo, finalmente è arrivata. È come se fosse il primo giorno di scuola, sono tre anni che manchiamo da lì e si sente la voglia di tornare; è bellissimo stare in piazza, solo l’idea di montare il palco mi emoziona. Siamo veramente contenti, anche simbolicamente, di vedere persone che si emozionano sotto il palco, alla fine è per questo che faccio questo mestiere.

Il Concertone, meglio di qualsiasi altro evento della stagione musicale italiana inquadra la musica attuale…

È un’esigenza, è il ruolo che deve avere il Primo Maggio secondo me. L’ha avuto nella mia formazione da musicista e da semplice appassionato, io facevo i pullman per raggiungerlo ed era il luogo in cui scoprivo le novità come i Bluvertigo, gli Afterhours, i Subsonica…li ho visti tutti la prima volta lì. E questa vocazione io ho pensato fosse giusta negli anni della nuova musica e che fosse giusto incarnare la rivoluzione e portarla sul palco. Perché è un palco di cui si parla tantissimo, sui giornali, sui social, nelle radio, è il primo palco nazionalpopolare e può servire agli artisti per raggiungere altri palchi, come Sanremo. Ultimamente è successo spesso che artisti che si sono visti al Primo Maggio poi sono passati al Festival. Negli ultimi due anni questo genere di musica è stata messa in penombra, perché sono stati due anni difficili e bisognava raccontare il paese, il momento, l’emozione della pandemia e quello che stavamo vivendo; così ho fatto dei cast un po' più trasversali, ora che c’è voglia di tornare alla normalità, quindi si ritorna a fare avanguardia.

Voi non vi siete mai fermati…

Mai! Chi si ferma è perduto diceva Totò!

…immagino sia stato complesso formare un cast, immagino tutti volessero partecipare…

Io sto litigando anche in questo momento con diversi artisti e management perché c’è una grande voglia di esserci. Con tutte le proposte valide che c’ho, potremmo fare tre Primi Maggio, potremmo finire il 3!

Anche perché di roba nuova ne è uscita parecchia anche durante questi due anni di pausa…

Fortunatamente oltre al Primo Maggio faccio tante altre cose che mi permettono di essere sempre sul marciapiede, vedere la vita che passa, seguirla, essere partecipe di queste evoluzioni ed intercettarle. La musica attuale continua ad evolversi velocissimamente.

Chi è che in questi due anni ti ha più impressionato?

Io ritengo che BLANCO sia veramente un alieno, ha intercettato un nuovo modo di fare cantautorato, di esprimere il linguaggio mescolando la melodia alle trame ritmiche del rap, ha una chiave unica, in qualche modo innova la musica italiana, è impressionante. Io quello che ho notato dal contest 1MNext è che la qualità è salita tantissimo, c’è una nuova consapevolezza tra gli artisti che si propongono.

Quando conosceremo i nomi dei conduttori?

La conduzione la sveleremo tra un po', è già decisa; devo aspettare solo gli incastri con la RAI e i sindacati e aspettare il momento giusto per farlo.

Hai pensato anche ad ospiti stranieri?

Ci sono delle situazioni molto interessanti che sto vagliando, la quantità di proposte e ipotesi sono talmente tante quest’anno che c’è da decidere una direzione finale. Tengo il segreto ancora per una decina di giorni.

Da dove nasce l’idea di ospitare il cast di “Notre Dame De Paris”?

Quest’anno chiaramente non possiamo ignorare queste due emozioni contrastanti: da un lato c’è il ritorno in piazza, il ritorno a casa nostra, dall’altro lato ci sta una situazione se vogliamo anche più drammatica, perché se si dovesse evolvere in modo sbagliato la nostra vita cambierebbe per sempre in maniera pesante. “Notre Dame De Paris” l’ho studiato a scuola, avevo un grande professore di francese che mi fece entrare dentro l’opera di Victor Hugo, nella quale si parla di diversità, integrazione, del bisogno di libertà, di una serie di temi che sono passati 300 anni ma siamo ancora lì ad affrontare. Vent’anni dopo la prima mi pareva bello poter ospitare una cosa del genere; ne avremo diversi di momenti di questo tipo perchè credo sia importante collegare la musica attuale e momenti in cui incastoniamo ragionamenti più culturali, non possiamo dimenticarci del momento storico che stiamo vivendo. 

 

Sono diversi purtroppo gli artisti che quest’anno sono scomparsi, credi che sul palco ci sarà spazio per tributarli?

Il mio Primo Maggio tende a combattere gli aspetti retorici, mi piace la verità, ci sono degli artisti che hanno un legame col Primo Maggio e sicuramente nascerà da sé il volerli celebrare.

Il Concertone del 2022 certifica il ritorno alla normalità dopo due anni in cui la musica è stata particolarmente colpita dalle restrizioni a causa dell’emergenza sanitaria; a questo proposito, hai avuto il tempo di tirare le somme e farti un’idea della considerazione che le istituzioni hanno di te come lavoratore dello spettacolo?

Purtroppo credo che la risposta a questa domanda sia un po' nell’affermazione fatta da Giuseppe Conte, all’epoca Presidente del Consiglio: “Gli artisti ci fanno divertire”. Il concetto che la musica sia uno dei traini culturali di questo paese non credo sia mai stato realmente compreso dalla nostra classe dirigente. La musica è un grande connettore sociale, da sempre abbatte barriere e attenua le distanze tra gli individui. Se vogliamo osservarla da un punto di vista meramente industriale, la musica è probabilmente la disciplina culturale che ha dovuto e saputo innovarsi di più con l'avvento dell'era digitale per adattarsi ad una dimensione di mercato completamente diversa rispetto a quella di appena pochi anni fa. L'impatto sociale e il riverbero economico della musica e del suo mercato nella società attuale sono enormi. Ma questo possiamo comprenderlo giusto io, te e i pochi che hanno la voglia e la capacità di andare a guardare cosa c'è oltre il fatturato di un settore.  Per la nostra classe dirigente credo che probabilmente siamo e resteremo ancora a lungo semplicemente quelli che “fanno divertire” e non quelli che aggregano comunità, che veicolano emozioni positive e condivise, che lavorano perchè, anche tramite la musica, le persone possano sentirsi comprese, accettate e parte di una comunità che si emoziona e vibra assieme.