Matteo Romano presenta il suo Sanremo: “Non chiamatemi tiktoker”

Matteo Romano presenta il suo Sanremo: “Non chiamatemi tiktoker”

Il giovane cantante di Cuneo all’AGI: “Per me è stato un modo per arrivare a più persone possibili, ma non è una cosa che mi definisce in quanto artista. Mi da fastidio quando mi chiamano tiktoker invece di cantautore o cantante, non ho mai caricato su Tik Tok contenuti che fossero altro se non canto e musica, quindi mi spiace quando la mia passione venga legata alla figura del tiktoker, mi sento paragonato a chi fa balletti, che non c’è nulla di male, ma non è quello che faccio io”

Matteo Romano presenta suo Sanremo Non chiamatemi Tiktoker

Matteo Romano

AGI - Matteo Romano, 19 anni da Cuneo, gareggerà tra i big della prossima edizione del Festival di Sanremo. Sulla carta il suo percorso è lineare, anche piuttosto comune e quasi retrò: un posto nel podio a Sanremo Giovani lo scorso dicembre e l’accesso, come già successo a tanti grandi della nostra canzone, nella massima serie della kermesse.

Questo è quello che vedranno i telespettatori, specie i più ageè, di RaiUno; ignorando che in realtà Matteo Romano è il primo cantante della storia del Festival della Canzone Italiana ad arrivare a cantare all’Ariston grazie ad una popolarità (quella che lo ha messo in mostra con un’etichetta, che poi lo ha proposto) derivante dall’attività su un social network.

Tik Tok per la precisione, che negli ultimi due anni ha lanciato talmente tante hit a livello mondiale, l’ultima “abcdefu” della cantautrice statunitense Gayle (in questo momento in seconda posizione della global chart di Spotify), che possiamo tranquillamente cominciare a parlare di percorso. Tik Tok potrebbe diventarlo in maniera inaspettata, così come in maniera inaspettata non potevamo immaginarci oltre vent’anni fa che un talent, seppur musicale, potesse lanciare carriere che viaggiassero anche fuori dal rettangolo televisivo.

È successo quest’anno e siamo abbastanza convinti che succederà anche in futuro, perché queste sono stagioni di forte transizione del mercato discografico ed è molto interessante seguire con l’indice, come i bambini quando iniziano a leggere, l’evoluzione delle strade che portano al successo. In questo caso un ragazzo con una gran voglia di fare ascoltare la sua musica e che, volente o nolente, si ritroverà a rappresentare un’intera generazione di ragazzi, la famigerata “Z”, sulla quale, come spesso accade, i più adulti, comprese le più adulte manifestazioni musicali, arrivano in ritardo.

 

Emozionato?

Sto ancora un po' in una bolla, ma penso che quando arriverò lì si sentirà l’emozione.

Ti sei detto “Vado a Sanremo per…”

Per far vedere quello che so fare, per fare vedere che non sono solo un tiktoker, ma oltre a Tik Tok c’è qualcos’altro. Sanremo è sempre stato un sogno, ricordo una delle prime riunioni con Polydor, la mia etichetta, abbiamo cominciato a tirar giù il progetto e mi ricordo che una delle prime cose che ho detto è stata: “Io voglio fare Sanremo”. Così siamo partiti da lì, abbiamo deciso che era più giusto Sanremo Giovani e sono contento di aver percorso questa strada, perché sento di essermelo meritato al 100%, nonostante la mia musica sia in circolo da poco.

Sembra che Tik Tok sia la nuova strada per sfondare nel mondo della musica…Ti da fastidio essere definito tiktoker?

Non mi da assolutamente fastidio quando se ne parla in questi termini, per me è stato un modo per arrivare a più persone possibili ma non è una cosa che mi definisce in quanto artista. Mi da fastidio quando mi chiamano tiktoker invece di cantautore o cantante, perché poi io parto dall’essere cantautore o cantante, non ho mai caricato su Tik Tok contenuti che fossero altro se non canto e musica, quindi mi spiace quando la mia passione venga legata alla figura del tiktoker, mi sento paragonato a chi fa balletti, che non c’è nulla di male, ma non è quello che faccio io.

Posto che la gara conta tanto quanto e a Sanremo già è un bene esserci, qual è il prossimo sogno da realizzare?

Assolutamente il tour, potermi confrontare con un pubblico che sia il mio, anche perché con la quarantena, il lockdown, essendo emerso in un periodo così difficile non ho ancora avuto modo di confrontarmi con un pubblico che fosse mio al 100%. Questa estate con le aperture dei concerti di Emma ho avuto modo di confrontarmi con un pubblico che però era quello di Emma appunto, quindi non vedo l’ora di fare delle date.

Mi racconti “Virale”?

“Virale” parla dell’amore dopo un litigio e di un litigio dopo l’amore, ovvero parla di un sentimento che si diffonde velocemente e in un modo totalizzante, che è un po' come una canzone che ti entra in testa e non riesci a toglierla, è martellante, per quanto ci siano alti e bassi ti rimane comunque. Quindi parlo proprio di questo dell’amore, nonostante ci sia il bene e il male in qualsiasi relazione, c’è sempre qualcosa che rimane, è pancia, è una cosa che non è spiegabile e non è razionale. È come, purtroppo, gli algoritmi di Tik Tok, che non si possono controllare e nel momento in cui un brano entra nell’algoritmo e diventa virale, lo diventa di per sé, così un sentimento per una persona volente o nolente

Come mai la scelta di “Your Song” per la serata delle cover?

Volevo cimentarmi con un brano in inglese, anche perché sono sempre stato appassionato, fin da piccolo, di lingue, soprattutto dell’inglese. Un po' anche per differenziarmi, ho voluto fare questa scelta perché ho immaginato che tutti andassero a scegliere un brano in italiano, quindi mi sembrava anche giusto, essendo uno dei giovani, distaccarmi dagli altri e far vedere un qualche guizzo in più, facendo un brano in inglese. La scelta è ricaduta su “Your Song” perché, in primis Elton John è un artista in cui io mi rivedo molto, e poi penso che sia una delle più belle canzoni d’amore mai scritte, quindi penso che possa riprendere anche la mia intimità e la mia semplicità.

Hai scelto di invitare sul palco con te Malika Ayane…

Secondo me è l’artista giusta, perché i colori delle nostre voci si sposano molto bene assieme. Poi lei è una delle artiste più affermate e più autorevoli, quindi poteva darmi maggiore credibilità, ed io dall’altro, nel mio piccolo, potevo farla avvicinare alla generazione Z.

Cos’è che secondo te il largo pubblico generalista, che magari non ti conosce, deve sapere della tua musica?

Sicuramente che è musica autentica, spontanea, viene veramente dall’istinto. Per me la musica è vissuta come uno sfogo, perché altrimenti non saprei come analizzarmi e capire certe mie emozioni. Quindi vorrei far capire che c’è qualcosa di spontaneo, nonostante quello che si possa pensare e tutti i fronzoli che ci sono dietro, però vorrei arrivare con la mia semplicità, quindi essere autentico, anche nel modo in cui mi pongo.

Sei l’unico che arriva a questa edizione del Festival con questo determinato percorso alle spalle, pensi che sarà il futuro? Prima o poi tutti dovranno passare da lì per vendere la propria musica?

Secondo me lo stanno già facendo, lo vediamo che artisti che non hanno mai avuto Tik Tok magicamente compaiono per promuovere il singolo. È veramente il futuro secondo me, volente o nolente, della musica, ma come mezzo di comunicazione; gli artisti non diventano tiktoker e non perdono la loro credibilità, ma proprio perché è un mezzo come lo sono Instagram, Facebook, YouTube. Purtroppo ci sono ancora un po' troppi stigmi su questo social, lo vedono come troppo giovane, per fare cavolate, ma in realtà se utilizzato in modo corretto, e penso e spero di esserne una prova, si può arrivare al palco di Sanremo, quindi credo che sia molto bella questa cosa, che dal nulla, grazie ad un social network, si possa arrivare ai propri sogni. Quindi la vedo come una cosa positiva.

Le tue parole fanno pensare a quelle di tanti ragazzi che partecipano ai talent e poi soffrono perchè non riescono a togliersi quell’etichetta… tu hai pensato a quella strada lì?

No, soprattutto da quando è partito Tik Tok. Quando ero piccolo, quando avevo altre conoscenze, guardando solo quello in tv, era una cosa che pensavo di voler fare, mi dicevo “Quando avrò l’età di Francesca Michielin parteciperò a X-Factor”; in realtà poi sono arrivato ai 16 anni e la volontà di partecipare era sempre meno, più che altro perché sentivo di non essere giusto per quel contesto lì. Sono anche una persona competitiva, quindi non mi sembrava il contesto adatto e non pensavo di avere il carisma che può avere un personaggio che fa strada in un percorso del genere. Quindi forse sono felice per come le cose sono andate, perché mi ha permesso di arrivare a tante persone parlando solamente con la musica, in un social che invece chiama tutto il contrario, è stata una cosa bella pensare di arrivare con questi mezzi.

Oltre 360mila follower su Tik Tok avrebbero qualcosa da ridire sulla questione del carisma…

No be, parlo più di esposizione in quanto persona, nella musica mi sento inattaccabile, ed è anche il bello forse. Come persona invece sono un po' timido, mi lascio un po' influenzare, quindi è giusta questa cosa, doveva proprio succedere che io non passassi per un talent…

Qual è l’ultima cosa che penserai prima di entrare in scena?

Voglio spaccare, l’unica cosa alla quale penserò è quella: vai e spacca. Non ci sarà spazio per la paura in quel momento. Mi ricordo il video dell’anno scorso della Michielin e di Fedez prima di salire sul palco, ecco, io voglio essere la Michielin. Perché quello è il mio momento, avrò i miei tre minuti di gloria e voglio vivermeli al meglio.