Il grido di dolore dei lavoratori dello spettacolo

Il grido di dolore dei lavoratori dello spettacolo

Mentre l'Italia riparte, l'industria della cultura e dell'intrattenimento è ancora priva di prospettive chiare, nonostante il sostanziale contributo al Pil. L'incertezza colpisce soprattutto il mondo della musica, che chiede al governo un tavolo tecnico​

la musica che gira

© Ugo Barbàra / Agi - Un concerto in tempi pre-coronavirus

Quella frase di Giuseppe Conte, pronunciata durante la conferenza stampa di presentazione delle misure del Decreto Rilancio, “i nostri artisti che ci fanno tanto divertire e appassionare”, sul web è stata accolta con evidente malumore. Da Enrico Ruggeri a Vasco Brondi, e poi ancora Paola Turci, Motta, Luca Bizzarri, Carolina Crescentini, sono in tanti gli artisti che hanno manifestato disappunto sulle parole utilizzate dal premier.

Ma l’indignazione più amara è arrivata da molti addetti ai lavori, una frase che ha fatto scattare l’ultimo campanello d’allarme, la consapevolezza che spesso, specie nelle stanze dei bottoni ma anche tra lo stesso pubblico, non ci si renda bene conto di quale giro di soldi e di vite ruoti attorno al mondo della musica, del cinema e del teatro. L’impressione che si raccoglie sui social e nei gruppi creati dalle maestranze dello spettacolo, particolarmente colpiti dalla crisi del settore dovuta all’emergenza sanitaria, è che l’industria culturale sia considerata un comparto di serie B. Un’impressione accolta e rilanciata perfino da Vasco Rossi, Renato Zero, Carlo Verdone, Jovanotti, Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, e tanti altri protagonisti di questo mondo quando, circa un mese fa durante il programma Piazza Pulita, il primo appello per dare più attenzione alla crisi riguardo questo settore fu lanciato dallo scrittore Stefano Massini (“Il punto è il modo irritante in cui si dà per scontato il fatto che l'arte, il teatro, il cinema, la musica siano delle cavolate marginali che anche se non cominciano, chissenefrega. Le cose utili, quelle sì, ma noi non ne facciamo parte”).

La cultura in realtà è un business del tutto in salute che genere ricchezza per oltre 250 miliardi contribuendo al PIL per circa il 6,1%, dando lavoro a 1,5 milioni di persone, 400 mila solo nella musica. Tutti questi dati sono disponibili da oggi sul sito www.lamusicachegira.it, la piattaforma che per la prima volta in Italia prova a mettere insieme tutti coloro i quali rendono possibile l’esistenza ed il normale fruire della cultura nel nostro paese. In questi ultimi due mesi, specie nel momento in cui ci si è resi conto che proprio la cultura, che vive di assembramenti umani, sarebbe stata l’ultima a ripartire, gli artisti, facce e voci di questo mondo, hanno provato in tutti i modi a specificare di rappresentare solo la punta dell’iceberg, che alle loro spalle esiste un esercito di addetti ai lavori che questa emergenza sanitaria potrebbe colpire mortalmente, ma le risposte da parte del governo sono sempre state considerate piuttosto insufficienti. Certo, è doveroso specificarlo, non sempre e solo per colpe dovute alla politica ma anche e soprattutto perché l’Italia in questo senso è stata colta dal virus con le braghe calate.

Un problema di rappresentanza

Rispetto agli altri paesi infatti i suddetti 400mila lavoratori non sono mai riusciti ad unirsi in rappresentanze che fossero unite, solide, strutturate, forti a tal punto da far rispettare i propri diritti e anche facilitare le operazioni di aiuto in situazioni del genere, tant’è che anche il numero, 400mila, si può, anzi si deve, considerare assolutamente sottostimato. Per questo “La musica che gira” potrebbe rappresentare una svolta non solo riguardante questo momento di crisi, ma anche un nuovo punto di partenza per dar vita ad un futuro in cui tutta una serie di professioni riguardanti il mondo dello spettacolo siano finalmente visibili.

Le prime a muoversi in maniera piuttosto concreta dunque sono le maestranze legate al mondo della musica, “La musica che gira” è un coordinamento composto da manager, produttori, artisti, musicisti, tecnici, consulenti, promoter, etichette discografiche, agenzie di booking, proprietari di live club, uffici stampa. Non si tratta di un sindacato né di un’associazione di categoria ma di una piattaforma di confronto tra lavoratori, imprenditori e professionisti della musica e dello spettacolo che vogliono fare tutto il possibile per rispondere alle conseguenze negative di questa crisi e stimolare una riforma definitiva del settore.

Attraverso la formulazione di un documento programmatico rivolto al Governo e ai Ministeri competenti, La Musica Che Gira vuole stimolare un’azione immediata, urgente e necessaria, innescando una reale cooperazione tra tutti i protagonisti di una filiera, per sua natura molto complessa, i tecnici del settore, istituzioni e task force. Per raggiungere questi obiettivi il coordinamento sta lavorando da settimane con giuslavoristi, economisti, consulenti del lavoro e realtà accademiche, si sta confrontando con la politica e le istituzioni e sta dialogando con molte realtà del settore.

La richiesta è semplice: una Commissione Congiunta di Camera e Senato dedicata all’industria musicale e che il Ministero convochi al più presto un tavolo tecnico specifico. Gli obiettivi altrettanto chiari: garantire l’accesso alle tutele sociali a tutti i professionisti della cultura che operano in campo musicale, con particolare attenzione ai liberi professionisti e ai lavoratori con contratto di lavoro intermittente, e fornire un sostegno economico di emergenza ai professionisti della cultura, in particolare a quelli indipendenti, nonché alle imprese culturali, ad esempio sotto forma di agevolazioni fiscali, prestiti, microcrediti, risarcimento delle perdite e costi non recuperabili; supportare le attività imprenditoriali del settore “musica dal vivo” adottando misure che mirino a riformare il settore e incentivare il consumo della cultura musicale; stimolare una riforma definitiva del settore e una ripresa con nuove logiche della produzione e del consumo culturale, quindi in pratica ridefinire la figura del lavoratore dello spettacolo; e in ultimo incentivare gli investimenti green su innovazione e tecnologia, garantire supporto e assistenza tecnica per la stesura di Piani di Azioni Ambientali e l’accesso per tutti i professionisti della cultura a linee guida e best practice per implementare la gestione sostenibile nelle proprie attività.

Sul sito dell’iniziativa è possibile sottoscrivere il documento che raccoglie queste richieste, in pochissime ore sono state già raccolte oltre 4.000 firme, tra le quali quelle dei più importanti manager, booking e uffici stampa del circuito e anche diversi artisti come Cosmo, Brunori SaS, Tosca, Margherita Vicario, Irene Grandi, Roy Paci, Dimartino, Mannarino, Colapesce, Giorgio Poi, Rodrigo D’Erasmo, Lodo Guenzi, Piotta, Niccolò Fabi, Giuliano Sangiorgi, Claudio Coccoluto e Mario Biondi.