La Foglietta si è totalmente identificata con la Iotti, il suo modello di vita

L’attrice romana interpreta la prima presidente donna nella docufiction di Raiuno ‘Storia di Nilde’. E all’Agi dice che oggi l’Italia avrebbe bisogno di politici empatici come lei, “una rockstar” delle istituzioni

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Maria Laura Antonelli / AGF 
Foglietta/Iotti

La passione. Applicata al lavoro, la politica, alle battaglie per l’emancipazione femminile, a quelle per i diritti civili e contro le diseguaglianze sociali. Bisogna partire da qui per capire l’adesione totale, al limite della fusione, di Anna Foglietta verso Nilde Iotti.  L’attrice che spazia dalla commedia ai ruoli drammatici e con passione presiede la Onlus “Every child is my child” al servizio dei bambini che vivono dove l’infanzia non è protetta e la prima presidente donna della Camera scomparsa venti anni fa, dopo un’anteprima alla Camera, il 5 dicembre si sovrappongono  nella docufiction ‘Storia di Nilde’ diretta da Emanuele Imbucci in onda in prima serata su Raiuno: con l’ausilio del  parrucco che ha messo l’immutabile chignon  iottiano in testa alla Foglietta e il recupero, previa accurata ricerca storica, degli abiti fantasia indossati dalla contrastata compagna di Palmiro Togliatti.

E fin qui siamo al mestiere dell’attore. Ma quel che sorprende è che Foglietta, anche fuori dalla finzione, parli e pensi come l’icona del Pci, e non certo per strategia promozionale ma per l’adesione totale al suo esempio: “Oggi una donna come la Iotti rappresenta un modello, e per me lo è stato, se sono così oggi è anche merito suo” chiarisce l’attrice spiegando che tutti i temi per cui la Iotti, una delle ventuno donne dell’Assemblea Costituente si è battuta, dal divorzio all’aborto al via libera per le donne in Magistratura,  le stanno a cuore come cittadina: “Fanno parte di un mio progetto esistenziale prima che artistico. Oggi noi possiamo dichiararci donne e uomini liberi anche grazie alla battaglie di Nilde Iotti, spero che sia questa docufiction sia di ispirazione, che spinga le persone, soprattutto le donne a trovare coraggio. Le dobbiamo tanto, dovremmo onorarla di più”.

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Nilde Iotti

“Non deve essere stato semplice calarsi nel personaggio che le ha indicato la strada”…

“Credo che Eleonora Andreatta (la presidente di Rai Fiction che ha coprodotto Storia di Nilde con la Anele di Gloria Giorgianni ndr) abbia intravisto in me la passione necessaria per interpretare un personaggio così complesso, è questo il nostro comune denominatore. Ero intimidita, avevo paura di non farcela, mi sono commossa prima di girare la scena del discorso di insediamento alla Camera,  ma ero anche molto lusingata. E poi forse era scritto, l’offerta per il ruolo della Iotti è arrivata con un sincronismo che ha dell’incredibile, visto che un mese prima ero andata alla Casa internazionale delle donne e avevo comprato proprio un libro sulle donne della Costituente”.

Una sorta di coincidenza junghiana?

“Esatto. Stavo leggendo quel libro in Puglia durante le pause del set del nuovo film di Verdone, quando è arrivata la telefonata per la docufiction sulla Iotti. Ho accettato subito, senza pensarci un attimo, nonostante il timore di non essere all’altezza”.

La docufiction mixa finzione, materiale d’archivio e testimonianze eccellenti, e la sua immagine attoriale viene continuamente intervallata con quella della vera Nilde.  Come si è preparata ad interpretarla?

“Ho cercato di restituire la movenza delle sue mani, molto misurata, quando gesticolava significava che l’argomento le stava a cuore. D’accordo con il regista, non ho cercato in maniera ossessiva di somigliarle, ma di evocarla, anche attraverso la sua gentilezza e il suo garbo. Li ho respirati entrando alla Camera (dove la docufiction è stata girata, nei giorni caldi della crisi di governo ndr)  e parlando con chi l’ha conosciuta ho saputo che ai commessi chiedeva informazioni sulle loro famiglie, era una donna di potere ma non pensava solo a se stessa, era connessa con le persone. Oggi ai politici invece manca l’empatia. Quei personaggi non discutevano mai pubblicamente ma privatamente lo facevano eccome, oggi succede il contrario: si litiga pubblicamente e poi si cena insieme”.

Per la Iotti il privato è stato molto politico…

“Difendendo la sua relazione con il già sposato Palmiro Togliatti osteggiatissima anche e soprattutto all’interno del Pci, ha dimostrato che se una donna è libera di scegliere il suo compagno lo è anche di esprimersi. La sua presa di posizione sentimentale ha rappresentato una rivoluzione politica”.

Qual è la scena che più l’ha colpita e coinvolta?

“Quella del suo insediamento alla Camera, con il truccatore disperato perché non la finivo più di piangere, e quella del confronto privato con Giulio Andreotti che cercava di dissuaderla sulla legge sull’aborto: lì lei, pur non arretrando di una virgola mostrò un rispetto nei confronti di Andreotti che oggi sembrerebbe desueto, ma che era un sintomo di forza e non certo di debolezza. Per la fede nelle loro ideologie e anche per l’atteggiamento verso gli avversari, i politici di allora erano dei modelli, delle rockstar e chi come me crede nella politica oggi non può che sentirsi  deluso.  Non  si ha più fiducia in quello che dice la classe politica, ecco perché nascono i movimenti”.

Che cosa pensa delle sardine che scendono in piazza?

“Loro sono apartitiche, Iotti era fortemente comunista in un contesto storico-politico dove le ideologie contavano. Credo che sia presto per giudicarle, sono un movimento recente, ma se si manterranno così va bene: vogliono far sentire la loro voce, chiarire che sono diversi da una certa classe dirigente che usa dei toni troppo tagliati con l’accetta. Questo mi piace, speriamo che si mantengano esterni”.

Ma se oggi la Iotti potesse tornare tra noi, non sarebbe sorpresa di trovare, a vent’anni dalla sua morte, un Paese che è ancora alle prese con i femminicidi, con il gap salariale di genere e con i posti di potere presidiati dagli uomini?

“Certo che lo sarebbe e si batterebbe ovviamente  contro i femminicidi e per chi subisce ingiustizie. Io sono reduce da un evento alla Casa Internazionale delle donne organizzato nella giornata mondiale contro la violenza di genere, ho letto tante testimonianze di vittime di abusi e violenza e credo che ce l’abbiamo fatta da un punto di vista legale ma non ancora da quello culturale”.

Perché siamo culturalmente indietro?

“Perché l’uomo ha vissuto da sempre in maniera patriarcale la sua esistenza e  rispetto a questa condizione ancestrale la rivoluzione femminile è stata repentina,  gli uomini non ce la fanno ancora a vederci indipendenti e libere a prescindere da loro. Così come la donna non riesce a denunciare le piccole violenze. Serve una rivoluzione da compiere nel profondo, modelli familiari nuovi da insegnare a figlie e figli, un genitore che tratta bene la loro madre sarà un esempio da seguire. Ma nonostante tutto non bisogna dimenticare che l’Italia, sul tema della condizione femminile è una punta dell’iceberg meravigliosa rispetto a paesi come India e Africa.  Dobbiamo darci da fare per aiutare anche quelle donne”.



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