L’ultimo film di Spielberg parla di fake news e giornalismo. Nel 1971

"A volte la storia si ripete e le cose brutte accadono due volte. È anche per questo che ho considerato importante fare questo film subito, non tra due o tre anni" ha detto il regista a La Stampa

L’ultimo film di Spielberg parla di fake news e giornalismo. Nel 1971

Due anni dopo il suo ultimo lavoro “Il ponte delle spie”, Steven Spielberg torna nelle sale cinematografico con un film – “The Post” – sui Pentagon Papers e sulla Guerra in Vietnam, raccontati dalle penne dei giornalisti del Washington Post. E nel ruolo dei due cronisti principali cala due carichi da 90: Tom Hanks e Meryl Streep.

“The Post”, che arriverà nelle sale italiane il 1 febbraio 2018, ha già ottenuto oltreoceano critiche entusiaste, mentre il britannico Guardian lo ha definito “dinamite pura”. Ma soprattutto “The Post” è un film sul giornalismo nell’era delle fake news e degli attacchi alla stampa perpetrati dal presidente Usa Donald Trump.

E dopo 50 anni, ci sono ancora echi sinistri di quei giorni “perché a volte la storia si ripete e le cose brutte accadono due volte. È anche per questo che ho considerato importante fare questo film subito, non tra due o tre anni “, ha spiegato il regista premio Oscar in un’intervista a La Stampa. “Mi hanno portato la sceneggiatura a febbraio, abbiamo iniziato a girare in primavera e ora eccoci qua, anzi io ho ripreso già a lavorare a “Ready Player One. Il cinema, ha continuato: “ha il potere di rendere comprensibili fatti complicati. Penso che “The Post” sia abbastanza lineare e che dunque sia un bene che la gente possa apprezzare e comprendere meglio gli attacchi alla stampa e a tutti quelli che lavorano duramente per scoprire la verità. Che comprenda meglio quanto è fondamentale che la verità venga pubblicata”. 

Il ricordo di Spielberg, che allora aveva 25 anni

“In quei giorni facevo film amatoriali in 16 millimetri al college e facevo di tutto per stare fuori dal Vietnam. Non leggevo il New York Times e non sapevo nulla dei Pentagon Papers e delle ripercussioni della loro pubblicazione. Però guardavo i notiziari e le notizie erano tutte sulla guerra e forse in maniera distratta avrò appreso qualcosa. Però ho iniziato a studiare e comprendere la guerra in Vietnam solo anni dopo”.  

La difficoltà di narrare fatti storici

“Un film come questo – ha spiegato il regista - richiede molta ricerca e l’immaginazione può essere un impedimento. Voglio dire: anche in un dramma storico usi l’immaginazione, dai il passo e i tempi e decidi come usare la macchina da presa e pensi a come rendere più drammatica ogni scena. Ma i fatti sono fatti e in questo film siamo diventati tutti giornalisti, impegnati a raccontare una storia nel modo giusto. I giornalisti sono gli eroi di questo film”.

 La quinta volta con Hanks e la prima con la Streep

“Ho sempre voluto lavorare con Meryl, ma non era l’attrice giusta per “War Horse. O per interpretare “Lincoln”. Se non professionalmente, la conosco comunque personalmente da molti anni, eravamo entrambi molto amici di Carrie Fisher. Abbiamo sempre desiderato lavorare assieme. E ora sono orgoglioso di essere il regista che ha messo assieme questi due grandi attori, Tom e Meryl”. 

 

 



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