L'ultima intervista di Ennio Morricone all'Agi

L'ultima intervista di Ennio Morricone all'Agi

Il 2016 gli aveva regalato la massima soddisfazione col Premio Oscar alla migliore colonna sonora: "The Hateful Eight" di Quentin Tarantino. Il giorno del suo 88esimo compleanno il maestro concesse una intervista raccontandosi in esclusiva 

intervista morricone

© AGI - Ennio Morricone

Disse Elio Petri: "A Morricò... Tu imbocchi sempre!". "Dà retta, Ennio sa fà tutto", spiegò Sergio Leone al giovane Carlo Verdone per le musiche di "Un sacco bello". Un 45 giri frutto di quella coppia d'oro, Leone-Morricone, stregò un ragazzo siciliano dal jukebox della spiaggia: cresciuto, Giuseppe Tornatore ricordava quell'estate col sottofondo di "Per qualche dollaro in più". Perciò volle per i suoi film le melodie di Ennio, con cui avrebbe formato un'altra coppia straordinaria del cinema italiano.

Il 2016 gli aveva regalato la massima soddisfazione col Premio Oscar alla migliore colonna sonora: "The Hateful Eight" di Quentin Tarantino, regista che lo aveva lungamente corteggiato e a cui alla fine ha detto sì. Era la seconda statuetta dopo l'Oscar alla Carriera del 2007. Per il suo 88esimo compleanno il compositore si era raccontato in esclusiva a Francesco Palmieri per l'AGI.

Aveva parlato del futuro, invitando a un'attenzione maggiore per i giovani e a portare nel mondo la musica italiana meno conosciuta.

Maestro, 88 anni d'età, 55 per il cinema. Due cifre doppie, tonde. Pesanti?
"Veramente, mi sembra che il tempo sia passato velocissimo. Il primo film di cui firmai le musiche fu 'Il federale' di Luciano Salce nel 1961. Incredibile pensare come siano trascorsi così tanti anni. Adesso sta finendo il 2016..."

Come ricorda Salce?
"Un signore d'altri tempi. Autoironico, disincantato, mai banale".

Lei quest'anno ha anche pubblicato l'autobiografia, con il musicista Alessandro De Rosa: 'Inseguendo quel suono'. Sicuramente il libro è stato un modo per fissare ricordi, esperienze, gente conosciuta.
"Sì, mi sono fermato a isolare i tantissimi ricordi di eventi accaduti nella mia vita. Ed e' allora, quando mi soffermo a pensare, che sento di avere vissuto tutti questi anni. Ma con grande pienezza e intensità".

Nostalgie?
"Ricordi. Ma devo dire che guardo soprattutto al futuro. Con interesse e curiosità". 
 

Lei è una icona italiana nel mondo. Ha diretto concerti all'Assemblea generale dell'Onu, in Australia, Giappone, a Shanghai, a Pechino in piazza Tienanmen. Quanto c'è del suo Paese nella musica che ha scritto? 
"Non credo di avere portato uno 'stile italianò nella musica del cinema. Credo di averci portato me stesso. Al contempo però mi sento profondamente italiano, legato a questa terra e alla nostra cultura. E' qui che sono vissuto, è qui che ho studiato, scoprendo compositori del nostro Paese che hanno sicuramente lasciato tracce indelebili in me e nel mio modo di scrivere".

E' una traccia indelebile per lei anche quella di Roma. Dopo la musica e il gioco degli scacchi, di cui lei è un esperto riconosciuto, la capitale completa la triade di un accordo perfetto? 
"Una volta il produttore Dino De Laurentis mi offrì una villa bellissima a Los Angeles. Ma rifiutai. Non avrei mai potuto abbandonare Roma. E' la città dove sono nato, dove sono cresciuto, a cui si legano moltissimi ricordi. Credo che non potrei vivere in nessun'altra città del mondo". 

Se parlasse con un ambasciatore italiano, cosa gli suggerirebbe per promuovere la produzione musicale nazionale?
"Prima di tutto la musica del cinema non si limita ai confini nazionali, perchè il cinema è un prodotto di massa. Perciò anche la mia non andrebbe definita 'musica italiana', ma 'musica del cinema'. Più in generale, mi piacerebbe che la promozione della nostra musica all'estero non si limitasse solo ai nomi conosciuti per le opere liriche, ma si estendesse anche ad altri validissimi compositori sia del XX secolo che del passato".

Qualche nome più amato?
"Palestrina, Petrassi, Dalla Piccola, Malipiero, Casella... Ma non posso fare liste, perchè finirei sempre per escludere qualcuno. L'Italia ha una storia musicale ricchissima. Spero che venga portata tutta nel mondo, ma prima ancora che possa essere conosciuta dagli italiani stessi. Dobbiamo esserne orgogliosi".

Come festeggia il compleanno? 
"A casa mia, con la mia famiglia".

​Gli italiani le fanno gli auguri. Lei, maestro, quale augurio fa agli italiani? 
"Auguro di essere più attenti alla musica, specialmente quella dei giovani autori. Ma direi di essere più attenti ai giovani in generale: fra loro forse c'è già un nuovo genio, forse più d'uno, che semplicemente non è riconosciuto come tale non per colpa sua, ma molto spesso per nostra disattenzione. Interessiamoci e incuriosiamoci: alla nostra vita, a quella degli altri e alle incredibili ricchezze che l'uomo è stato capace di generare e continua a generare, tra cui certo la musica".

Cosa può fare la politica? 
"L'amministrazione e la politica dovrebbero dare energia alle piccole associazioni e a tutti gli organi formativi locali e globali".

Cosa può fare ciascuno di noi? 
"Conservare la propria energia, la curiosità e la capacità di meravigliarsi e di stupirsi".

Ognuno ricorda un 'suo' Morricone, anche se è meno vasto il pubblico che ne conosce la produzione di musica 'assoluta', benché copiosissima, di cui citiamo 'Voci dal silenzio' per le vittime dell'11 settembre e la 'Messa' dedicata a Papa Francesco. Scegliere è difficile, ma si potrebbe concludere sulle note del Tema di Frank, in 'C'era una volta il West' di Leone? Sulla chitarra elettrica che sigillò il rovesciamento di Henry Fonda da buono di Hollywood a villain? 
"Quella chitarra con l'arrivo di Frank e lo sterminio della famiglia McBain doveva entrare come una lama nelle orecchie del pubblico. Dissi a Bruno Battisti D'Amario: "Fai come ti pare ma quel suono dev'essere una spada..." .