Come è stato "C'è Grillo" su Raidue

Sulla seconda rete Rai una selezione degli spettacoli che il cofondatore del Movimento 5 stelle ha fatto in tv dagli anni 70. Aspettando i numeri ufficiali, a giudicare dai social il successo sembra scontato 

Come è stato "C'è Grillo" su Raidue  
 (Afp)
  Beppe Grillo

Articolo aggiornato il 29 gennaio 2018 alle ore 10,00.

Si affacciano personaggi tv scomparsi come Daniele Piombi ed evergreen come Pippo Baudo e Bruno Vespa, in “C’è Grillo”, il techetechè più contrastato della storia tv, accompagnato da un fiume di polemiche dell’opposizione, da un boicottaggio nato sul web e proprio su Twitter pubblicizzato invece dal protagonista Grillo, che sul suo profilo ha postato la pubblicità del programma.

In video non c’è il cofondatore del Movimento 5 stelle ma il giovane comico che un giorno lo sarebbe diventato. Quello che si affaccia alle 21 e 20 su Raidue, fortemente voluto dal direttore Carlo Freccero è quasi un ragazzino magrissimo con la chioma più che fluente che parla di Enzo Tortora, Baudo e, quindi, ricorda la didascalia che accompagna uno degli spezzoni costati 30 mila euro alla Rai, "nel ’79 è nel cast di Luna Park assieme al trio La Smorfia e Tullio Solenghi" mentre "l’81 è l’anno di “Te la do io l’America” che ottiene un ascolto di quasi venti milioni di spettatori a puntata”. 

La satira, prima della politica

Le battute sono quelle pre-satira politica: "La sai l’ultima? Zeta, è quella con cui ho fatto ridere Pippo Baudo", racconta il comico e poi "Il colmo di un elettricista? Non aver fatto la resistenza". C’è pure  Heather Parisi, oggi schierata con la rivale sovranista Lorella Cuccarini, che in body ipercolorato balla e canta la  sigla.

L’ordine scelto da Freccero per raccontare la carriera tv del leader di M5s non è cronologico, e l’effetto vintage è esasperato dalle «signorine buonasera» che annunciano gli sketch. Non mancano gli spezzoni della sua parentesi cinematografica, quando Luigi Comencini lo trasformò nel figlio di Dio per il suo Cercasi Gesù nell’82, ruolo che gli valse anche un David di Donatello consegnato da una Sandra Milo cotonatissima e emozionata per la presenza di Sandro Pertini in platea.

Preistoria insomma, al pari delle  invettive contro i benzinai che quando si rompe il gommino di un tergicristallo te li fanno ricomprare tutti e due, contro lo Stato che vieta il fumo ma poi pubblicizza le sigarette e contro "i medici cialtroni che trasformano disturbi da niente come il digrignamento dei denti, nell’oscuro e pauroso bruxismo".

La satira politica, i problemi in Rai

"Apocalisse morbida": così il programma definisce questa fase del futuro fondatore del Movimento 5 stelle, datata ’98 quando già era fuori dalla Rai (nell’86 fu allontanato per una battuta su Bettino Craxi). Poco prima aveva cominciato ad appassionarsi alla satira politica, che si affaccia in “C’è Grillo” dopo circa mezz’ora dall’inizio. Con gli spezzoni dell’83, quando, avverte il riquadro sullo schermo, "la satira di Grillo alza il tiro sulla politica italiana, partecipando alla diretta elettorale di 12 ore da Bruno Vespa, con Raffaella Carrà".

Il comico  e futuro leader politico non risparmia nessuno, da De Mita ai liberali che "con lo slogan liberatevi con i liberali sembrava pubblicizzassero un lassativo". Ai forzisti davanti al video non sarà piaciuto lo spezzone antiberlusconiano, quando nel 2001, Grillo sbeffeggiava Berlusconi e il suo famoso opuscolo "Una storia italiana".

Il successo sui social

Anche se il passaggio che riscuote più successo dall’hashtag "#Cegrillo" su Twitter (primo nelle tendenze nazionali dei social per tutta la durata dello spettacolo, e oltre) è quello relativo a quando presenta i Queen al Festival di Sanremo. Meglio di Morgan, altro personaggio che furoreggia su Raidue. Molto commentati anche le parti di spettacoli sullo scandalo Parmalat e Cragnotti - "Sono venuti quelli della finanza ad interrogare me! A chiedermi come facevo a sapere della Parmalat. Come facevo a sapere di Cragnotti.. Lo sapevano tutti! Solo che io ero l'unico che lo poteva dire". 

A giudicare dai social, il programma sembra aver avuto un successo enorme. Ma Twitter non è sempre uno specchio affidabile e già Freccero non si aspettava chissà quali ascolti. Non tanto per la concorrenza di Adrian su Canale 5, ma, dice all’Agi, "per il boicottaggio".



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