Ha senso parlare di monogamia tra gli animali?

Ha senso parlare di monogamia tra gli animali?

Prova a rispondere il quotidiano spagnolo El Paìs, secondo cui “molte relazioni sono considerate monogame, specie nelle società occidentali, ma non tutte si sentono identificate con il termine”

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©  Archivio Bioparco - Massimiliano Di Giovanni -

AGI - Esiste la monogamia in natura? Se lo chiede El Paìs, secondo cui “molte relazioni sono considerate monogame, specie nelle società occidentali, ma non tutte si sentono identificate con il termine”.

Parola d’origine greca, la monogamia si riferisce all'atto di sposarsi una sola volta nella vita, ma la verità – scrive il Paìs – è che, in pratica, “c’è molta confusione su cosa implichi il suo significato e quando questo si usa o si confonde con il termine proprietà”.

Quando si studia il comportamento sociale degli animali, questa materia finisce “per mescolare mele e pere”. Prendiamo due roditori che vivono insieme tutta la vita uniti da un legame affettivo, ma che hanno rapporti sessuali al di fuori della coppia oppure due pesci solitari che si riproducono una sola volta nella vita e solo con lo stesso individuo: “Possiamo considerare questi animali monogami? Quali sono i requisiti esatti per entrare nel club?”, si chiede il quotidiano di Madrid.

È un fatto, ad esempio, che per gran parte del XX secolo la comunità scientifica abbia ipotizzato che la maggior parte degli uccelli fosse monogama, anche con il 90% delle specie che formavano coppie. “Si presumeva che le femmine fossero fedeli e sono stati documentati solo casi isolati di copulazione forzata in cui un altro maschio ha visitato il nido di una femmina accoppiata e l'ha costretta ad avere rapporti sessuali”, segnala il Paìs, che definisce il comportamento in base alla teoria dell’”investimento dei genitori”: cioè “le femmine sono più selettive dei maschi quando si tratta di accoppiarsi perché devono investire più energia per riprodursi”.

Tuttavia ben presto sono emerse voci dissenzienti che hanno messo in discussione “l'idea della donna sottomessa e monogama” in auge all’epoca della “società dei cacciatori”.

E negli animali? “Oggi è risaputo che l'infedeltà è quotidiana nelle coppie di uccelli, sia maschi che femmine”, risponde il Paìs. Ma non tutti gli animali sono uguali. Per esempio, nel caso del lemure dalle orecchie biforcute di Masoala “il maschio e la femmina si incontrano raramente e, quando lo fanno, mostrano scarso interesse o, peggio, non sono incontri amichevoli” e “la loro relazione è limitata a vocalizzazioni lontane e rari incontri sessuali” mentre tale comportamento nulla ha a che vedere con “la monogamia delle scimmie marmoset, in cui il legame affettivo è così forte da esser state viste come modello per studiare i legami sentimentali dell’uomo”.

Morale della favola? “Tra gli umani che s’accoppiano, la variabilità è ampia quanto quella riscontrata negli animali”, tira le somme il Paìs, secondo cui “alcune persone costruiscono la loro vita insieme, ma non mantengono l'esclusività sessuale l'una per l'altra. Altri hanno tutti i figli con lo stesso individuo, ma si innamorano di più di una persona alla volta. Ci sono quelli che allevano la loro prole insieme, ma non hanno un legame romantico”. 

Che senso ha, allora, parlare di monogamia? Forse, per evitare confusione, è meglio parlare “di convivenza, esclusività sessuale, genitorialità cooperativa o amore”. Anche gli animali hanno fatto la loro rivoluzione. Emancipandosi.