Mangiare al fast food provoca asma e allergia? Uno studio

Una ricerca dell’università del Sichuan (Cina), l’accoppiata hamburger, patate fritte, salse e bibite gassate aumenta in misura importante il rischio di provocare danni al sistema respiratorio

Mangiare al fast food provoca asma e allergia? Uno studio
 Afp

Il fast food toglie il fiato. Letteralmente. Secondo un recente studio condotto dai ricercatori dell’università del Sichuan (Cina), l’accoppiata hamburger, patate fritte, salse e bibite gassate aumenta in misura importante il rischio di provocare danni al sistema respiratorio. Che si sommano ai già accertati rischi di sviluppare diabete e obesità.

La premessa

Secondo gli studiosi, la prevalenza di asma e malattie atopiche come eczema (dermatite atopica), rinite allergica (febbre di polline) e rinocongiuntivite è drasticamente aumentata negli ultimi decenni. I fattori che ne hanno determinato l’aumento rimangono poco chiari. Ma ciò che è cambiato è l’introduzione anche in Asia di cibi prettamente americani: quelli da fast food, carichi di carboidrati raffinati, sodio, zuccheri, colesterolo, additivi come conservanti e coloranti, con alte concentrazioni di grassi saturi

Mai tre volte a settimana

I ricercatori hanno analizzato 16 studi svolti in precedenza su questo tema arrivando a una conclusione: mangiare tre volte a settimana cibi carichi di grassi nocivi e zuccheri aumenti i casi di asma, respiro sibilante e molte altre malattie allergiche come l’eczema e la rino-congiuntivite. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Respirology

“Indipendente dal reddito”

Per la ricerca, il coordinatore Gang Wang e i suoi colleghi, hanno sfruttato banche dati aggiornate al febbraio 2018. Il loro studio è più che altro il risultato di un’associazione relativa alla dose, motivo per cui - sostiene lo studioso - “Sono necessari ulteriori studi per confermare le relazioni osservate in questa analisi e per identificare potenziali associazioni causali tra il consumo di fast food e le malattie allergiche”. L’impennata del rischio di malattie respiratorie, poi, è indipendente dal reddito dei consumatori, che può fare la differenza tra una dieta più o meno salutare, sui controlli medici e in generale sulla qualità della vita. 



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