Mafia Capitale, Codacons denuncia: dirigente mobbizzata perche' non si piegava alle regole della corruzione

CITA IN GIUDIZIO IL COMUNE DI ROMA, MA DAL SINDACO MARINO NESSUNA RISPOSTA. ORA DECIDERA' IL GIUDICE DEL LAVORO

Tra le tante vicende anomale legate al fenomeno di "Mafia Capitale", emerge anche la storia di una dirigente del Comune di Roma, che per anni ha subito mobbing per non aver voluto sottostare alle regole della corruzione che regnavano nella gestione degli appalti nella capitale.

Una storia iniziata nel 2002 e che si trascina ancora oggi - racconta l'associazione, che assiste legalmente la donna - con una causa pendente dinanzi al Tribunale del lavoro di Roma.

L'Arch. Caterina Ferraro Pelle - questo il nome della dirigente - rappresentava e ancora rappresenta per buona parte della dirigenza e dell'apparato capitolino un ostacolo ad una gestione "disinvolta" ed "interessata" della cosa pubblica, un elemento di rottura da isolare o neutralizzare. Come avvenuto nel 2002 quando, poche settimane dopo il suo allontanamento deciso dal Presidente Pollak del Municipio XII, lo stesso Presidente approvo' l'affidamento diretto, senza gara d'appalto, alla cooperativa "Union Park" della gestione di parcheggi pubblici nella zona dell'EUR. Affidamento che e' stato poi oggetto di indagine da parte della Procura Distrettuale Antimafia, che ipotizzo' a carico dello stesso Presidente il reato di "associazione per delinquere".

Ma l'episodio piu' grave si verifica  nel 2007 quando, proprio per aver proceduto - nella qualita' di dirigente dell'Unita' Organizzativa Ambiente e Litorale - all'annullamento di un affidamento diretto per indire, invece, una regolare asta pubblica - la Ferraro Pelle, del tutto ingiustamente e per la prima volta nella sua esperienza professionale, ha ricevuto un punteggio bassissimo (55,25/100) per l'anno di riferimento, con conseguente decurtazione di una notevole somma dallo stipendio corrispondente all'intera indennita' di risultato per quell'anno!

Da allora, mentre i colleghi della dirigente - anche meno esperti e qualificati - facevano carriera all'interno dell'Amministrazione, la Ferraro Pelle veniva lasciata letteralmente ai margini, confinata per lungo tempo in un seminterrato buio e rumoroso e continuamente assegnata ad incarichi fittizi.

Al punto da spingerla ad intentare causa per mobbing contro il Comune di Roma.

"Mentre il sindaco Ignazio Marino si vanta di aver portato la legalita' in Campidoglio, una dirigente continua a pagare la scelta di non aver voluto piegarsi alle regole imposte da mafia capitale - afferma il Presidente Carlo Rienzi - Ora, dal momento che il Comune non sembra voler sanare la situazione della Ferraro Pelle, a decidere sara' il Tribunale del lavoro, dove pende una causa che potrebbe portare ad un maxi-risarcimento in favore della donna".

21 giugno 2015



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