Assistenza a persone disabili. Riconosciuto dalla Corte Costituzionale ai conviventi non sposati il diritto ai permessi per assistere familiari

(Federconsumatori) - Con la sentenza del 23 settembre 2016 la Corte Costituzionale mette fine alla discriminazione che non riconosceva al convivente il diritto di fruire del permesso retribuito per assistere una persona con handicap grave.

Nel dettaglio viene definita illegittima la norma nella parte che esclude il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado.

La sentenza ha giustamente affermato che: “Il diritto della persona disabile non sposata verrebbe ad essere irragionevolmente compromesso, non in ragione di una obiettiva carenza di soggetti portatori di un rapporto qualificato sul piano affettivo, ma in funzione di un dato normativo rappresentato dal mero rapporto di parentela o di coniugio."

Le  convivenze assumono, finalmente, i diritti attribuiti ai coniugi.

La sentenza rappresenta, in tal senso, un grande passo avanti nella tutela del diritto alla salute dei disabili non sposati.

e scuole, purché sia rispettato il solo divieto - già previsto dalla legge - di accesso ai minori. Tale previsione distruggerebbe, oltre che i giocatori,  anche i soggetti più giovani,  perché le poche buone norme di protezione della salute contenute nelle vigenti leggi regionali verrebbero vanificate togliendo alle Regioni i poteri previsti in materia”.

Per tale motivo il Codacons ha diffidato formalmente le Regioni e tutti i componenti della Conferenza a non accettare le proposte del Governo, tese ad incassare soldi dai ludopatici, e annuncia una denuncia contro l’esecutivo – nel caso in cui la proposta sulle sale slot divenisse realtà – per istigazione al gioco d’azzardo e lesioni colpose gravi a danno dei 3 milioni di giocatori problematici esistenti in Italia.

L’associazione ha chiesto inoltre l’intervento dell’Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, che deve necessariamente esprimere il proprio parere nel corso dell’incontro del 29 settembre prossimo.