Monta in Iran la protesta contro gli ogm

Monta in Iran la protesta contro gli ogm
 Ogm

Roma - In Iran monta la protesta contro la diffusione nei mercati - e sulle tavole - di organismi geneticamente modificati fra gli ingredienti dei prodotti alimentari. Una campagna che vede coinvolti non solo leader religiosi - che hanno emesso di recente piu' di una fatwa - ma pure intellettuali, ambientalisti e personalita' di primo piano della cultura e della societa'. Una lotta che non riguarda solo l'alimentazione e i pericoli per la salute, che pure sono presenti, ma si estende pure alla "guerra commerciale" con Israele, uno dei nemici storici di Teheran, fra i principali fautori e sviluppatori dei prodotti Omg. Lo scrive l'agenzia Asianews.
Secondo quanto riferisce Ali Nourani, capo della Iranian Organic Association, lo scorso anno il Paese ha importato prodotti geneticamente modificati per un valore complessivo di 5,5 miliardi di dollari. Si tratta di prodotti, aggiunge, che mettono a repentaglio la salute dei consumatori.
L'esperto afferma che una eventuale decisione dell'Iran di muoversi in direzione dei prodotti Ogm non ha alcun senso da un punto di vista economico. "La societa' iraniana - sottolinea - non patisce la fame" e non si sente il bisogno di "muoversi in direzione dei prodotti geneticamente modificati, che equivale a giocare con la salute delle persone".
Nella Repubblica islamica si registra una opposizione sempre piu' consistente e vivace verso l'uso di ingredienti Ogm nel contesto della produzione alimentare. Fra le voci critiche vi e' anche quella dei leader religiosi, che hanno lanciato piu' di una fatwa (editto) contro la commercializzazione, l'uso e la vendita di colture "geneticamente modificate".
In prima fila nella battaglia il grande ayatollah Mohammad Alavi-Gorgani, preoccupato per la salute e la sicurezza delle tavole dei suoi concittadini, che subirebbero gli effetti nefasti degli alimenti Ogm. Per il leader sciita il problema non e' la ricerca nel settore, quanto piuttosto "la commercializzazione" di prodotti la cui sicurezza e bonta' "non e' stata valutata sinora sotto un profilo scientifico".
Oltre alla salute degli iraniani, per l'ayatollah dietro la campagna a favore dei prodotti geneticamente modificati vi e' Israele, il grande nemico della regione. "Possa Dio - ha concluso Mohammad Alavi-Gorgani - aiutare i nostri cari funzionari a comprendere che questo e' uno degli stili coloniali" adottati da Israele (e Stati Uniti) per dominare il mondo.
Insieme ai leader religiosi, vi sono anche intellettuali e organi di stampa schierati contro la diffusione dei prodotti Omg. Nei giorni scorsi l'agenzia Tasnim ha pubblicato una lettera sottoscritta da professori universitari, intellettuali, ricercatori e attivisti e indirizzata ai membri del Parlamento, oltre che ai dicasteri dell'Agricoltura e della Sanita'. Al legislatore il movimento chiede una norma che metta al bando il commercio dei prodotti e le importazioni di alimenti geneticamente modificati. Da tempo, denunciano, nella catena alimentare iraniana "sono entrati questi prodotti, senza che i consumatori ne siano al corrente". Vi sono "informazioni credibili", aggiunge la lettera, in base alle quali "non sarebbero stati effettuati dei test efficaci per valutare i rischi legati al consumo di questi prodotti".
In Iran e' gia' nato un movimento che preme per la produzione di riso, frumento, cotone, patate e barbabietole da zucchero geneticamente modificati. E la legge non prevede che le etichette debbano riportare le specifiche mei casi di prodotti Ogm. Un grave danno per la salute dei consumatori, concludono i firmatari del documento, che ricordano l'aumento nei casi di cancro e di altre malattie che potrebbe essere legato proprio a questi particolari prodotti.
Del resto le differenze culturali in tema di alimentazione fra Iran e Stati Uniti erano visibili anche all'Expo 2015 di Milano, dove i padiglioni dei due grandi nemici erano posizionati proprio uno di fronte all'altro. Nello spazio a stelle e strisce, ribattezzato "Food 2.0" vi era l'esaltazione degli Ogm "buoni", come panacea per la fame del mondo. Per la Repubblica islamica, invece, lo spazio era un fiorire di piante tradizionali e vegetali tipici della regione, fra cui melograni, datteri e aranci, aloe, spezie, zafferano e pistacchi. (AGI)