Africa: Redemption Song, documentario per riscattare continente

Africa: Redemption Song, documentario per riscattare continente
Redemption Song 

Roma - Il viaggio verso la speranza di una vita migliore in Europa, ma anche il ritorno in Africa, per contribuire al risveglio della propria gente e affrancare il continente da nuove colonizzazioni e vecchie chimere. E' questo il cuore di 'Redemption Song', il documentario di Cristina Mantis presentato al RomAfrica Film Festival, che racconta il lungo percorso di Cissoko, nato in Guinea, profugo di guerra, giunto in Italia, dopo anni passati in Libia, per poi trovarsi in un centro di accoglienza, in un'attesa infinita dei documenti.
Qui, scoperta l'estrema precarieta' e le forme di schiavitu' che spesso sperimentano in Europa gli immigrati, Cissoko prende la decisione di filmare quanto avviene, con l'intento di tornare in Africa e proiettare le immagini nelle scuole e nei villaggi, cosi' da spronare il risveglio della sua gente. Un modo per contribuire ad "arrestare l'emorragia umana che dissangua l'Africa", ma anche un invito a mettere fine ai conflitti interni del Continente, in uno sforzo collettivo per farlo crescere, senza consegnarlo a nuovi colonizzatori o abbandonarlo per la chimera dell'Occidente. Un sentimento che lo spinge fino in Brasile a omaggiare i discendenti degli schiavi che ancora oggi mantengono vive le origini africane.
Alla base del documentario c'e' la consapevolezza che sia necessario un affrancamento innanzitutto interiore, che spinga a lottare per mantenere la propria essenza. Un richiamo a quella forma di "redenzione" di cui cantava Bob Marley nella celebre canzone. Cosi' nel viaggio di ritorno nella sua terra, il protagonista, aiutato dalle immagini delle proiezioni, si fa accompagnare 'virtualmente' da alcuni artisti che rafforzano il suo sound emotivo, gia' permeato dal ricordo vivo di Thomas Sankara, leader carismatico del Burkina Faso, ribadendo la necessita' di mettere fine ai conflitti interni e di unirsi nell'amore per la propria terra.

L'opera, ha spiegato la regista, e' nata dal "desiderio forte di empatia con l'universo nero che ci circonda, quello a noi vicino, e quello lontano che spesso giunge a noi sulle barche della disperazione". "Attraverso il viaggio a ritroso di Cissoko, il protagonista africano, sbarcato profugo a Lampedusa, e' interessante comprendere meglio della difficile realta' da cui partono molti migranti, cosa li muove, le prospettive - ha continuato la Mantis - E contemporaneamente c'e' la voglia di contribuire a far luce sui falsi paradisi che spesso attendono migliaia di giovani, al di la' delle frontiere sbarrate".
Pur sperando in un cambio nelle politiche dei leader europei e dei governanti africani, Cissoko alla fine si rivolge alla sua gente, spingendola a ritrovare quello scatto d'orgoglio tanto caro a Sankara, quella speciale forma di 'redenzione' che Bob Marley ha affidato ad una delle sue piu' celebri canzoni, che li spinga a liberarsi delle catene mentali che secoli di schiavitu' sembrano aver fissato in molte attitudini e comportamenti. Il senso e' proprio quello di ritrovare un respiro pacifico comune, che li porti a riguardare il rapporto con la propria terra, per riappropriarsene e per un'auspicabile diminuzione del fenomeno migratorio che troppo spesso diviene sinonimo di nuova schiavitu'.
Attrice e regista, Cristina Mantis ha dato avvio alla sua carriera dietro la macchina da presa nel 2002 con un viaggio tra i senza dimora della capitale durato diversi anni che l'ha portata a realizzare "Il carnevale di Dolores", vincitore del Tekfestival 2008 come miglior documentario italiano. Attrice attiva nel teatro sperimentale e d'impegno sociale, la Mantis si e' cimentata anche con alcune produzioni di cinema indipendente. Ha girato alcuni video-clip e il corto "Stadio Filadelfia" tra i corti vincitori del progetto "I luoghi del cuore" del Fai. Nel 2010 ha girato il docufilm "Magna Istria" mentre nel 2012 "SDDSP - Societa' Dalmata di storia Patria".
Insieme a lei a scrivere soggetto e sceneggiatura, lo stesso Cissoko Aboubacar, incontrato nel centro per richiedenti asilo di Amantea. Nato in Guinea nel 1974, ha attraversato due volte il deserto, ha vissuto la guerra in Libia e poi il terribile viaggio in mare. Una guida per entrare in modo piu' approfondito in alcune problematiche relative alle ondate di immigrazione, gia' allora deciso a condurre una sua personale battaglia per i diritti della sua gente. (AGI)