Mancata cattura Provenzano, Mori assolto anche in appello

La sentenza dopo tre giorni di camera di Consiglio. Il Pg Scarpinato aveva chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi - Tra ombre trattativa e assoluzioni, restano i misteri

Mancata cattura Provenzano, Mori assolto anche in appello
Mario Mori (agf) 

Palermo - Nessu favoreggiamento al boss dei boss. La Quinta sezione penale del Tribunale di Palermo, presieduta da Salvatore di Vitale, ha assolto anche in appello Mario Mori e Mauro Obinu, gli alti ufficiali dei carabinieri, accusati di favoreggiamento aggravato, in relazione alla mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, a Mezzojuso nell'ottobre del 1995. I giudici, entrati in camera di consiglio lunedì mattina, prima di mezzogiorno, hanno pronunciato la sentenza nell'aula bunker del carcere palermitano di Pagliarelli. L'accusa - rappresentata dal Pg Roberto Scarpinato e dal sostituto Luigi Patronaggio - aveva chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi per il generale Mori e a 3 anni e mezzo per Obinu, dopo la rinuncia a contestare agli imputati l'aggravante mafiosa e quella della "trattativa". Rimaneva invece l'aggravante di avere commesso il reato nella qualità di pubblico ufficiale. Nel confermare la sentenza, la Quinta sezione ha disposto l'invio degli atti alla procura per cinque carabinieri del Raggruppamento operativo speciale tra cui Sergio De Caprio - il "capitano Ultimo" - per falsa testimonianza. "Questa nuova assoluzione è un ulteriore passo avanti per dimostrare la mia totale innocenza rispetto alle accuse che mi vengono rivolte. E soprattutto mi restituisce onorobilita' come uomo e come ufficiale. Pertanto sono veramente soddisfatto dell'esito di questo processo", ha commentato Mori in un video su Lookout News.

Per il pm Nino Di Matteo, il magistrato che aveva coordinato l'indagine e rappresentato l'accusa in primo grado, le prove contro il generale Mori c'erano. "Personalmente rifarei tutto quello che ho fatto. Rispetto la sentenza, ma rimango convinto che ci fossero tutti gli elementi di prova per chiedere e ottenere le condanne degli imputati", ha osservato. Commentando la decisione della Corte d'appello di Palermo, il magistrato ha ricordato che anche il primo collegio che si era occupato della vicenda "non aveva assolto per insussistenza del fatto, ma aveva riconosciuto come esistenti sia alcuni episodi che le anomalie da noi contestati. Tuttavia - conclude Di Matteo - il tribunale non aveva ritenuto sussistente il dolo e per questo aveva scagionato gli imputati. Ora prendo atto che in appello la sentenza e' stata confermata".

Confermato dunque il verdetto di primo grado del 17 luglio 2013: il generale Mori e il colonnello Obinu sono stati assolti "perche' il fatto non costituisce reato". I giudici hanno anche disposto l'invio degli atti alla procura per sei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale tra cui Sergio De Caprio per falsa testimonianza: oltre al capitano 'Ultimo', Mauro Olivieri, Francesco Randazzo, Pinuccio Calvi e Giuseppe Mangano, Roberto Longu. Il riferimento e' all'episodio dell'aprile del 1993, relativo alla mancata cattura del boss catanese Nitto Santapaola, resa impossibile, secondo l'accusa, da una sparatoria provocata dagli uomini del Ros a Terme Vigliatore (Messina); su questa vicenda, a parere dei giudici, questi carabinieri del Ros non avrebbero detto quello che sapevano. Dopo la lettura del dispositivo, Scarpinato e Patronaggio hanno lasciato subito l'aula. 

Fra ombre trattativa e assoluzioni, restano i misteri

"Colonnello, sentenza di primo grado confermata. Ci sentiamo dopo". Cosi' Basilio Milio, al telefono con il Colonnello Giuseppe De Donno, ha comunicato la sentenza. Alla lettura della sentenza non erano presenti gli imputati. In aula c'era invece anche Vincenzo Agostino, il padre dell'agente di polizia ucciso nel 1989. "E' un altro importante tassello - dice ai cronisti - verso la fine di quello che possiamo definire una persecuzione giudiziaria. Alla luce della serieta' dei giudici eravamo fiduciosi". Riguardo alla persecuzione Milio precisa: "Mi riferisco a quella parte della Procura che gia' dal 1997 ha indagato su alcuni fatti, come il covo di Riina. Poi la trattativa". Alla lettura della sentenza ha assistito anche Vincenzo Agostino, il padre dell'agente di polizia ucciso dalla mafia nel 1989. "Sono molto deluso per l'esito del processo - ha detto - e ora tutti questi soldi spesi per l'accertamento di una verità, a cosa sono serviti? Ho un profondo senso di scoramento perche' ancora una volta, non e' stato chiarito quello che e' successo e la verita' non e' stata raggiunta". 

Il testo della sentenza
"Visto l'articolo 605 c.p.p. "Conferma" la sentenza del tribunale di Palermo resa in data 17 luglio 2013 appellata dal procuratore della Repubblica di Palermo e dal procuratore generale nei confronti degli imputati Mori Mario e Obinu Mauro. Dispone trasmettersi al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo copia dei verbali e delle relative trascrizioni delle deposizioni rese da Oliveri Mauro, Randazzo Francesco, Calvi Pinuccio, Mangano Giuseppe, Longo Roberto e De Caprio Sergio per le sue valutazioni in ordine all'eventuale sussitenza del reato di falsa testimonianza". Conclude il documento: "visto l'articolo 544 c.p.p. Indica in giorni 90 il termine per il deposito della sentenza". (AGI)
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