Chiese: Lorefice apre porte a religioni,Uniti contro odio e mafia

(AGI) - Palermo, 14 lug. - Nel giorno in cui si entra nel vivo della 392esima ed...

(AGI) - Palermo, 14 lug. - Nel giorno in cui si entra nel vivo della 392esima edizione del Festino di Santa Rosalia, patrona di Palermo, monsignor Corrado Lorefice apre le porte dell'Arcivescovado per un incontro di fraternita' con i rappresentanti delle religioni, nel segno della necessita' del rispetto, della pace e della solidarieta' contro ogni idea e progetto di violenza tra gli uomini. Evento iniziato con l'Inno alla gioia eseguito dal coro dei bambini dell'Istituto comprensivo Rita Atria e una danza etnica della comunita' indu' mauriziana. Un momento di silenzio ha ricordato le vittime della violenza e del terrore, prima del messaggio di don Corrado e della condivisione fraterna del cibo attorno alla stessa tavola. La "Santuzza", che "nella sua vita ha invocato la protezione di Dio sulla nostra citta' - ha detto l'arcivescovo a imam, rabbini, pastori, presbiteri e guide spirituali presenti - richiama e raccoglie tutti gli abitanti di Palermo in una concorde ed unanime esperienza di gioia nel ritrovarsi uniti per lottare contro ogni forma di male, di odio, di violenza e di mafia. Nel nome di questa liberta', di mente e di cuore, apro le porte della mia casa a tutti i responsabili delle varie Religioni, per testimoniare la bellezza dello stare insieme in pace e in cordiale fraternita' ed anche alle autorita' consolari, civili e militari per esprimere la volonta' armonica nella partecipazione alla costruzione della citta' "nuova" per l'impegno di tutti alla stima e al rispetto dell'identita' etnica e religiosa di ogni uomo". Questa volonta' di fratellanza e di convivenza pacifica "la ritengo ancora piu' importante dopo gli ultimi avvenimenti di Dacca, di Baghdad, di Aleppo, di Dallas, di Fermo...". Il rispetto e la cordialita' nella comunita' degli uomini si costruisce con piccoli avvenimenti, ha sottolineato Lorefice, "che fanno maturare la speranza della possibilita' di una convivenza pacifica, di donne e uomini diversi, nel medesimo territorio e tessuto sociale. E se ciascuno fa qualcosa, come affermava il nostro caro don Pino Puglisi, questo mondo cambiera'". (AGI)
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