Il 'caso Catiuscia' che avvelena il Pd e fa infuriare Zingaretti

Il segretario del partito di dice "Arrabbiato e deluso" per quello che è successo in Umbria, dove la Marini, dopo aver annunciato le dimissioni, ha votato in Consiglio a favore della sua permanenza alla Regione

Umbria Zingaretti Marini
Pierpaolo Scavuzzo / AGF 
Catiuscia Marini

"Arrabbiato e deluso". Ma anche determinato ad andare fino in fondo al caso Umbria e a farlo in tempi brevi. Nicola Zingaretti mette da parte la proverbiale "mitezza" e chiede coerenza alla presidente Catiuscia Marini che, dopo aver annunciato le dimissioni, ieri ha votato in Consiglio a favore della sua permanenza in sella alla Presidenza della Regione. La vicenda è quella dei concorsi in sanità, secondo la Procura di Perugia 'pilotati', che ha portato all'arresto di un assessore, del segretario Pd e del direttore dell'azienda ospedaliera.

Zingaretti, segretario da meno di un mese, aveva chiesto di far prevalere l'interesse dei cittadini e delle istituzioni. Formula utilizzata più tardi anche nel caso del governatore della Calabria, Mario Oliverio. Due governatori provenienti da aree diverse del Pd: Marini più vicina a Renzi, Oliverio in rotta di collisione con l'ex segretario.

Zingaretti, insomma, utilizza lo stesso metro e sottolinea: "Il Pd che ho in mente io è un partito che, se qualcuno vende le domande dei concorsi, non aspetta le Procure per mandarlo via". Anche per questo, i sospetti che la mossa di Marini rispondesse a un disegno contro il segretario si sono sgonfiati quasi immediatamente.

"C'e' stata la tentazione, dieci giorni fa, di farne un caso in chiave anti Zingaretti, ma poi ci si è resi conto che le dimissioni di Marini non erano state affatto imposte. Quindi niente", sottolineano fonti parlamentari del partito. Anche Zingaretti, nello studio di Lucia Annunziata, respinge qualsiasi ricostruzione di questo tipo: "Non ci sono rese dei conti nel partito, ho sempre combattuto l'idea di un partito del leader. Ci vuole rispetto e in questa fase il rispetto c'è", sottolinea riferendosi al rapporto con la minoranza renziana.

"Non temo che Renzi stia scalpitando. E poi, se Renzi non avesse fatto nulla, si direbbe: avete visto, Renzi non fa nulla perché così mette in difficoltà la lista Pd'. No, non c'e' nessuna rivolta contro di me". Il gesto plateale di Marini, semmai, è stato un "errore politico". Anche se c'è chi non esclude che si possa essere trattato di un 'misunderstanding'.

Perché l'accordo raggiunto tra Marini e il partito era quello di concedere alla presidente una sorta di onore delle armi: "Il Pd vota contro la richiesta di dimissioni in consiglio regionale, ma tu ti dimetti un secondo dopo". Solo che ieri un consigliere Pd non è stato ai patti e Marini ha fatto valere il suo voto, rimanendo in sella. Ora, "dovrebbe dimettersi martedì", dicono ancora fonti del Pd umbro, "ma è ricoverata, perché dopo il voto in Aula ha accusato un malore e ne avrà per cinque giorni".

Difficile, per Zingaretti, avere certezze a questo punto. "Io non ho chiesto a Catiuscia di dimettersi, ho chiesto di valutare le scelte migliori. E lei si è dimessa. Il fatto che dopo un mese voti contro le sue dimissioni, per me è un errore. La incontrerò perché è importante avere posizioni chiare".
 



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