Le reazioni dei leader politici italiani al caso Sea Watch

C'è chi, come Giorgia Meloni, chiede misure drastiche e chi, come Di Maio, ritiene inutili i litigi. Mentre Zingaretti scrive a Conte una lettera per avere un incontro urgente

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 FEDERICO SCOPPA / AFP

La nave della Ong che batte bandiera olandese si è recata a Lampedusa senza autorizzazione. La capitana Carola Rackete ha forzato il blocco per portare in salvo i 42 migranti a bordo da diversi giorni. I finanzieri sono saliti a bordo e hanno controllato i documenti. La Farnesina annuncia "passi formali" verso i Paesi Bassi. L'Ue contatta gli Stati europei per il ricollocamento.

La reazione del vicepremier, Matteo Salvini, in diretta su Facebook, non si è fatta attendere con le accuse per la Sea Watch di mettere a rischio decine di immigrati "per uno schifoso giochino politico". Il ministro dell'Interno ha confermato che non darò l'autorizzazione allo sbarco e che userà ogni mezzo "democraticamente concesso per bloccare questo scempio del diritto". 

Salvini però non è stato l'unico a commentare le nuove azioni della nave della Ong. L'altro vicepremier, Luigi Di Maio, ha ribadito la sua soluzione: "Servono corridoi umanitari legali per chi può venire qui. Se entri in Italia lo fai col permesso dei cittadini italiani. Servono più rimpatri delle migliaia di irregolari non identificati che abbiamo nel nostro Paese. Servono Agenzie dell'Unione Europea su suolo Africano, serve una alleanza con la Cina per investimenti sostenibili nel continente africano". Per il leader del Movimento 5 Stelle, però, litigare con le Ong serve a poco. "Io non ho tutte le risposte. Ma se dovremo passare tutta l'estate a litigare con le Ong abbiamo già perso".  

Quello di Nicola Zingaretti, invece, è un richiamo più che una richiesta. Nel pieno della vicenda Sea Watch, il segretario nazionale del Pd rompe gli indugi e scrive una lettera a Giuseppe Conte chiedendo un incontro urgente per parlare della gestione dei flussi migratori. Una mossa per stanare il governo, "sempre piu' a trazione Salvini", ma anche per dare una scossa al proprio partito, segnato anche in queste ore da prese di posizione di singoli esponenti della minoranza sulla risoluzione per la missione in Libia.
Nella sua lettera, il segretario dem ricorda al presidente del Consiglio le responsabilità del governo sulla gestione dei flussi migratori, sottolinea che il suo ministro dell'Interno ha mancato sei vertici europei su sette in materia di sicurezza, che il dl Sicurezza bis appena varato prevede che a chiudere i porti sia il ministro delle Infrastrutture e non il Viminale e che, in ogni caso, di porti chiusi non ce ne sono, visto che gli sbarchi sono quotidiani, come dichiarato anche dal sindaco di Lampedusa. E Zingaretti conclude: "Mentre una delegazione di parlamentari del Partito Democratico si appresta a raggiungere Lampedusa, le chiedo un incontro urgente per discutere delle politiche sul tema dell'immigrazione e della gestione dei flussi. Credo siano temi da affrontare in maniera seria, responsabile e istituzionale evitando di offrire al Paese questo osceno teatrino indegno per un Paese civile".

Dura la reazione del leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni: "Contro la volontà del governo italiano, dello Stato italiano, della sovranità italiana, la Sea Watch viola i nostri confini ed entra nelle acque territoriali italiane con l'obiettivo di portare gli immigrati clandestini che ha a bordo sul nostro territorio nazionale. Allora, io adesso mi aspetto che il governo italiano faccia rispettare quelle regole che le organizzazioni non governative pensano di poter violare. E, a norma di diritto internazionale, questo significa che la Sea Watch è una nave che deve essere sequestrata che l'equipaggio deve essere arrestato che gli immigrati che sono a bordo devono essere fatti sbarcare e rimpatriati immediatamente e che la nave deve essere affondata come accade per le navi che non rispettano il diritto internazionale".

Con la capitana della Sea Watch si schiera invece Pietro Bartolo, eurodeputato del Pd: "Il mio cuore è li' a Lampedusa, su quel molo da cui ho prestato soccorso a centinaia di migliaia di persone negli ultimi 30 anni. Purtroppo Lampedusa e Bruxelles sono lontane, non soltanto metaforicamente, come dimostra la cronaca di questi giorni. Arrivero' sulla mia isola soltanto domani, ma sono già li' col cuore, al fianco di quella splendida capitana di nome Carola".  

Posizione simile quella di Gregorio de Falco, Gruppo Misto: "Il Comandante della Sea Watch ha la responsabilità di tutelare la nave e le persone che vi sono a bordo. È lei l'autorità che deve valutare le reali condizioni, sia poiché possiede tutti gli elementi di valutazione necessari, sia perché ha il dovere di prendere provvedimenti in relazione a quel fine di tutela".

Per Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia "quella che si sta giocando sulla pelle dei 47 migranti della Sea Watch è sicuramente una brutta partita. Ma il Pd che accusa Salvini di tenerli in ostaggio dovrebbe fare una profonda riflessione sul perché siamo arrivati a questo punto. Non sono stati forse i governi del Pd, prima di Minniti, a tenere in ostaggio l'Italia con la politica indiscriminata delle porte aperte senza pretendere che l'Europa facesse la sua parte? Era inevitabile che alle porte aperte seguissero i porti chiusi. E se la commissione europea dei diritti umani ieri ha respinto il ricorso della Sea Watch, significa che ci sono anche organismi comunitari che hanno preso atto dell'impossibilità che l'immigrazione pesi sulle spalle di un solo Paese, che non puo' farsi imporre le politiche migratorie dalle Ong".

 



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