"Salvare le vite in mare è un dovere e chi lo fa non deve essere perseguito", dice Sassoli

Il presidente del Parlamento europeo al Corriere della Sera: "L'immigrazione è una questione epocale e il Consiglio deve riprendere in mano la nostra proposta. Ci sono buone idee per non lasciare soli i Paesi"

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FREDERICK FLORIN / AFP
David Sassoli

"Se non dotiamo l'Europa di strumenti per intervenire e governare i fenomeni migratori, i casi di cronaca riprodurranno sempre le stesse modalità e le solite domande: cosa fa l'Europa, dov'è l'Europa? Qui si gioca una partita decisiva, il trasferimento di potere. Dobbiamo mettere l'Unione in condizione di occuparsi dell'immigrazione come di altri temi". Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, intervistato dal 'Corriere della Sera'.

"La proposta del Parlamento europeo, votata nel dicembre 2017 e mai discussa dai governi - ricorda Sassoli - dà degli strumenti. Dice per esempio che chi arriva in Italia, a Malta o in Grecia arriva in Europa. L'immigrazione è una questione epocale e il Consiglio deve riprendere in mano la nostra proposta. Ci sono buone idee per non lasciare soli i Paesi. Il richiamo alla riforma di Dublino ci ricorda anche che i governi sono spesso sordi alle sollecitazioni del Parlamento".

Sassoli sottolinea che "salvare le vite in mare è un dovere e chi lo fa non può e non deve essere perseguito. Nel caso della Sea Watch ci sono tuttavia profili giuridici ancora aperti e spetta alla magistratura italiana verificarli e dire l'ultima parola".



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