Salvini bacia il rosario per fede o per marketing? Cosa si dice in giro

E' la domanda che si pongono i quotidiani in edicola dopo che il cardinale Parolin ha stigmatizzato l'invocazione alla Madonna del leader della Lega in chiusura di un comizio a Milano

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Miguel MEDINA / AFP
Salvini mostra il rosario durante un comizio a Milano

Fuori i mercanti dal Tempio? È determinata e dura la reazione della Chiesa d Roma al gesto di Salvini che sabato, in piazza, a chiusura del rassemblement sovranista di Milano ha baciato e brandito davanti alla folla il rosario e s’è anche appellato alla Madonna. Stigmatizza subito Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana, cioè la Cei, dunque i vescovi. Prende posizione Famiglia Cristiana, potente e capillare settimanale cattolico che viene diffuso nelle chiese, che parla di “sovranismo fericista” e “strumentalizzazione religiosa” mentre “il capopolo della Lega esibiva il Vangelo un'altra nave carica di naufraghi veniva respinta e le Nazioni Unite condannavano l'Italia per il decreto sicurezza”, alla vigilia della sua discussione bis in un Consiglio dei ministri dalle sorti incerte e i contorni controversi.

“La Chiesa contro Salvini” titola la Repubblica a pag. 2; “’No al rosario per scopi politici’. Lite tra i cattolici e il capo leghista” titola a pag. 4 il Corriere della Sera; “Salvini con il rosario, l’altolà del Vaticano: ‘Dio è di tutti non suo’” è l’apertura di pag. 4 del Il Messaggero mentre Libero rassicura: “I preti stiano tranquilli” recita l’occhiello mentre il titolo è: “Sono soltanto affari di Salvini se va sul palco col rosario”. Infine, Il Fatto: “’Salvini in piazza col rosario è solo marketing, non fede’” scrive riportando il senso delle critica da Famiglia Cristiana a Civiltà Cattolica a “Matteo l’opportunista”.

La notizia è il gesto, è racchiusa nell’atto, nello scenario. La manifestazione sovranista, il palco, la piazza, il crocifisso, il politico che l’impugna. Sull’edizione cartacea del Corriere della Sera il l’arcivescovo-teologo Bruno Forte, chiamato da papa Francesco a segretario speciale degli ultimi sinodi, censura il gesto del vicepremier che “così ferisce i credenti, non difende la Chiesa” perché “un conto è la fede, che si difende da se stessa e certo non ha bisogno di Salvini per esser e difesa. Altro è usare un simbolo sacro a favore della propria parte politica”.

Sui “cardinali contro Salvini” il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti sostiene che si sono scagliati “per uso improprio della Madonna”. Per aggiungere: “Quello che pensiamo delle spericolate avventure politiche e di certe frequentazioni di Salvini - cioè male - non lo abbiamo taciuto. Ma siamo altresì convinti che la Madonna, suo Figlio e il di Lui Padre, Dio, non siano proprietà privata del cardinale Parolin, né di Famiglia Cristiana o Civilità Cattolica, riviste sinistrorse auto proclamatesi portavoce del Verbo”. E per chiedersi poi: “Dobbiamo scomunicare gli sportivi che, entrando in campo, si fanno il segno della croce a favore di telecamera? Considerare profano che il presidente degli Stati Uniti, al momento del suo insediamento, giuri sulla Bibbia, pur sapendo che siamo di fronte a uno spergiuro? O cancellare dalla storia come eresia il fatto che Cristoforo Colombo abbia preso possesso delle Americhe 'in nome di Dio e della Regina Isabella', dando vita, peraltro, alla prima tratta di schiavi della storia?”

E concludere: “Che quella di Salvini sia un’esibizione di fede furbetta è probabile. Ma non più di quella che la Democrazia Cristiana, con la benedizione della Chiesa, fece nelle prime elezioni della Repubblica (1948) quando adottò per la campagna elettorale lo slogan del grande Guareschi: 'Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no: vota Dc'. A noi piace quell’Italia lì, quella di don Camillo e Peppone, che tirava dentro Dio nell’arena politica pur sapendo che il Signore non si fa prendere per i fondelli da nessuno. Adesso invece le gerarchie cattoliche pretendono l’esclusiva dell’uso del marchio”.

La Repubblica che per la firma di Alberto Melloni scrive: “La Santa Sede per principio non interviene su temi solo perché altri li sollevano. Salvo eccezioni. E ieri il Segretario di Stato ne ha fatta una. Il cardinal Parolin ha rilasciato alcune dichiarazioni che sono una replica ovattata, ma netta, a Matteo Salvini”. E “il Segretario di Stato ha usato lo stile diplomatico non per cortesia, ma per obbligo. Salvini, piaccia o no, è uomo di governo e dunque, quando schernisce il Papa che piange i morti nel Mediterraneo, fa un atto che interferisce nei rapporti fra Italia e Santa Sede”.

In un’intervista su La Stampa, anche il Presidente dei vescovi europei, già presidente della Cei per dieci anni, Angelo Bagnasco, prende invece di petto Salvini, ricordandogli che nessuno “si appropri dei valori cristiani”, e la politica di governo sottolinenado che è necessario “mettere a punto una vera politica per le migrazioni, che oggi non esiste” perché “i contributi che l’Europa qua e là attribuisce – penso all’Italia e a qualche altro paese – come anche le quote assegnate a diversi Stati non rappresentano una vera politica migratoria, una politica frutto di un pensiero. C’è, invece, urgenza di una visione molto più ampia e a lungo raggio. Mentre vediamo solo qualche tattica ‘immediata’ per tamponare alcuni fastidi o paure”.



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